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La Siria, oltre le bugie interessate

La fobia nei confronti della Russia non ha alcun fondamento di razionalità politica. Si tratta di un governo autocratico, obietterete. E allora? Anche la Cina e tutti i Paesi islamici, sono regimi autoritari.

di Livio Ghersi | 16 Aprile 2018

In questi ultimi anni ho seguìto passo passo e con grande trepidazione le notizie sulla Siria. Che non è un Paese come tutti gli altri; così come non è un Paese come tutti gli altri il confinante Iraq.

Leggo dal saggio del filosofo Karl Jaspers “Origine e senso della Storia” (del 1949): «Dall’oscuro mondo di una preistoria durata centinaia di migliaia di anni, e dalle decine di migliaia di anni di vita di esseri umani simili a noi, emersero le antiche alte civiltà qualche millennio prima di Cristo, in Mesopotamia, in Egitto, nella valle dell’Indo e lungo il Hoang-ho». Lo Hoang-ho è quello che noi chiamiamo “Fiume giallo”, in Cina.

La Mesopotamia è la terra fra i due fiumi, l’Eufrate e il Tigri, i quali scorrono in direzione del Golfo Persico. Questo è una porzione di mare stretto e lungo, fra la penisola arabica ad Ovest e l’Iran a Est.

Lì, in quello spazio geografico, l’umanità ha fatto alcune delle sue prime importanti conquiste: a partire dalla scrittura, adottata, per quel che ne sappiamo, dai Sumeri in un tempo anteriore al tremila avanti Cristo. Ossia, circa cinquemilatrecento anni fa.

Se il concetto di “sacro” ha un senso, devono considerarsi sacri quei luoghi dove per migliaia e migliaia di anni esseri umani hanno raggiunto elevati livelli di civiltà e quindi hanno insegnato gli uni agli altri, hanno sviluppato la conoscenza (matematica, geometria, astronomia, tecniche di navigazione), hanno espresso il “bello” nelle arti figurative e nell’architettura, hanno sviluppato il sentimento religioso e pregato le Divinità in cui credevano.

La popolazione siriana è oggi, nella sua stragrande maggioranza, di fede islamica, ma la storia della Siria parte molto prima di quella dell’Islam. In più punti della Bibbia si parla di Damasco. Ad esempio, il profeta Geremia, nei suoi oracoli contro i popoli pagani, a proposito di Damasco ricorda come fosse considerata «la città della gloria, la città della gioia» (Gr, 49, 25). La Siria è stata teatro di vicende importanti nella storia dell’Europa meridionale, mediterranea, e nella storia del Cristianesimo: ricordate san Paolo “folgorato” mentre era sulla via di Damasco? Il regime degli Assad (di Hafiz al-Assad, al potere dal 1971 al 2000, poi del figlio Bashar al-Assad) è stato effettivamente rispettoso delle significative minoranze cristiane presenti in quel Paese. É stato subito chiaro quanto, in quel contesto, fosse preziosa una reale tolleranza religiosa quando si è manifestato l’ISIS, sedicente Stato islamico dell’Iraq e della Siria. Gli estremisti islamici dell’ISIS hanno cominciato a perseguitare sistematicamente tutte le minoranze religiose, cristiani in testa. In ciò contravvenendo a dei precisi precetti religiosi islamici, perché il Corano, il loro libro sacro, riconosce e rispetta “la gente del libro” (Ebrei e Cristiani). «Ma non tutti sono uguali: tra la gente del libro c’è una comunità di uomini retti, che recitano i versetti di Dio durante la notte e si prosternano, credono in Dio e nell’ultimo giorno, ordinano la giustizia e impediscono l’ingiustizia, e fanno a gara nelle buone azioni. Essi appartengono al numero dei puri, e il bene che fanno non sarà loro negato, Dio sa bene chi ha timore di Lui» (Sura 3, 113-115).«Nel nome di Dio, il Clemente, il Compassionevole. Dì: “Miscredenti! Io non adoro quel che voi adorate e voi non adorate quel che adoro, e io non adorerò quel che adorate e voi non adorerete quel che adoro. A voi la religione vostra, a me la mia”» (Sura 109).

In questi giorni, in queste ore, ritornano le accuse contro il dittatore Bashar al-Assad e contro le sue forze armate per il presunto utilizzo di armi chimiche contro gli oppositori e, quindi, anche contro la popolazione civile. Le prime accuse di questo tipo risalgono all’agosto del 2013. Il governo siriano ha sempre negato.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha ordinato di preparare una “punizione” esemplare contro il regime siriano. A quanto si dice, dovrebbe trattarsi di qualcosa di molto più doloroso e di molto più radicale rispetto ai missili americani lanciati nell’aprile del 2017 contro un aeroporto militare siriano.

Dal punto di vista della legalità internazionale, gli Stati Uniti non hanno alcun titolo per “punire” chicchessia. L’unico Organo a ciò deputato, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non ha adottato alcuna risoluzione, perché la Russia ha posto il veto. Stupisce che a soffiare sul fuoco sia uno Stato quale la Francia, governata dal giovanotto ambizioso Emmanuel Macron. Stia attento, perché certi azzardi e certe avventure si possono pagare molto duramente.

