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La solita Finanziaria

Nessun volo di fantasia e poco coraggio nella Legge di Stabilità. Come sempre, un colpo al cerchio e uno alla botte. E, come sempre, il conto lo pagheranno le giovani generazioni. di Giancarlo Magni

di Giancarlo Magni | 18 Ottobre 2015

Nessun volo di fantasia e poco coraggio nella Legge di Stabilità. Come sempre, un colpo al cerchio e uno alla botte. E, come sempre, il conto lo pagheranno le giovani generazioni.

La legge di stabilità, almeno sulla carta, è una cartina di tornasole perfetta per comprendere la “natura” di un Governo. E’ infatti da questo tipo di documento che si dovrebbe capire se un Esecutivo porta avanti una politica di tipo liberale o socialista, populista o rigorista, di destra o di sinistra, tanto per restare alle categorie più usate. Non sempre però è così. Anzi in Italia quasi mai. Perché nel nostro Paese le scelte nette non vanno e non sono mai andate di moda. Si preferisce dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, rimandare a domani quello che si dovrebbe fare oggi, aspettare per vedere se nel frattempo la situazione migliora. Fino ad oggi è sempre stato così. I governi, di centrodestra o di centrosinistra, si sono caratterizzati come tali solo per delle scelte marginali o non economiche. La manovra del governo Renzi non fa eccezione. Più che alla situazione del Paese guarda al consenso. Ancora una volta un colpo al cerchio ed uno alla botte con un difetto di fondo: rimanda a data da destinarsi, anche in questo in perfetta linea con i Governi precedenti, il risanamento dei conti pubblici. Insomma una politica espansiva ottenuta aumentando il deficit e rinviando il pareggio di bilancio. Nella manovra poi alcune cose che piacciono alla destra, come l’eliminazione delle tasse sulla prima casa e l’aumento del limite ai contanti, ed altre che piacciono a sinistra, come la riduzione quasi simbolica della spesa pubblica e l’introduzione di un minimo di flessibilità in uscita dal lavoro, solo per i dipendenti privati.

Su tutte comunque una considerazione. Quella varata non è certamente una Finanziaria da “rottamatore”. La vecchia politica resta sempre in auge. Forse non si poteva davvero fare di più, per non strozzare nella culla la debole ripresa italiana. Ma un po’ più di coraggio, sul fronte del rigore dei conti pubblici, non avrebbe guastato. Se non altro per rispetto alle giovani generazioni. Un punto sul quale, con ragione, ha richiamato l’attenzione Mario Monti sul Corriere di domenica 18 u.s. “Non dimentichiamo che la disoccupazione giovanile di oggi è in gran parte il frutto delle politiche del debito degli anni ’70 e ’80. Sui giovani di oggi sono ricaduti gli oneri di allora. Vogliamo ripeterci?”

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, centrosinistra, consenso, conti, conti pubblici, finanziaria, giovani, governo, italia, lavoro, manovra, mario monti, monti, populista, renzi, spesa pubblica, tasse

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellni

    24 Ottobre 2015 alle 21:08

    il 68. per come venne cavalcato dalla sinistra “di classe”, spalancò le porte al debito pubblico e al terrorismo. Per non dire dell’irresponsabilita ancora inarrestabile

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