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La Repubblica romana come l’Ucraina oggi pensando a Eluana

di Enrico Martelloni | 9 Febbraio 2014

Il 9 febbraio e l’anniversario della Repubblica romana del 1849. E’ un giorno fantastico, uno dei pochi, e il più luminoso atto d’eroismo del nostro Risorgimento, che oggi rivive nelle piazze d’Ucraina. Il 9 febbraio (2009) è anche l’anniversario di Eluana Englaro

eluana-englaro1Il 9 febbraio e l’anniversario della Repubblica romana del 1849. E’ un giorno fantastico, uno dei pochi, e il più luminoso atto d’eroismo del nostro Risorgimento, che oggi rivive nelle piazze d’Ucraina ed infiamma il duro inverno di Kiev contro il dispotismo politico e la corruzione. Come allora, il principio democratico e repubblicano si batté per la libertà di pensiero e il suffragio universale sconosciuto nella penisola, divisa in piccoli stati, dopo il congresso di Vienna(1814/15).  Il 9 febbraio (2009) è anche l’anniversario di Eluana Englaro con suo padre, involontario eroe, per una battaglia disperata contro la superstizione. Contro la prepotenza melliflua della Chiesa. Contro il presidente del consiglio ed un suo ministro: Berlusconi e Sacconi, affermando che in quello stato, Eluana avrebbe potuto ancora partorire un figlio. E’ un dovere morale ricordarlo, come quanto poco il nostro Paese sia emancipato. L’Italia, nel 1849, esisteva nel sogno d’uomini liberi, che s’infranse davanti ai fucili francesi, i primi a retrocarica, e alle potenze europee che preferirono difendere lo Stato pontificio di Pio IX, ancora papa re. Mazzini parlò a Firenze prima di arrivare a Roma, esortando i toscani ad abbandonare le rivalità interne e sostenere Guerrazzi. La repubblica non sarebbe sopravvissuta senza unità. L’ invidia di Guerrazzi per l’amico di un tempo e il fragile governo toscano non sopravvisse all’esperienza repubblicana di Roma dove Mazzini si trasferì. Fu un osanna in quel Marzo accolto come un nuovo Cromwell. L’esperienza repubblicana fu una chimera troppo presto esaurita. Roma rimase isolata per il secco rifiuto di Gioberti, presidente del consiglio piemontese: Mazzini era per l’Italia un nemico peggiore degli austriaci. Peccato. Sarebbe stato un altro paese il nostro, non quello d’oggi che langue tra delinquenza e superstizione. Era il momento giusto, quello di unire le repubbliche di Venezia, Firenze e Roma. Cominciava così “ Uno dei grandi spettacoli della Storia”. Il triunvirato con Aurelio Saffi e Carlo Armellini, fu l’unica esperienza pratica di governo che fece Mazzini. Durante i cento giorni, lui e Garibaldi furono gli indiscussi protagonisti degli eventi. La repubblica romana fu un evento internazionale seguita dai maggiori giornali stranieri dell’epoca. Un poco come oggi si spera in una nuova nazione in Ucraina che il popolo desidera rinasca.  Durante la repubblica fu sospesa l’inquisizione, ma non furono soppresse le funzioni religiose. Fu abolita la censura e sancita la tolleranza religiosa. La più grande memoria resta però la condotta della lotta di Roma per l’indipendenza. Rileggetevi quelle pagine, sentirete l’eco dell’orgoglio d’essere nazione. Il generale Oudinot sbarcò a Civitavecchia con un corpo di spedizione per volontà e calcolo di Napoleone III. L’esercito repubblicano aveva meno di 20.000 uomini. Mazzini avrebbe voluto Garibaldi come comandante in capo, ma Pisacane lo considerò un tattico mediocre. Garibaldi ne rimase sconcertato. Roma era isolata e circondata dagli eserciti reazionari e le repubbliche vicine troppo deboli per concedere aiuto. In Francia le elezioni stavano per dare forza a Napoleone determinato ad accattivarsi i conservatori che volevano di nuovo il papa a Roma. L’Inghilterra non volle intervenire in omaggio alla loro politica in Europa di “Balace of powers”.  Le remote speranze s’infransero con la fallita negoziazione che Mazzini abilmente portò avanti con de Lesseps. Il “Times” apprezzo lo stile e l’accordo effimero di un giorno. Era il 1° maggio. Oudinot attaccò e Garibaldi oppose una brillante resistenza che regalò un altro mese alla repubblica. Ma Roma fu bombardata per evitare la guerriglia in cui Garibaldi era abile.  Molto fu lo sdegno dell’opinione pubblica straniera, come oggi quella verso Putin e Inukovich. Mazzini aveva sperato in una battaglia finale, ma si fece convincere da Garibaldi per combattere sulle barricate. Vi fu un’assemblea il 30 giugno, dove Mazzini rassegnò le dimissioni: non avrebbe mai capitolato. I bombardamenti s’intensificarono con gioia del cardinale Antonelli. Roma cadde. Gli Stati Uniti offrirono un passaporto a Mazzini. Il consolato britannico rilascio 500 passaporti ai profughi. L’ “Economist” riconobbe il valore politico e Dickens scrisse che “ il mondo non può permettersi di perdere un uomo come lui” esortando di riportarlo a “ Casa”. Solo nella penisola e in particolare i ministri piemontesi vollero far passare Mazzini per un codardo, anarchico e socialista che stava tramando con Palmerston per assassinare Luigi Napoleone, quello che in Ucraina oggi è Ianukovich.

Pubblicato in : Maidan

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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