Cosa c’entra la Francia con la Siria? Ce lo dice la storia. Al termine della prima guerra mondiale, Francia e Regno Unito si spartirono i territori del Medio Oriente prima soggetti alla dominazione dell’Impero Ottomano. Dall’intesa fra due diplomatici, l’inglese Mark Sykes ed il francese François Georges Picot, derivò l’invenzione di quattro stati nazionali, senza stare troppo a sottilizzare con i confini, spesso tracciati segnando linee con un righello nella carta geografica. Si stabilì che Siria e Libano ricadessero nella sfera d’influenza francese, mentre l’Iraq e la Transgiordania (comprendente non soltanto la Giordania, ma anche la Palestina e l’attuale Israele) furono ricondotti alla sfera d’influenza del Regno Unito. Il lettore obietterà che stiamo parlando del 1919. Il colonialismo non è, non dovrebbe essere, finito da un pezzo? Malpensanti, è chiaro che Macron difende le ragioni della “coscienza universale”, la quale non può tollerare l’uso di armi chimiche.

Cerchiamo di far funzionare il cervello, che il buon Dio – per chi ci crede – ci ha dato. Ammesso e non concesso che il governo siriano abbia commesso la grave colpa di utilizzare armi chimiche, con conseguente strage indiscriminata di popolazione civile, in che cosa si tradurrà la sanzione? Bestie, di cui non riportiamo il nome, arrivano ad ipotizzare che, al minimo cenno di reazione, non tanto di Bashar al-Assad, che è debole, ma dei suoi alleati Russia e Iran, la Siria “sarà cancellata” dalla carta geografica. Il che lascia intravedere, almeno come minaccia, il possibile impiego di armi atomiche.

La logica che si vorrebbe adottare, dunque, è la seguente: per punire chi ha ucciso un centinaio di siriani innocenti, tra i quali bambini, bisogna essere pronti ad uccidere alcuni milioni di siriani, innocenti o colpevoli non importa, e tra loro, certamente, alcuna centinaia di migliaia di bambini. Non vi sembra che questo modo di ragionare sia quanto meno incoerente, per non definirlo in altro modo?

Di fronte ad una tragedia di questa portata, in Italia c’è chi pensa di poter utilizzare la politica estera come chiave per la politica interna. Nel quotidiano “La Stampa” dell’11 aprile 2018 viene riportata, con grande risalto, questa dichiarazione del Sottosegretario agli Esteri, tal Vincenzo Amendola: «Il Governo italiano è a fianco dei tradizionali alleati del nostro Paese: Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Se Salvini la pensa diversamente lo dica con chiarezza». La “scandalosa” dichiarazione di Matteo Salvini, riportata dalla medesima fonte di stampa, è la seguente:«Chiedo al presidente Gentiloni una presa di posizione netta dell’Italia contro ogni ulteriore e disastroso intervento militare in Siria».

Non ho alcuna simpatia politica per Salvini e per la sua Lega, ma condivido perfettamente il senso della sua dichiarazione e sono pronto a sottoscriverla. Gli Stati Uniti sono un grande Paese, ma bisogna pur comprendere che Trump non è Abraham Lincoln, né Franklin Delano Roosevelt. É mortificante ed inaccettabile avere come linea di politica estera la scelta di stare sempre e comunque al fianco di Trump. Il quale minaccia di colpire la Siria anche per distrarre l’opinione pubblica statunitense da alcune inchieste che direttamente lo riguardano. Ci deve pur essere un limite all’essere servi stupidi degli americani, all’appiattirsi sulla fedeltà atlantica. Dopo il 1989, più di un osservatore si è chiesto a che cosa serva ancora la Nato. Parlo di commentatori certamente non sospetti di estremismo politico e che padroneggiano davvero la materia della politica estera, quali Sergio Romano.

La fobia nei confronti della Russia non ha alcun fondamento di razionalità politica. Si tratta di un governo autocratico, obietterete. E allora? Anche la Cina attuale è un regime autoritario, secondo i nostri parametri. Tutti i Paesi islamici, dalla Turchia all’Arabia Saudita, dall’Egitto all’Iran, sono regimi autoritari. E allora? Dovremmo smettere di commerciare e rinchiuderci nella nostra presunta “purezza”? E poi il simbolo di questa “purezza”, l’occidentale puro, chi sarebbe, forse Donald Trump? Purtroppo, non c’è niente da ridere.

Livio Ghersi

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, architettura, cina, dittatore, europa, figlio, forze armate, francia, golfo persico, governo, governo italiano, guerra mondiale, iran, iraq, italia, la stampa, lega, mare, mondo, nato, opinione pubblica, prima guerra, punto di vista, regime, religione

Info Livio Ghersi

Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, è stato funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di Consigliere parlamentare. Oggi, pensionato, si dedica a studi di storia, filosofia, teoria politica.

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