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La resa dei conti

di Angelo Giubileo | 15 Giugno 2015

Mi perdoni Eco, l’austero, ma cè anche un’altra faccia dell’imbecillità dei social-network oggi più diffusi. Una faccia, vanitosa effimera e inconcludente, ma soprattutto: autoreferenziale.

Arriva sempre l’ora della resa dei conti. Cioè rendere conto ad altri del proprio operato. Che è già cosa ben più seria e grave che rendere conto dei propri pensieri o idee, rispetto a tutto quanto accade invece nel reale.

Al tempo dei social-network, la realtà, che si dice virtuale, è in maniera sempre più diffusa quella rappresentata da Facebook. Ancor prima che una diversa comunità d’individui, quasi direi appartenenti ad un’élite, qualche tempo dopo, abbia iniziato a esprimersi e piuttosto frequentare Twitter.

Se si dovesse dire in che cosa e in quali luoghi si cristallizzò l’ideale della più oziosa, spregiudicata, esigente civiltà europea fra Seicento e Settecento, si potrebbe rispondere: in alcuni salotti di Parigi, dove si celebravano i riti, insieme esoterici e trasparenti, della conversazione. Via via allontanata, per volontà del sovrano, dall’uso della forza come dal potere politico più incisivo, l’aristocrazia spese le sue ultime, dispettose energie nell’elaborare un modo di vivere che pretendeva di raggiungere un traguardo di perfezione a partire dal quale tutto il passato apparisse grezzo e goffo (dalla presentazione de La civiltà della conversazione di Benedetta Craveri, Adelphi 2001).

Mi perdoni Eco, l’austero, ma è anche questa la faccia, l’altra, dell’imbecillità dei social-network oggi più diffusi. Una faccia, vanitosa effimera e inconcludente, ma soprattutto: autoreferenziale. Laddove, quel che di meglio ciascuno possa augurarsi è che il proprio post – qualcosa che dunque nell’atto del manifestarsi già sfugge al de-stino dell’artefice, invece che annegare nel vasto regno indifferente del social – riceva per compenso un generico e fantomatico mi piace. O, tutt’al più, una, ma sempre generica, condivisione. Ed è questo, in effetti, quanto accade su Facebook.

Che non è esattamente quello che accade su Twitter. Laddove, innanzitutto, l’espressione stessa deve essere forzata in 140 caratteri, che tra @, # e qual altro simbolo diventano forieri di un nuovo linguaggio, che non esito stavolta a definire elitario. Infatti, ogni linguaggio è proprio di una comunità di appartenenza ed il linguaggio di twitter è ormai divenuto patrimonio quasi esclusivo della comunità dei politici e dei media che ne narrano le sorti. Quest’ultime, da qualche tempo, non più agevoli …

Perché in contrasto, sempre più netto, con la realtà per paradosso circostante. Una realtà che avrebbe dovuto rappresentare il centro del discorso, ma che invece da circa un ventennio è finita ai margini di ogni discorso, e quindi di ogni intervento dell’agire politico nazionale e internazionale. In evidente contrapposizione alle logiche (di fame, miserie, carestie e guerre) dei flussi migratori di uomini provenienti soprattutto da diversi sud del mondo. Uomini, spinti per fortuna dalla globalizzazione; ma, dagli stessi artefici della globalizzazione sempre più spesso respinti. Finora, a parole; parole, che la civiltà della conversazione ha giudicato  politicamente scorrette; ma, da qualche ora, uomini respinti di fatto alle frontiere, in qualche caso riaperte, dell’Europa.

Mentre l’Ancien Régime si interrogava nei salotti dell’aristocrazia, sappiamo tutti come – considerata anche la diversa velocità dei tempi storici di raffronto – di lì a poco andò a finire nelle piazze della popolazione parigina, vecchia e nuova …

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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La resa dei conti

di Roberto Riviello | 10 Novembre 2013

Chi ha provato a leggere in chiave psicanalitica la lacerazione che  si è aperta nel Pdl allorquando il segretario Alfano  ha annunciato il suo (e di altri) sotegno al governo a prescindere dal voto senatoriale sulla decadenza di Berlusconi, secondo me sbaglia.

berlusconi-alfanoChi ha provato a leggere in chiave psicanalitica la lacerazione che  si è aperta nel Pdl allorquando il segretario Alfano  ha annunciato il suo (e di altri) sotegno al governo a prescindere dal voto senatoriale sulla decadenza di Berlusconi, secondo me sbaglia.

