Di tutto ci sarebbe bisogno in questi giorni nei quali i giornali riportano episodi di malcostume e di ordinaria corruzione ed il Presidente della Repubblica si affanna a richiamare tutti (politici, magistrati, imprenditori, sindacati ) al senso di responsabilità con appelli accorati e sempre più frequenti. Di tutto ci sarebbe bisogno di fronte ad un quadro desolante: affarismo che dilaga, potere politico paralizzato e incapace persino di fare fronte ad adempimenti banali come il rinnovo dei membri laici del CSM o delle varie e troppe Authoriy.
Di tutto ci sarebbe bisogno, ma non delle antiche e stantie piccole furbizie della nostra politica levantina e miope: quella che bada a difendere i piccoli interessi di bottega e non sa guardare con coraggio ad una realtà drammatica per il Paese che richiederebbe soprattutto capacità di rimettersi in discussione. L’esempio peggiore lo ha dato, purtroppo, Massimo D’Alema, da molti ritenuto il più capace dei leaders del PD.
Commentando gli avvenimenti di questi giorni, l’ex presidente del consiglio ha detto che “emerge intorno al potere berlusconiano una rete di interessi, una rete affaristica che appare come un vero e proprio sistema di potere”. Secondo D’Alema «Berlusconi ha sottovalutato» la vicenda e «ho trovato incredibile la sua battuta sul fatto che certe cose accadono anche a preti e carabinieri. Questa vicenda fa venire alla luce la crisi di un sistema di potere, la crisi di un governo, la crisi di un leader che ha riportato il Paese agli standard di corruzione della vecchia Italia, della tanto vituperata prima Repubblica».
La piccola e miope astuzia sta nel tentativo di chiamarsi fuori da questo quadro desolante al quale D’Alema ed il PD hanno contribuito quanto Berlusconi ed il PDL. Il decadimento morale e gli episodi che stanno venendo alla luce sono il frutto della abdicazione della politica ai propri compiti. La caratteristica più evidente della cosiddetta “seconda repubblica”, alla nascita della quale anche D’Alema ed i suoi hanno contribuito, è stata, infatti, la delega di ogni decisione importante ad altri soggetti diversi da quelli politici: banche, finanza, Chiesa, sindacati. E’ stato questo il prezzo pagato per essere traghettati indenni dalla prima alla seconda repubblica. Durante questa lunga supplenza di soggetti estranei, la politica, tutta, ha badato ad auto-conservarsi, con comportamenti e norme elettorali che hanno tolto ogni potere di controllo ai cittadini e creato una classe politica di “yes-men” , devoti ai loro capi e, tramite loro, semplici esecutori di decisioni adottate in sedi improprie.
Nessuna meraviglia che il quadro sia quello attuale, descritto dalle cronache e dalle esternazioni addolorate del presidente della repubblica: la politica ha abdicato al suo ruolo di creare soluzioni o anche solo suggestioni per il progresso del popolo. E la mancanza di qualsiasi ruolo, sommata alla prassi della cooptazione, ha allontanato dalla politica gli idealisti attirando gli affaristi di ogni risma.
Per uscirne, servono soggetti politici ed uomini nuovi: anche perché, al di là di ogni considerazione sulle responsabilità, tanto il PDL quanto il PD non sembrano più in grado di parlare credibilmente al Paese. E le piccole furbizie di D’Alema si rivelano per quello che sono: un goffo tentativo di rinviare la palla nel campo avversario, eludendo le proprie responsabilità. Ma ciò che avvenne con successo all’epoca di Tangentopoli, difficilmente si ripeterà solo perché un autorevole leader, interpretando la parte dello smemorato di Collegno, racconta che lui non c’era.
P.

D’Alema, il baffo che lo fa apparire arguto è rimasto quello della I° Repubblica, quella per lunghi tratti molto seria, che ha portato pace e benessere a tutti gli Italiani.
Non insisterei a definire l’attuale come seconda repubblica, perchè sembra quasi una promozione rispetto alla prima, la chiamerei repubblica dimezzata, repubblica zerovirgolacinque.
Lui, il baffetto irridente, è stato uno dei fautiori principali di questo arretramento: meno benessere, meno valori, meno sicurezza, stature politiche nane e zero ideali, cuori e menti tutto PIL e tasche piene.
Le sue strategie, che greggi di lacchè definivano “intelligenti”,sono state in realtà il baratro della sinistra Italiana.
La mancanza di coraggio è stato il suo errore piu’ grave: il non mettere in chiaro gli errori della prima repubblica e farne tesoro per migliorare. Si è preferito trovare qualche capro espiatorio, occupare il potere e nascondere la testa sotto la sabbia nella piu’ ineffabile tradizione cattocomunista. Il risultato è il casino che leggiamo tutti i giorni sui quotidiani.
Fiorenzo Da Ros
Caro Nicola, sintonia perfetta.