L’esempio del primo ministro spagnolo Luis Zapatero che ha indetto elezioni anticipate evitando, così, inutili e dannosi mesi di debolezza politica è stato più volte indicato, in questi giorni come strada che anche in Italia si dovrebbe seguire di fronte alle evidenti difficoltà della coalizione di governo.
Siamo assolutamente d’accordo. Abbiamo indicato la via maestra del ricorso alle elezioni anticipate da molto tempo: a dire poco dal momento in cui Gianfranco Fini si mise in proprio perché abbagliato dal calcolo sbagliato di poter determinare una diversa maggioranza con il suo decisivo (e politicamente ben remunerato) apporto.
All’epoca molti altri, che ora chiedono di andare subito a votare, erano di opinione contraria. Denunciavano i pericoli di un “vuoto di potere” di fronte ad una crisi economica e finanziaria già galoppante. In realtà coltivavano la speranza di conquistare il governo senza scomodare gli elettori. Così come, sul fronte opposto, si caldeggiava il ricorso alle urne per il timore di possibili ribaltoni.
Oggi, riflettendo sulla Spagna che va tranquillamente alle urne per affidare agli elettori il proprio futuro, possiamo trovare una risposta al perché in Italia questa soluzione sia tanto più difficile. Il motivo è di una semplicità sconcertante. Zapatero, come molti altri capi di governo, ha il potere di scegliere se andare alle urne anticipatamente. In Italia la decisione la prende il presidente della Repubblica: correttamente e coerentemente, alla luce della nostra Costituzione.
Il problema è questo: la Costituzione non corrisponde più al sistema come viene percepito dalla gente e come di fatto si è modificato attraverso l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale. Siamo rimasti a metà del guado. Se Berlusconi si dimettesse, Napolitano, prima di sciogliere le Camere avrebbe l’obbligo di accertare, se non addirittura di favorire, l’esistenza di una nuova maggioranza. La qual cosa finisce per risultare un blocco politico ed uno stimolo ai peggiori pasticci pur di tirare avanti.
Chi riflette su Zapatero e sulla Spagna, rifletta anche su queste nostre contraddizioni.
LA SPAGNA AL VOTO E L’ITALIA PERENNEMENTE IN CRISI NO!
Se Berlusconi si dimettesse, Napolitano, prima di sciogliere le Camere avrebbe l’obbligo di accertare, se non addirittura di favorire, l’esistenza di una nuova maggioranza. La qual cosa finisce per risultare un blocco politico ed uno stimolo ai peggiori pasticci pur di tirare avanti.

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