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La rosa e il cardo. Lettere da Fiume e dintorni

di Redazione Pensalibero.it | 20 Marzo 2016

La rosa e il cardo. Lettere da Fiume e dintorniGabriele D’annunzio 

Casa Editrice: La Bancarella Editrice
Anno: 2008
N.Pagine: 94

Prezzo : 12,00 € 
A cura di Tiaziano arrigoni. Il 12 settembre 1919 una colonna di militari partiva da Ronchi in Friuli diretta alla volta della città di Fiume. La guerra era finita da circa un anno e questi non erano militari “regolari”: li guidava un comandante altrettanto “irregolare”, Gabriele D’Annunzio, il poeta famoso, il Vate, l’eroe della Grande Guerra che così tanto aveva voluto. L’impresa voleva infrangere le regole del realismo politico del Congresso di Parigi che voleva disegnare la nuova Europa sulle rovine degli Stati sconfitti. La città di Fiume aveva fatto parte dell’Impero Austro-ungarico ed era abitata da una maggioranza di cittadini di lingua italiana: già il 30 ottobre 1918, quando la guerra era nella sua fase finale, il Consiglio Nazionale italiano di Fiume si era dichiarato favorevole all’annessione al Regno d’Italia, in nome dell’autodeterminazione dei popoli. Purtroppo la città non era stata contemplata fra i territori che dovevano passare all’Italia, secondo il patto di Londra del 1915, fra l’Italia stessa e l’Intesa e tale determinazione fu confermata dalla pace di Parigi del febbraio 1919, in particolare per l’intervento del presidente americano Wilson che spinse per l’assegnazione di Fiume al neo-nato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (la futura Jugoslavia). La decisione fu vissuta dagli ambienti interventisti italiani come il simbolo della “vittoria mutilata”, nonostante i tentativi del governo Nitti, insediatosi nel giugno del’19, di risolvere la questione per vie diplomatiche.

Pubblicato in : Invito alla letturaTag: comandante, dichiarato, europa, governo, grande guerra, nato, parigi

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