
La settimana che doveva portare delle novità sui mercati, in realtà non ha aggiunto nulla a quanto già non sapessimo, anche se la notizia è venuta dalla Bce, che ha aumentato a sorpresa i tassi di interesse, portandoli al livello più alto da quando esiste la moneta unica, ovvero al 4.5%. L’altra novità è che il Governatore delle autorità monetarie del vecchio continente, Christine Lagarde, ha affermato che i tassi rimarranno alti ancora per un certo periodo di tempo, ovvero fino a quando l’inflazione non sarà tornata nel suo alveo, ovvero intorno al 2%. Chi pensava che ciò potesse spingere l’Euro al rialzo, è rimasto profondamente deluso in ragione del fatto che sull’Europa si addensano nubi preoccupanti, in termini di rallentamento economico e l’interpretazione che a noi è parsa più logica, è quella relativa alle preoccupazioni degli investitori verso una possibile futura recessione, anche se la Bce per il momento non vede alcuna crisi degli aggregati macro. Non vale lo stesso pensiero per il biglietto verde, le cui aspettative sui tassi coincidono con quelle dell’Europa, ovvero ci si aspetta un prossimo rialzo questa settimana, per la precisione mercoledì prossimo, quando la Fed sarà chiamata a decidere sul costo del denaro. Verso il dollaro vi è una maggiore fiducia rispetto alla moneta unica, legata al fatto che gli aggregati che ancora emergono dagli Usa, appaiono solidi e resilienti, insieme ad una inflazione, le cui aspettative vedono un calo nel prossimo futuro, insieme ad una contestuale ripartenza economica. E’ così che il dollaro, di conseguenza guadagna terreno, e non perché si tratti di una valuta rifugio, ma in ragione di una maggiore appetibilità come moneta da investimento.
AZIONARIO.
La settimana ha visto un calo dell’azionario Usa venerdì scorso, giorno peraltro delle tre streghe, con la concomitanza di chiusure di settembre per i futures su indici, opzioni su indici e opzioni su azioni, e la chiusura di tali contratti derivati. Wall Street ha chiuso in rosso, con il Dow Jones che ha perso quasi 300 punti mentre S&P e Nasdaq hanno ceduto rispettivamente l’1.2% e l’1.6%. Su base settimanale i tre indici hanno chiuso in rosso, ance se con percentuali inferiori al -1%. Questa notte gli indici asiatici hanno seguito in parte le borse americane, con perdite abbastanza significative, inm ragione dei timori degli investitori su una nuova possibile stretta monetaria da parte non solo della Fed, ma anche di altre banche centrali, tra cui la Boe e la Boj. L’indice Vix, dopo aver raggiunto il minimo dal 2020 a questa parte, a 13.09, ha rimbalzato quasi fino a 14. Il petrolio rimane stabilmente sopra i 900 dollari al barile per il Wti e 94 il Brent, e rimane per ora da acquistare sui ribassi. Per quanto riguarda l’oro, la fase appare distributiva con supporti posizionati a 1.840.
VALUTE.
EurUsd ha chiuso in ribasso per la nona settimana consecutiva,scendendo fino a 1.0632 a ridosso dei supporti chiave visti a fine maggio. L’eventuale breakout ribassista potrebbe spingere i prezzi anche a 1.0480 e 1.0520, rispettivamente minimi del 2 gennaio e del 13 marzo 2023. Al rialzo solo sopra 1.0850 con conferma del superamento di 1.0950, potrebbe invertire il trend attuale. Anche la sterlina, specie contro dollaro, scende e raggiunge i minimi dal 5 giugno scorso, con supporti che intervengono a 1.2310, minimi del maggio scorso. Sale anche EurGbp con possibili target a 0.8630 e 0.8670. UsdJpy non accenna a mollare anche se siamo di fronte al rischio possibile di intervento della Boj che potrebbe intervenire e acquistare Jpy a mercati aperti. Le oceaniche tengono bene per ora i supporti, segno che in Cina il taglio della riserva obbligatoria e possibili interventi di ulteriore espansione monetaria, potrebbero rimettere le ali ad Aud e Nzd, nel medio termine.
BANCHE CENTRALI.
I primi giorni della settimana, saranno il preludio alla decisione della Fed, ma non dimentichiamo i dati S&P global Pmi, nonché i dati sul mercato immobiliare. Oltre a questo ricordiamo che molte banche centrali decideranno sui tassi, come la Boe, Boj, Cina, Turchia, Norvegia, Svezia, Svizzera, Brasile e Sud Africa. Infine da osservare i dati sull’inflazione del Regno Unito, Canada e Giappone, e i Pmi per Eurzona, Uk, Giappone e Australia. Tanta carne al fuoco e possibilità di osservare un aumento deciso della volatilità sui mercati in generale. La nostra sensazione è che il dollaro prosegua nei suoi tentativi di salita anche se a breve troverà delle resistenze difficili da valicare. Ma da qui a vendere strutturalmente dollari, forse, di acqua sotto i ponti, ne deve passare ancora.
Saverio Berlinzani

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