Nè Freud con la sua celebre rivisitazione della tragedia di Edipo, né Italo Svevo, che ha fatto di Zeno Cosini il prototipo  novecentesco del parricidio inconscio,   ci aiutano a comprendere perché il conflitto strettamente personale, o tutt’al più generazionale, tra i due leader del centrodestra  si sia poi trasformato  in una battaglia epica di dimensioni  assai più vaste che si concluderà probabilmente  il 16 novembre, alla riunione dei ben 800 membri del Consiglio direttivo. E non mi sembra un caso che i media, per raccontare la vicenda della sempre più vicina  scissione del Pdl, abbiano dovuto attingere al linguaggio dell’ornitologia, recuperando termini ormai entrati nel vocabolario del politichese comune quali “falchi”, “colombe” e finanche “avvoltoi” e “canarini”, parole che però lasciano un gran margine di spazio all’interprazione: i falchi sono quelli più aggressivi o  quelli  più coraggiosi?  e le colombe sono pacifiste o paurose? Per cui, Bondi e Verdini sarebbero degli arditi, mentre Alfano e Cicchitto dei fifoni? Ora, che Verdini abbia condotto una vita alquanto spericolata (almeno dal punto di vista finanziario) è noto a tutti, ma che il pacioccone e un pò sonnacchioso Bondi, nonostante il suo continuo riprendere la retorica fascista del tradimento, si possa in qualche modo paragonare a un legionario dannunziano occupante di Fiume o a un milite ignoto delle forze speciali, pare davvero un’ assurdità. E per quale motivo dovremmo immaginare Alfano come una docile colombella, proprio quando  ha messo fine al lungo apprendistato berlusconiano e ha finalmente deciso di tirare fuori gli attributi (balls of steel li hanno tradotti recentemente in inglese),   costringendo Berlusconi alla più spettacolare retromarcia parlamentare di tutti i tempi, che lo stesso Letta in diretta tv definì trasecolando “grande”?

Evidentemente né la psicanalisi né tantomeno le analogie uccellattorie ci aiutano ad andare  in profondità e comprendere veramente che cosa abbia prodotto all’interno di quel partito, forse solo apparentemente monolitico, la catastrofe, la ribellione, il 25 luglio se proprio vogliamo trovare un precedente storico della stessa natura (e con questo, sia chiaro,  non si intende stabilire alcun parallelo tra il Duce e il Cavaliere, ma  tra i loro ex-fedelissimi  magari sì).

Di che si tratta allora? Ma è chiaro, si tratta, come sempre, di questioni dell’ anima. Quell’ anima che nell’antico mito platonico del carro alato viene raffigurata nella sua eterna bipolarità: un cavallo tira verso l’alto, verso il mondo delle idee e della razionalità, mentre l’altro vuole scendere verso il basso, nel mondo sensibile delle cose e dei piaceri che da esse provengono.

Ciò detto, sarebbe molto sciocco semplificare la complessità del mito e fare come hanno fatto  finora  i media con l’ornitologia, indicando in modo superficiale chi siano i razionalisti e chi invece gli empiristi, per finire poi col chiamare genericamente filogovernativi gli uni e lealisti gli altri, o viceversa.

La verità del mito e la sua bellezza  stanno solo nel mostrare che la natura umana è eternamente in conflitto con se stessa, e ovunque questo conflitto venga vietato, censurato, assopito e negato anche solo linguisticamente con le vuote espressioni (tanto amate e abusate dalla Santanché) della grande famiglia del centrodestra o della leadership indiscussa di Silvio, ebbenne il conflitto prima o poi esplode e diventa lacerante, violento, schizofrenico nel senso che divide le parti in gioco, come tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto una dolorosa separazione sanno bene.

La storia recente del Pdl è giunta ormai alla resa dei conti. La ricomposizione delle parti nel tutto   sembra davvero impossibile, perché per troppo tempo non c’è stata dialettica politica, discussione democratica, uno straccio di congresso e quel partito non è mai diventato pienamente adulto; soprattutto ora che il suo vecchio leader, anziché proiettarlo nel futuro attraverso un naturale rinnovamento di leadership da lui stesso sostenuta, lo sta anacronisticamente facendo regredire verso un passato idealizzato con la riesumazione di Forza Italia: più che un sogno sembra un delirio.

Pubblicato in : Editoriale

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

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