Come nelle migliori saghe dei film di successo. Dopo il primo arriva il secondo e poi il terzo, il quarto e così via. La stessa cosa sta succedendo per il protocollo sul welfare. Il 23 luglio, fra le parti sociali, fu stilata la prima versione. La sinistra radicale chiese subito delle modifiche. I moderati dell’Unione misero i paletti: non si cambia una virgola altrimenti è crisi. Mastella andò oltre e disse che nel Consiglio dei Ministri che doveva ratificare l’intesa, subito dopo il referendum fra i lavoratori, ci doveva essere il voto, positivo, di tutti. Il referendum c’è stato, hanno vinto i si e il Consiglio dei ministri ha ratificato l’accordo cambiandone alcune parti, per venire incontro alle richieste dell’ala sinistra che comunque, al momento del voto, si è astenuta. I moderati, come sempre, hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Le modifiche però, contrariamente a quello che ha detto subito il Governo per cercare di placare le acque, non sono affatto secondarie. Michele Tiraboschi, il giuslavorista da tutti considerato l’erede di Marco Biagi, ha scritto che “la visione statalista del provvedimento è ben lontana da quanto si registra in tutti i principali paesi europei. Non solo Regno Unito, Svezia, Irlanda e Danimarca, ma anche Olanda, Belgio, Francia, Spagna e Germania, dove la contrapposizione pubblico-privato è stata da tempo accantonata in favore di una logica di piena sussidiarietà e, in quanto tale, aperta ad un ampio coinvolgimento degli operatori privati e delle stesse parti sociali nel governo e nella gestione attiva del mercato del lavoro, ammortizzatori sociali compresi.” Confindustria, per un verso, la Cisl per l’altro, ma anche in parte la Cgil, hanno subito protestato sentendosi, tutti quanti, scavalcati. E il Governo, come se niente fosse, si è subito premurato di rassicurarli circa il fatto che ci sarà la fase due della concertazione, una seconda riunione cioè delle parti sociali per una nuova stesura dell’accordo. Insomma Welfare2, il ritorno. C’è però, già programmata da tempo, la manifestazione di piazza del 20 ottobre. L’obiettivo è quello, come più volte ha detto il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, di fare pressione sul Parlamento perché in sede di ratifica siano apportate altre modifiche, ancora più sostanziali. Anche il ministro Ferrero, una persona che ha sempre fatto seguire alle parole i fatti, ha avanzato la stessa richiesta. Dopo il Welfare2, ci potrebbe essere così Welfare3, la vendetta. Dini e Mastella intanto continuano a tacere.

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