
In questi ultimi anni, l’esplosione di una nuova “marypoppinsmania” globale ha comportato un rinnovato interesse anche per la scrittrice e la sua lunga vita: basti pensare a film hollywoodiani come Saving Mr. Banks (2013) e Il ritorno di Mary Poppins (2018), al musical italiano attualmente in scena al teatro Sistina di Roma che lo scorso anno, per sette mesi consecutivi, ha fatto registrare il tutto esaurito a Milano dove tornerà all’inizio del 2020, oltre a recensioni e dibattiti sulla stampa.
Ora Liberilibri pubblica per la prima volta in Italia una serie di testi della scrittrice australiana, tratti da conferenze e articoli di giornale, risalenti a un periodo tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Sebbene contemporanei agli ultimi romanzi della celebre saga della nutrice fatata, sono quei lavori che la Travers considerava veramente e intimamente suoi.
Ma chi era davvero Pamela L. Travers? Nom de plume di Helen Lyndon Goff, era una donna “stramba e coltissima”, libera e solitaria, inflessibile e severa, ma al tempo stesso svampita e impeccabilmente elegante, un’inguaribile sognatrice dall’appetito sorprendente che rifiutava di definirsi una scrittrice per l’infanzia, e che preferiva invece pensarsi come una studiosa di mitologia e folclore.
In questi scritti inediti, nelle vesti di sacerdotessa sacra della sapienza segreta delle api, lancia al lettore messaggi misterici e lo guida attraverso un percorso incantato svelando il lato oscuro delle fiabe (che la Travers non considerava componimenti per bambini o storie a lieto fine), Mary Poppins compresa, una storia che in realtà presenta numerosi aspetti legati all’angoscia dei bambini. La sapienza segreta delle api fornisce le chiavi interpretative fondamentali dell’incubo da cui quell’angoscia trae origine, riportato in forma simbolica. Una posizione che fa anche comprendere il duro scontro umano e professionale avuto con Walt Disney: “due opposte concezioni delle fiabe, due divergenti visioni del mondo, due inconciliabili filosofie”, come scrive Cesare Catà nell’Introduzione. Disney, cantore universale dell’happy ending, non contemplava il lato oscuro (da lei considerato essenziale) delle fiabe.
Cesare Catà ha selezionato e tradotto in italiano da What the Bee knows. Reflections on Myth, Symbol and Story (questo il titolo originale), pubblicato nel 1989, un florilegio ragionato di 21 testi che rappresentano “il testo più prezioso per tentare di chiarificare e di capire come la sua cultura e la sua vita influirono sulla scrittura di Pamela L. Travers”, e dove emergono, “mescolati insieme sovente in modo inestricabile, elementi biografici importanti della vita dell’autrice e principî essenziali della sua filosofia, del suo credo critico, della sua visione del mondo.” Ovvero: una profonda conoscenza della mitologia e del mondo delle fiabe; le influenze di Yeats e George Russell, la lezione di Gurdjieff, la filosofia zen, gli studi antropologici, la psicanalisi e l’ermeneutica junghiane, l’astrologia esoterica, Shakespeare, Blake, Keats e la tradizione romantica.
L’ape è il simbolo della sapienza segreta, e la Travers la esplora sotto il profilo mistico, del simbolo e del mito. Annota ancora Catà nell’Introduzione, a proposito della sua infanzia trascorsa nella natura popolata di folletti e leggende nell’Australia rurale d’inizio Novecento: “Lì, in quella specie di tempio naturale, lei si sedeva a terra tra le foglie, convinta che fino a un attimo prima, proprio in quel punto, le api fossero intente a conversare tra loro, perché quello era il loro salotto, tutte prese a raccontarsi storie antiche e meravigliose.”
Pamela L. Travers, La sapienza segreta delle api, a cura di Cesare Catà, Liberilibri 2019, collana Altrove, pagg. XLII-230, euro 18.00, ISBN 978-88-98094-62-2
Ufficio stampa Liberilibri
Maria Stefania Gelsomini

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