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La Sicilia perde i fondi perché non sa usarli: incompetenza politica e danno nazionale

In Italia si parla spesso di mancanza di risorse, di fondi insufficienti, di investimenti che non arrivano, ma il caso della Sicilia dimostra esattamente il contrario: i soldi ci sono, arrivano, vengono assegnati in quantità enormi, e tuttavia non diventano opere, non diventano sviluppo, non diventano futuro. Il PNRR è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete da decenni: 12,7 miliardi attivati e appena il 12,6% dei progetti conclusi, un fallimento amministrativo che non può più essere derubricato a “ritardo fisiologico”.

di Angioletta Massimino | 7 Maggio 2026

In Italia si parla spesso di mancanza di risorse, di fondi insufficienti, di investimenti che non arrivano, ma il caso della Sicilia dimostra esattamente il contrario: i soldi ci sono, arrivano, vengono assegnati in quantità enormi, e tuttavia non diventano opere, non diventano sviluppo, non diventano futuro. 

Il PNRR è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete da decenni: 12,7 miliardi attivati e appena il 12,6% dei progetti conclusi, un fallimento amministrativo che non può più essere derubricato a “ritardo fisiologico”. 

Qui non manca il denaro, manca la capacità di spenderlo, di progettare, di presentare dossier tecnicamente solidi, di rispettare le procedure minime richieste dall’Europa. 

E quando una Regione non sa spendere ciò che riceve, non solo perde i fondi, ma perde anche credibilità, perde peso politico, perde la possibilità di ottenere risorse future, perché nessuno continua a finanziare chi dimostra di non essere in grado di gestire ciò che ha. 

È un meccanismo semplice e implacabile: chi non spende viene penalizzato, e chi viene penalizzato resta indietro, aggravando il divario con il resto del Paese. 

La Sicilia oggi è l’emblema di un problema nazionale che nessuno ha il coraggio di affrontare: un sistema politico-amministrativo che non sa progettare, non sa programmare, non sa trasformare un finanziamento in un’opera reale, e che continua a produrre sprechi, ritardi e occasioni mancate.

Il risultato è un paradosso tutto italiano: le risorse ci sono, ma non diventano crescita; i fondi arrivano, ma non vengono utilizzati; le opportunità esistono, ma si dissolvono nella burocrazia e nell’incompetenza. 

E mentre l’Europa chiede accelerazione, qualità, riforme, noi continuiamo a perdere tempo e credibilità, consegnando ai cittadini non sviluppo ma l’ennesima dimostrazione che il problema non è la scarsità di fondi, ma la scarsità di capacità politica.

Angioletta Massimino

Pubblicato in : Editoriale

Info Angioletta Massimino

Siciliana, socialista e imprenditrice, scrive per passione, fa giornalismo come ricerca della verità e porta avanti l’editoria come attività imprenditoriale.
La sua formazione comprende studi classici, musicali, giuridici, sociologici e giornalistici.
Dal 1987 ha guidato la ‘Massimino Editrice’ e la Tipolitografia ‘Sicilmediterranea’, collaborando con Giuffrè, Giappichelli e Istituzioni accademiche.
La Sicilia è il centro del suo impegno: una terra ricca e capace, spesso relegata in un ghetto culturale e politico. Il suo lavoro nasce dall’esigenza di restituirle spazio e dignità.
Socialista per convinzione, ha fatto parte della Commissione Nazionale di Garanzia e del Consiglio Nazionale del PSI, contribuendo alla redazione di un’interrogazione parlamentare sul MUOS e alla stesura di un disegno di legge sullo stalking giudiziario.
Ha collaborato con diverse testate, tra cui Avanti! Online, I Nuovi Vespri, Il Faro sul Mondo, Il SudEst, PoliticaPrima, AKIS REGALE e La Giustizia.
Vive e lavora in Sicilia.

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