Questa guerra sul referendum costituzionale, senza risparmio di armi convenzionali e no, è ogni giorno più assurda. Il bello è, che se uno capitasse per caso in questo nostro amato Paese, non saprebbe darsi una spiegazione del grande subbuglio in corso. Perché la materia del contendere, da entrambe le parti, è tenuta ben nascosta. Mi sembra una di quelle partite del Calcio Storico Fiorentino che gli arbitri non riescono a controllare. Funziona così: al fischio di inizio, per il primo quarto d’ora, nessuno bada alla palla e, tanto meno, a segnare il punto (si dice “caccia”). Si accendono mischie in ogni dove del campo: tutti menano tutti, compresi i compagni di squadra. Si regolano i conti dell’anno trascorso dalla precedente partita. Poi, si pensa a segnare qualche punto: ma se c’è da scegliere tra menare e segnare, nessuno abbia dubbi: la scelta è per menare.
Per il referendum, al momento, siamo nella fase dedicata solo alle botte. Quei pochi che hanno avuto occasione di leggere qualche mio articolo dedicato all’argomento sanno che sono contrario alle riforme costituzionali approvate in Parlamento e ora sottoposte al referendum. Ma dovranno pure riconoscere che mi sono sforzato di motivare nel merito, non mi è passato per la testa di attribuire disegni perversi ai fautori del si, lanciare accuse o improperi. Mi limito a ricordare il succo delle mie critiche: non è vero che si passa da due Camere ad una. Il Senato resta. In confusione e sempre costoso, come le Province, del resto. E sono certo che il necessario snellimento del processo legislativo sarà una chimera. Sarà frequente il ping pong tra Camera e Senato, che potrà chiedere alla prima di rivedere i testi approvati. E prevedo anche un bel contenzioso con le Regioni. Non sono contrario a riformare la Costituzione: ma questa riforma è una boiata pazzesca. Peggio ancora se messa in relazione con la riforma elettorale. Il combinato disposto delle due riforme toglie di mezzo la maggior parte dei contropoteri dell’esecutivo. Immagino uno scivolamento autoritario? Neanche per sogno. Ma per esperienza sappiamo tutti che, messi alle strette, la maggior parte degli uomini di potere si appellano a tutte le possibilità offerte dalle norme e, spesso, scivolano verso interpretazioni forzate.
Nessuno mi ha tolto questi dubbi. Di più: nessuno ci ha provato. Viene opposto dai cantori della riforma che quelli del NO “vogliono mantenere i loro privilegi”, “non vogliono cambiare” . Ora, sia consentito, in primo luogo, osservare che la storia dei privilegi è ridicola, perché, casomai, può riguardare qualche decina di persone e non i milioni di contrari alle riforme costituzionali. Quanto al non voler cambiare, ragazzi, facciamo un discorso un tantino serio: questo è un Paese nel quale i semplici cittadini e persino i parlamentari, cambiano casacca alla velocità della luce. E lo fanno con discreta frequenza. Che questo sia un gran pregio è discutibile. Che, addirittura, si vogliano rompere gli zebedei a quelli che manifestano e pretendono una certa longevità dei princìpi e una coerenza quanto meno a livello di decenza, fa solo ridere. Amaramente.
Ancora di più fa ridere il richiamo di questi giorni ai “veri partigiani”, a Togliatti, Nilde Iotti, Ingrao, etc. Ovviamente non sono gli illustri personaggi richiamati a fare ridere. Ma il fatto che li richiamino coloro che si proponevano, riformando la Costituzione, di andare verso il futuro. Quanto all’arruolamento di docenti universitari nell’uno o nell’altro fronte, stendiamo un velo pietoso. Dopo il giuramento di fedeltà al regime fascista che venne rifiutato da nemmeno dieci professori in tutta Italia, carità di Patria lo impone.

Caro Augusto,
vorrei darti ragione. Ma l’esperienza mi dice altro. Mi dice che una delle cause non secondarie di molti nostri guai deriva dall’abuso delle riforme fatte male o a metà. E non poca parte delle complicazioni in campo politico e parlamentare da leggi elettorali approvate pensando al proprio immediato tornaconto, senza mai raggiungere nemmeno questo obbiettivo.
La riforma non è perfetta perché nulla è perfetto ma rappresenta un grosso passo avanti per eliminare il sistema attuale della doppia camera. Con la riforma si elimina il principio.
Non si è avuto il coraggio di eliminare il senato. Intanto lo si è ridotto nel numero e gli sono stati ridotti grandi spazi. E’ un gran passo avanti.
Accontentiamoci perché se si vota contro, ciò sarà logicamente interpretato come volontà di lasciare lo stato attuale, e cioè un sistema assurdo e ormai vecchio di 70 anni; non pochi!