Dom. 1) L’Avvocatura ha indetto una serie di astensioni dalle udienze civili e penali proprio in questi giorni. Perchè?
R. Gli avvocati premono da anni per una riforma democratica e liberale dell’ordinamento giudiziario – che è una delle leggi più importanti dello stato – fondata sulla terzietà del giudice.
Lo sviluppo della vicenda legislativa vede di fatto emarginate le componenti del mondo della giustizia, ma anche le espressioni culturali e politiche della società a vantaggio delle pretese della associazione nazionale magistrati.
Dom. 2) Che significa in sostanza?
R. Significa che non può essere condivisa una modifica dell’ordinamento giudiziario acriticamente appiattita sulle posizioni della magistratura associata in grado di dettare le regole della politica giudiziaria del Paese, di influenzare gli apparati amministrativi, di esercitare di fatto una funzione impropria e condizionante nello stesso processo penale.
Dom. 3) Quale la questione di fondo?
R. L’unicità delle carriere soprattutto.
Un aspetto della cultura marcatamente autoritativa che caratterizza l’intero progetto riformatore. Semplificando (forse un po’ troppo): non è pensabile che il pubblico ministero – che è parte nel processo penale nello stesso identico modo in cui lo è il difensore dell’imputato – sia un collega del giudice che emette la sentenza, con uffici spesso anche materialmente attigui tra di loro.
Non è accettabile che un magistrato possa passare da una funzione all’altra – inquirente, giudicante e viceversa – entrambe delicatissime e tali però da implicare specifiche professionalità ed esperienze, senza limitazione alcuna.
Sono in gioco valori costituzionali, in particolare il principio fondamentale della terzietà e della imparzialità del giudice nei confronti di tutti i soggetti protagonisti del e nel processo: principio quest’ultimo che continua a non essere garantito in concreto, con conseguenze gravi dunque per la credibilità stessa dell’intero sistema giudiziario.
Dom. 4) Il ruolo del governo nel quadro che ha delineato?
R. Inadeguato. Il ministro della giustizia appare fortemente condizionato dalle pressioni della magistratura associata, sempre più autoreferenziale e sovraordinata al potere politico.
La discussione sulla riforma continua a svilupparsi secondo il modello di una trattativa sindacale che invece è inconcepibile in tema di valori e principi costituzionali, confinati a mediocri discussioni corporative.
Una impostazione questa che mi pare disattenda anche l’autorevole appello del Presidente della Repubblica che auspicava un’opera di riforma alta e nobile.
Avv. Cesare Serrini

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