Ogni 20 anni si conclude un ciclo storico e politico, cosi in questi giorni stiamo assistendo alla fine strisciante del periodo politico nato con tangentopoli e che in modo eufemistico è stato chiamato seconda repubblica o l’era del berlusconismo. Questi anni si sono caratterizzati per una fortissima e violenta lotta tra una presunta destra e una presunta sinistra, in un clima da ultras calcistico con profonde venature di odio tra gli schieramenti e verso i propri leaders; in questa battaglia senza esclusione di colpi è morta la competenza, l’interesse nazionale, la buona politica, sacrificate sull’altare della fedeltà al capo e allo schieramento dove tutto era ed è lecito per la conquista del potere. Visto la moltiplicazione esponenziale delle scissioni politiche si è logorato quel tessuto ideale che nel bene e nel male esisteva nei partiti della prima repubblica e che ne permetteva la selezione di una classe dirigente. Oggi dietro una falsa appartenenza identitaria si nasconde un provincialismo ed individualismo di infima qualità, ma l’inchiesta di mafia capitale ha fatto emergere in modo inequivocabile una realtà che in molti sospettavamo: i due schieramenti si presentano alternativi la mattina ma la sera si spartiscono senza ritegno la cosa pubblica a scapito dell’interesse collettivo. In questo contesto di degrado politico e sociale (una economia nazionale in profonda crisi e un ruolo internazionale inesistente) la scesa in campo di Alfio Marchini a sindaco di Roma rappresenta una novità non solo locale ma anche nazionale, essendo la capitale un laboratorio politico dei fenomeni sociali e politici che attanagliano il Paese. Oggi Roma rappresenta il degrado del nostro Paese per tanto se la scommessa della lista Marchini risulterà vincente non solo alle elezioni ma nel cambiare la città sarà la dimostrazione evidente che cambiare si può, che il declino non e ineluttabile ma è solo il prodotto di uomini e scelte sbagliate. I punti di forza impresse nella scesa in campo di Alfio Marchini sono tali da provocare un effetto valanga nella società romana e nel paese: si accettano tutte le identità politiche se si è animati dal valore di lavorare disinteressatamente per la propria città, rompere le caste e i corporativismi che come una ragnatela bloccano le energie e lo sviluppo della città. Il non volersi apparentare con nessun schieramento è la volontà di non voler essere legati ad interessi non sempre genuini che si annidano dentro i due schieramenti, potendo così selezionare le priorità senza condizionamenti esterni ed interni. La vera competizione a Roma sarà tra la lista civica di Marchini e il Movimento 5 stelle, loro rappresentano la rabbia sociale (dovuto ad un profondo logoramento della società), il qualunquismo giudiziario dove l’onesta si assurge a moloch antropologico di cui loro sono gli unti, mentre il movimento civico di Marchini ne fa un valore della persona, in piena tradizione liberale, che si verifica nel fare, con la competenza e il coinvolgimento reale dei cittadini. In questo civismo emerge un altro aspetto significativo e di grande rilevanza politica che è l’importanza della partecipazione dei cittadini nella gestione della cosa pubblica dal quartiere alla città. Questa è una rivoluzione copernicana rispetto a questi anni in cui si è considerata la partecipazione dei cittadini un fastidio al manovratore, al punto tale che meno gente vota e meglio è per le consorterie consociative. La vera sfida del Movimento capitano da Alfio Marchini sarà quella di ridare fiducia e speranza alle migliaia di cittadini che schifati dalla politica non vanno più a votare favorendo inconsapevolmente proprio coloro che detestano. Certamente Marchini non è il salvatore della patria, e non sappiamo neanche se sarà in grado di realizzare il suo programma, molto dipenderà dalla sua capacità a resistere alle forte pressioni che si svilupperanno da destra e sinistra contro la sua persona, alla macchina delle bugie che è già all’opera, alle pressioni dei poteri barbarici e parassitari che hanno inghiottito la città, e dalle sue scelte su che squadra mettere in campo. Una cosa però è certa che rompe questo schema consociativo ed affaristico che ha corrotto la città, ed è da qui che nasce la sua forza di dare una speranza ed un futuro ai cittadini romani cosi devastati dall’incuria amministrativa, politica e del malaffare di questi anni bui.
La rivoluzione Marchinisiana
La vera competizione a Roma sarà tra la lista civica di Marchini e il Movimento 5 stelle.

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