
Di Saverio Romano, il nuovo ministro per l’agricoltura, tutto è possibile pensare, ma non che sia il nostro ideale di uomo politico. Nei comportamenti e nei discorsi egli incarna ciò che anni addietro ci faceva dire che non volevamo morire democristiani, salvo poi scoprire che oggi ci potrebbe andare molto peggio.
Del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dopo una iniziale diffidenza dovuta al suo non esaltante passato di comunista troppo tiepido nel denunciare le mostruosità dei regimi dittatoriali rossi, a lui ben note, abbiamo rimarcato tantissime volte la correttezza e la saggezza della interpretazione del ruolo di prima carica dello Stato.
Eppure, la sua accettazione “con riserva” della nomina del nuovo ministro per l’agricoltura è una cosa che non sta né in cielo né in terra e costituisce un gravissimo precedente.
E’ interesse di tutti che i membri del governo siano nel pieno delle loro capacità e della loro credibilità. I ministri si accettano o si respingono, non si azzoppano prima ancora che siano operativi.
Come se non bastasse, quanto accaduto (tra note del Colle e dichiarazioni del neoministro) fa passare in secondo piano il vero senso politico del rimpasto di governo.
Che sta nel clamoroso naufragio del sistema maggioritario imposto a forza dai principali partiti di governo e di opposizione per garantirsi l’autoconservazione.
Il principale argomento contro il sistema elettorale proporzionale era che i governi e le maggioranze erano esposti ai ricatti dei piccoli partiti e che “la quinta potenza industriale del Paese (quinta a quei tempi) non poteva essere condizionata dai raffreddori di partiti del tre, quattro o cinque per cento”.
Tutto ciò era ed è vero. Ma i raffreddori che mettevano a repentaglio la salute dei governi erano quasi sempre quelli delle correnti interne al partito maggiore, la DC: e con il suo 40% dei voti nessun sbarramento e nessun sistema elettorale avrebbe potuto mandarla a casa. E quando i raffreddori li avevano i piccoli partiti, malattia e cura erano sotto gli occhi di tutti, in assoluta trasparenza. Gli elettori si preoccupavano, poi, di elargire premi e punizioni: spesso spietate queste ultime.
Oggi, proprio la vicenda del “responsabile” ministro Romano dimostra che la maggioranza è condizionata da “bande”. Altrimenti non è possibile definire le formazioni che nascono su incerte identità per effetto di transfughi da un fronte all’altro ai quali, per giunta, viene concesso anche il biglietto di andata e ritorno.
Può darsi, come dicono in molti, che il maggioritario sia ineluttabile e più aderente alla necessità di decisioni rapide in un mondo sempre più complesso.
Ma, come si vede, da solo non basta. E, soprattutto, è illusorio ritenere di controllare deputati e senatori tramite leggi elettorali che consentono di nominarli dall’alto invece che farli scegliere dai cittadini.
Ciò non fa che accrescere il livello di immoralità che caratterizza la nostra vita pubblica. E l’immoralità, come è noto, si accompagna alla irresponsabilità.
Nicola Cariglia

Condivido pienamente l’articolo.
Se oggi qualcuno chiedesse al prof. Mariotto Segni il perchè di questo naufragio, vi risponderebbe ancora una volta che è colpa dei piccoli partiti. La stessa favola che raccontavano nel 1993 agli sprovveduti italiani, sotto effetto Tangentopoli, che con un SI (82,70%) credettero di trasformare l’Italia (bacchetta magica) nella Gran Bretagna o negli Usa. Io non ho mai rimpianto di aver votato NO (17,30%) e aggiungerei non ho mai creduto alle belle favole raccontate da Segni e compagni.
Quello che i signori del maggioritario non raccontarono allora (e anche oggi) fu la verità, tenuta ben celata grazie ai compiacenti mezzi di informazione. La verità che l’Italia era stata in buona parte distrutta non dai piccoli movimenti politici (che avranno avuto le loro responsabilità) ma dai due maggiori partiti (Dc e Pci che messi insieme prendevano il 75% dei voti) ieri come oggi continua a far paura a qualcuno.
ANALISI PERFETTA, DA SOTTOSCRIVERE.
C’E’ SOLO DA CHIEDERSI PERCHE’ CIO’ CHE IN ALTRI PAESI FUNZIONA, NN SOLO IL MAGGIORITARIO, IN ITALIA NO. QUALSIASI COSA O RIFORMA SI TENTI DI FARE POI, INEVITABILMENTE FINISCE TUTTO A “SCHIFIO”.
Siamo davvero un paese “anormale”.
La verità è che non si ha mai il coraggio di fare delle VERE RIFORME, si riforma sempre e solo a metà, si cerca di accontentare tutti per scontentare tutti, manca ORGANICITA’ nell’intento riformatore, col risultato di aggiungere caos a caos. Abbiamo una Costituzione datata, in larga parte inapplicata e leggi ordinarie che di fatto vanno contro quanto scritto e previsto dai ns.costituenti. Dalla forma dello Stato, a quella di Governo. Aumentando il solco tra Costituzione Materiale e Costituzione Formale, Paese Reale e Paese Legale. Ma mi fermo quì, sarebbero disquisizioni da giuristi. Certo che se in Parlamento mandassimo persone più preparate, anzichè giovani alle prime armi, che non hanno mai partecipato manca ad una assemblea di condominio, ne guadagnerebbe l’Italia intera. Ma temo, siano, le mie,”prediche inutili”.