
In Italia si parla spesso di mancanza di risorse, di fondi insufficienti, di investimenti che non arrivano, ma il caso della Sicilia dimostra esattamente il contrario: i soldi ci sono, arrivano, vengono assegnati in quantità enormi, e tuttavia non diventano opere, non diventano sviluppo, non diventano futuro.
Il PNRR è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete da decenni: 12,7 miliardi attivati e appena il 12,6% dei progetti conclusi, un fallimento amministrativo che non può più essere derubricato a “ritardo fisiologico”.
Qui non manca il denaro, manca la capacità di spenderlo, di progettare, di presentare dossier tecnicamente solidi, di rispettare le procedure minime richieste dall’Europa.
E quando una Regione non sa spendere ciò che riceve, non solo perde i fondi, ma perde anche credibilità, perde peso politico, perde la possibilità di ottenere risorse future, perché nessuno continua a finanziare chi dimostra di non essere in grado di gestire ciò che ha.
È un meccanismo semplice e implacabile: chi non spende viene penalizzato, e chi viene penalizzato resta indietro, aggravando il divario con il resto del Paese.
La Sicilia oggi è l’emblema di un problema nazionale che nessuno ha il coraggio di affrontare: un sistema politico-amministrativo che non sa progettare, non sa programmare, non sa trasformare un finanziamento in un’opera reale, e che continua a produrre sprechi, ritardi e occasioni mancate.
Il risultato è un paradosso tutto italiano: le risorse ci sono, ma non diventano crescita; i fondi arrivano, ma non vengono utilizzati; le opportunità esistono, ma si dissolvono nella burocrazia e nell’incompetenza.
E mentre l’Europa chiede accelerazione, qualità, riforme, noi continuiamo a perdere tempo e credibilità, consegnando ai cittadini non sviluppo ma l’ennesima dimostrazione che il problema non è la scarsità di fondi, ma la scarsità di capacità politica.
Angioletta Massimino

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