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La sintesi del rapporto su Russiagate: Barr scagiona Trump

Barr ha consegnato la sua lettera sul rapporto di Mueller ai vertici del Congresso. Ma la sua sintesi è stata criticata aspramente da alcuni giornalisti e legali ma specialmente da Neal Katyal.

di Domenico Maceri | 1 Aprile 2019

“ESONERATO (maiuscole di Trump) completamente”.  Ecco il tweet di Donald Trump subito dopo avere letto la sintesi di quattro pagine  del rapporto di Robert Mueller scritte da William Barr, il ministro della Giustizia. Come spesso fa, Trump prende una briciola di verità e ne crea un castello. La sintesi fatta da Barr cita specificamente  una frase di Mueller che di fatti non lo “esonera completamente” di ostruzione alla giustizia.

Ma al di là di questa esagerazione la sintesi di Barr rappresenta una vittoria per l’attuale inquilino della Casa Bianca poiché si aspettava molto di peggio. Lo ha confermato anche Rudy Giuliani, uno dei legali di Trump. Il resoconto di Barr è però problematico sotto due punti di vista. Il primo perché ha creato una narrativa che Trump sia stato scagionato, accettata in grande misura dai media americani. Il secondo perché la sintesi di Barr non è altro che una “traduzione” fatta da un ministro della Giustizia che è ovviamente di parte.

Bisogna ricordare che Barr ha ottenuto il posto di ministro dopo che Trump aveva licenziato Jeff Sessions al quale il 45esimo presidente aveva rimproverato in raffiche di tweet di essersi ricusato dall’inchiesta sul Russiagate. Sessions non aveva mostrato “fedeltà” al suo capo proteggendolo da questioni legali. Questa l’interpretazione di Trump della giustizia. Lui assume dipendenti i quali gli devono fedeltà. In caso contrario vengono licenziati come faceva da imprenditore, senza capire che  nel governo persino il presidente non ha poteri infiniti.

Una volta licenziato Sessions, Trump lo ha rimpiazzato temporaneamente con Matt Whitaker. Si ricorda, come abbiamo scritto in queste pagine in precedenza, che Whitaker aveva ottenuto il suo incarico al ministero della Giustizia con un tipo di “provino” che consiste di non poche presenze televisive in cui attaccava l’indagine di Mueller. L’attuale ministro della Giustizia ha seguito la stessa strada di Whitaker, avendo dichiarato completamente giustificato il licenziamento di James Comey, direttore della Fbi, nel mese di maggio del 2017, agli inizi delle inchieste del Russiagate. Inoltre, senza nessuna richiesta, Barr aveva inviato un memorandum di 19 pagine alla Casa Bianca, spiegando i suoi dubbi sulle indagini di Mueller. In particolar modo, Barr aveva ricalcato le sue ragioni per cui Mueller non aveva il diritto legale di intervistare il presidente in carica sulla questione di ostruzione alla giustizia. Una tale azione è caratterizzata nel memorandum come “gravemente irresponsabile” e “concepita erroneamente” .

Bisogna anche ritornare indietro alla biografia di Barr per capire la sua filosofia giudiziaria e politica. Barr era già stato ministro della Giustizia  fra il 1991-93 nell’amministrazione di George  Bush padre. Pochi mesi prima di essere costretto a lasciare la Casa Bianca, dopo essere stato sconfitto da Bill Clinton, Bush graziò parecchi individui incriminati nello scandalo Iran Contra. Barr è stato promotore di queste grazie specialmente nel caso di Caspar Weinberger, ministro della Difesa nell’amministrazione di Ronald Reagan, accusato di testimonianze false e ostruzione alla giustizia nelle vendite illegali di armi all’Iran. Prima del processo, Weinberger fu graziato.

Barr ha consegnato la sua lettera sul rapporto di Mueller ai vertici del Congresso. Ma la sua sintesi è stata criticata aspramente da alcuni giornalisti e legali ma specialmente da Neal  Katyal. Katyal aveva lavorato come funzionario nel ministero di Giustizia di Barack Obama ma è anche l’individuo che ha scritto le regole usate da Mueller nelle sue indagini. Quindi ne sa qualcosa. Katyal, in un articolo nel New York Times, rimprovera a Barr la frettolosa sintesi conclusa in meno di 48 ore ma mette in dubbio anche il fatto che Mueller  doveva provare “l’intenzione di corruzione”. Katyal si domanda come sia possibile identificare la corruzione senza avere intervistato personalmente il presidente? Katyal su questo punto addita Barr ma anche Mueller il quale si è limitato ad accettare risposte scritte dal presidente, ovviamente redatte in consultazione dei suoi legali.

La lettera di Barr ha apportato un forte sollievo a Trump il quale però ha già sfruttato la narrativa mediatica creata dal ministro della Giustizia per attaccare i suoi avversari. Presentandosi come vittima di un grande complotto, Trump ha già dichiarato che adesso bisogna investigare i suoi avversari. I suoi alleati al Senato hanno già suggerito che bisogna aprire un fascicolo sulle e-mail di Hillary Clinton, l’ex first lady e candidata democratica alle elezioni presidenziali del 2016.

La mancanza della pistola fumante per incriminare Trump avrà deluso le aspettative dei democratici i quali però non hanno accettato, con ragione, la sintesi fornita da Barr. L’ottanta percento degli americani, secondo un recente sondaggio, vuole che il rapporto sia reso pubblico. Sei presidenti di commissioni alla Camera vogliono che tutto il rapporto di Mueller venga reso pubblico entro il 2 aprile. Alcuni dei leader delle commissioni alla Camera hanno anche dichiarato che intendono esigere le testimonianze di Barr e Mueller per capire il contenuto completo delle indagini. La traduzione di Barr del rapporto di Mueller dovrà fare i conti con le parole precise e spiegazioni  del procuratore speciale.

Trump da parte sua, anche se si considera scagionato, ha ancora grattacapi legali. Mueller ha consegnato i frutti delle sue ricerche al ministero della Giustizia ma allo stesso tempo aveva indirizzato ad altri investigatori indagini che possono coinvolgere l’attuale inquilino della casa Bianca. Nel frattempo però Trump potrà essere contento della prestazione fedele di Barr.

Domenico Maceri

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, barack obama, bush, casa bianca, consultazione, conti, dichiarato, elezioni, first lady, governo, hillary clinton, iran, ministro della difesa, new york times, obama, processo, punti di vista

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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