“100 giorni per convincere”. Lo ha detto Ségolène Royal la settimana scorsa, intendendo un periodo di tempo utile per “batterci insieme per convincere i francesi, per permettermi di incarnare questo cambiamento profondo, d’incarnare la nuova Francia e dirle che può avere nuovamente fiducia in se stessa, che si merita di meglio di quello che ha” (Le Nouvel Observateur).
I 100 giorni che mancano al primo turno delle presidenziali sono e saranno difficilissimi per M.me Royal e per Nicolas Sarkozy, da domenica 14 gennaio candidato ufficiale della “droite” con il 98% cento dei suffragi. Nonostante la mancanza di un messaggio di sostegno da parte di Jacques Chirac, quella di Porte Versailles è stata una “messa domenicale d’investitura”, dove le grandi figure della destra, come l’ex Primo Ministro Alain Juppé, Eduard Balladur, Dominique de Villepin, sono state a fianco di Sarkozy. (Libération).
Durante il suo primo discorso da candidato ufficiale, Nicolas Sarkozy ha dato alla sua campagna un’immagine più misurata ed un tono più sociale: “Ho cambiato – ha detto – perché si cambia per forza quando ci si confronta con l’angoscia dell’operaio che teme la chiusura della sua fabbrica”. Dalle sue parole traspare l’immagine di un uomo profondamente preso dalla giustizia, che si rifà, tra gli altri, a Zola, Hugo e Camus, e che difende i temi più tradizionali della destra: l’immigrazione, l’ordine, il lavoro, la meritocrazia (Le Monde).
L’effetto “Sarko” ha provocato l’inizio di una lotta senza esclusione di colpi fra i due candidati. I sondaggi, che fino alla scorsa settimana davano Ségolène Royal in vantaggio di alcuni punti percentuali su Nicolas Sarkozy, adesso indicano il candidato di destra in vantaggio. Secondo un sondaggio realizzato da Paris-Match il giorno dopo il congresso dell’UMP, il 35% dei francesi ritengono di votare al primo turno per il Sarkozy, il 32% per la candidata socialista, il 12% per Bayrou, e l’8% per Le Pen. Non cambiano le cose per un eventuale ballottaggio al secondo turno: “Sarko” otterrebbe il 52% dei voti contro il 48 % a favore di Ségolène Royal (Le Nouvel Observateur).
“Ségo” paga il suo silenzio sulle questioni sociali, si mostra troppo “discreta” nei confronti delle categorie più modeste. Sconta la mancanza di un programma politico che ancora tarda ad arrivare. E non bastano le giustificazioni del suo coordinatore, Julien Dray, che sostiene che attualmente la campagna di M.me Royal si trova nel “tempo del dialogo”, mentre il tempo propositivo non arriverà prima della fine del mese di febbraio o inizio marzo (Le Nouvel Observateur). Per i francesi, questo tempo di attesa è “eccessivamente lungo” e permette a Sarkozy di imporre il suo ritmo di gioco, mentre è Ségolène Royal a doversi difendere. (Liberation).
Così, agli attacchi della “droite” che l’hanno accusata di frode fiscale, “Ségo” ha risposto non soltanto che non accetta di essere accusata, indicando come disonesta la campagna dell’UMP, ma anche dichiarando di pagare la tassa sul patrimonio (ISF – Impôt de Solidarité sur la Fortune ndt) e rendendo noto il valore del suo patrimonio, congiunto a quello dei suo compagno François Hollande, e da quali proprietà è costituito (Le Figaro). Non solo, ha anche chiesto agli altri candidati, e in particolare a Sarkozy, di fare lo stesso.
Dal 1988, i candidati all’Eliseo sono obbligati a dichiarare il loro Patrimonio (Le Figaro, Libération). Nonostante gli obblighi di legge, le reazioni sono state immediate: Sarkozy ha affermato, tramite il suo portavoce, che egli paga regolarmente l’ISF e che pubblicherà “nei prossimi giorni” dettagliatamente il suo patrimonio. Tra gli altri candidati, per esempio, Jean Marie Le Pen, non si è dichiarato “ostile a priori” alla pubblicazione del suo patrimonio, purché anche gli altri candidati lo facciano (Le Monde).
La questione fiscale, unita al rapporto sentimentale e professionale tra Ségolène Royal e François Hollande imbarazza e disorienta il Partito Socialista.
La questione relativa al pagamento dell’ISF, nonostante che M.me Royal abbia comunque giocato bene le sue carte, crea dei dubbi all’interno del partito socialista sul modo in cui venga condotta la campagna elettorale, alla luce anche dei sondaggi di questa settimana (Le Figaro).
Riguardo alla coppia Royal – Hollande, entrambi hanno finora fatto la loro carriera personale, indipendentemente l’uno dall’altro, ed è probabile che sarà così anche in futuro. Ma il disaccordo su alcune questioni, come per esempio l’aumento delle imposte sui grandi redditi desiderata da Hollande e criticata da Ségolène Royal, dà luogo a contrasti forti all’interno del partito ed in particolare tra i due entourage (Le Figaro).
Anche in questo caso, “Sègo” difende il suo rapporto privato e professionale. Come riportato da tutti i quotidiani, Giovedì 18 gennaio la Royal ha sospeso dalle sue funzioni il suo portavoce, Arnaud Montebourg, che la sera prima, in un intervista a Canal + , aveva ironicamente dichiarato che il solo difetto della candidata socialista è il suo compagno, François Hollande, numero uno del Partito Socialista. “Quando viene il momento, ristabilisco il giusto ordine – ha commentato la Royal per giustificare il provvedimento preso – Ho tirato fuori il cartellino giallo…non è sempre facile per una donna esercitare la sua autorità”.
L’intervento sbagliato di Montebourg è stato naturalmente colto al volo dalla destra. Sarkozy ha commentato dicendo che “francamente, quando ho sentito quanto accaduto, mi sono detto: fortunatamente era il portavoce della candidata, perché un portavoce simile….”. La guerra tra “Sègo” e “Sarko” è appena iniziata…..
A cura di Elisabetta Failla

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