Quest’anno si ricorda il cinquantenario della Rivoluzione d’Ungheria attraverso la quale il libero popolo ungherese oppresso dal comunismo sovietico tentò di liberarsi da esso con sprezzo del pericolo e spirito patriottico.
Nel 1956 a fianco dell’Urss si schierò il Pci di Togliatti e negli anni successivi sino ad ora nessun uomo dell’establishmente comunista pensò mai di fare un “mea culpa” (a parte qualche “serio dubbio” postumo ed i recentissimi dietrofront del Presidente Napolitano e di Betrinotti).
I socialisti di Pietro Nenni, diversamente, non esitarono allora a rompere il patto d’unità con il Pci e a schierarsi a fianco dei rivoltosi ungheresi.
Fu quella l’occasione per la svolta del Psi quale partito autonomista della classe operaia e la premessa per il futuro governo di centrosinistra (quello vero, mica la macchietta del centrosinistra ulivisico !) con la Dc, il Psdi, il Pri ed il Pli e la progressiva evoluzione del Partito Socialista Italiano in partito interclassista della sinistra italiana.
Oggi i socialisti della diaspora sembrano non ricordare i fatti del ’56 tanto che Paolo Pillitteri, ex sindaco socialista di Milano, ha scritto sull’Opinione del 30 ottobre con titolo in grande in prima pagina: “1956:
Nenni aveva ragione. 2006: i nenniani tacciono”.
Ed infatti anche noi ci chiediamo: dove sono finiti oggi i socialisti autonomisti ?
Nessuno fra Sdi, Nuovo Psi ed altri (a parte noi che rappresentiamo lo storico Partito d’Azione) sembra ricordare la Rivoluzione anticomunista del
’56 che portò alla nascita del Socialismo autonomista in Italia.
Questi partitini che a nostro avviso farebbero bene a sciogliersi (e magari a costituire qualche cosa di più ampio, collocandosi a sinistra, ma contro questa sinistra italiana confusa, postcomunista e
postdemocristiana) sembrano più interessati a far eleggere i loro deputati, senatori, assessori, che a parlare in termini socialisti ed autonomisti.
Essi sembra abbiano perso tutti i loro valori storici per asservirsi al capitale del Cavaliere o dei Poteri Forti amici dei cattocomunisti.
Preferiamo quindi stendere su di essi un pietosissimo velo e ricordare gli eroi di sempre che si sono battuti per le libertà e l’emancipazione degli individui attraverso un ideale che vorremo chiamare, senza confusionismi, Liberalsocialismo ovvero Socialismo nella Libertà.
Luca Bagatin
Segretario del Partito d’Azione Liberalsocialista del Friuli Venezia Giulia www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Sono passati 50 anni, i più se ne sono andati, quelli che restano si sono defilati per non sporcarsi le mani col modo imprenditoriale ed opportunista di fare politica che oggi impera sia a sinistra che a destra. Qualche giovane di allora, come penso sia stato Franchini, come Donchisciotte continua a lottare con i mulini a vento e giustamente reclama la propria integrità politica e morale. Quelli che sono arrivati dopo, a parte qualche nostalgico lombardiano, come me, preferiscono far finta che nulla sia successo e cavalcare l’onda da bravi “serfisti”
Carissimo Bagatin,
pure essendo un provocatore fisiologico, detesto le polemiche.
Ma quanto scrivi mi costringe ad un breve intervento.
“i nenniani tacciono” di Pilitteri –come riporti- e la tua domanda “dove sono finiti oggi i socialisti autonomisti?” fanno annotare una contiguità di valutazione per qualche verso equivoca su posizioni ideologiche e prassistiche dei nenniani e autonomisti.
Posso ben asserire, come dal 1983 –per dichiarazioni, atti e prezzi pagati- che, piaccia o non piaccia, sono l’ultimo nenniano (in senso morale) del PSI e non mi va di rispondere a Pilitteri – che peraltro si trasportò in altra componente (Craxi-De Michelis) e di cui ho non letto l’intervento con la riportata affermazione-.
Riguardo ai socialisti autonomisti mi sembra che il nuovo PSI dichiari apertamente e politicamente la sua linea di riferimento “autonomista”, cosa peraltro che potrai riscontrare come anelito di indipendenza in tutti i socialisti partecipi della politica italiana.
Vero, però, che da autonomista e nenniano, chiedo che sia imposta la valutazione sulla “autonomia” nenniana che più che un progetto politico/partitico era e rimane, attraverso me o altri, un modo di essere etico/politico che preannuncia a se stesso la funzione e il valore della politica come supremo bene della convivenza sociale.
Scusami – e valga per i socialisti “autonomisti” di comodo- ma i nenniani, gli autonomisti, hanno scatti di superbia e di orgoglio, senza utilità o compromessi.
Ti ringrazio,
cordialmente.
franchini