“In questo 2008 i socialisti italiani hanno celebrato il loro Congresso fondativo nel luglio scorso ed oggi svolgono la loro Conferenza Organizzativa che rappresenta una prima verifica del lavoro svolto.
Il congresso di Montecatini ha consentito di varare una nuova linea politica e procedere ad un profondo rinnovamento del gruppo dirigente. In questa Conferenza verranno indicate le linee-guida della nuova organizzazione del Partito, verranno riportate anche tesi diverse sul tipo di Statuto che, comunque, il Consiglio Nazionale, nella sua prossima seduta, dovrà approvare. Nel corso dei lavori della Conferenza vi saranno interventi che illustreranno le posizioni della Segreteria nazionale e le soluzioni proposte.
Con questa introduzione non abbiamo la pretesa di essere esaustivi ma certamente propositori di idee e iniziative utili per il rilancio del Partito. Oggi, a sei mesi dall’assise congressuale, il Partito si interroga sul proprio futuro che si presenta meno nebuloso rispetto a pochi mesi fa. La velocità della mutazioni degli eventi politici è sorprendente ed ancora più inaspettata è la situazione politica ed organizzativa di forze che fino a ieri vantavano una loro diversità etica e morale ed oggi si trovano nel bel mezzo di un vero ciclone.
E’ indubbio che la schiacciante vittoria di Berlusconi ed alleati sia da riferire agli errori del centro-sinistra e del governo Prodi. L’insistenza veltroniana sull’auto-referenzialità, sul veto ad apparentarsi alle altre formazioni politiche della sinistra, prima alleate, la stessa scelta di Di Pietro quale unico compagno di strada, l’aver voluto decretare l’estromissione dei socialisti dal Parlamento dopo 110 anni di onorato servizio, ha creato danni irreparabili alla sinistra italiana e non è servita a raggiungere il disegno di fare il pieno dei voti per insidiare in qualche modo Berlusconi.
Il risultato di tanti errori è stata una sconfitta bruciante, il fermo di ogni velleità di bi-partitismo all’americana, l’inizio di un declino di un partito mai veramente nato.
LA QUESTIONE MORALE ED IL PD
Se negli anni 90 avessimo avuto episodi come i casi Cirio, quello Parmalat, Unipol, Banco Popolare di Lodi, Telecom, Alitalia ed altri ancora, non sarebbe bastata tutta la via Cassia per crocifiggere tutti i socialisti. Rispetto a Tangentopoli le dimensioni di quanto avvenuto e sta avvenendo in questi anni è di livello infinitamente superiore.
Quando una forza politica ha come collante solo il potere, quando la democrazia interna diventa un optional e soprattutto quando mancano i riferimenti ideali ed i collegamenti internazionali, allora non si può che andare incontro alla catastrofe.
Per 15 anni noi socialisti siamo stati il bersaglio di tutti, dai magistrati alle forze politiche avverse, dai giornali alle televisioni, dai comici ai vignettisti. Oggi sono cambiati gli attori: Genova, Firenze, Napoli, Catanzaro, la valanga cresce. La bufera aumenta.
Ora tocca a loro. Ci dispiace? No non ci dispiace. Non si può dimenticare di come siamo stati trattati. E’ inaccettabile mettere la sordina. Esiste una questione morale del Partito Democratico. Si scriverà che vogliamo toglierci qualche sassolino dalle scarpe, che abbiamo intenti vendicativi. La verità è che la distruzione del glorioso Partito socialista, del più antico movimento dei lavoratori è avvenuta con la compiacenza ed altro ancora di una parte importante della sinistra rivelatasi forcaiola.
Noi abbiamo ammesso le nostre responsabilità. Abbiamo riconosciuto che al nostro interno vi erano delle mele marce, abbiamo però rilevato che le responsabilità sono dei singoli ed un Partito, in quanto tale, non può essere travolto nel suo complesso ma deve rispondere degli errori politici e non delle ruberie di pochi.
Il PSI veniva annientato e gli eredi del comunismo, dimentichi delle generose elargizioni provenienti da Mosca, sbandieravano la loro diversità di partito e di militanti puri ed duri.
Oggi siamo al ridicolo con Berlusconi che, in barba ai conflitti di interesse, alle leggi ad personam, alla gestione non proprio trasparente delle sue attività, si permette di parlare di questione morale in casa d’altri.
Veltroni sembra un pugile suonato, la lotta interna al PD fa divenire i nostri aspri contrasti correntizi degli anni 60 e 70 solo affettuosi diverbi. C’è un futuro per il Partito democratico? Personalmente non lo credo.
Oggi noi socialisti abbiamo il dovere di fronte alla nostra storia di alzare al bandiera della questione morale e dell’etica in politica. Dobbiamo chiedere le dimissioni di sindaci e Presidenti di Province e Regioni indagati per danni arrecati alla pubblica amministrazione. Non possiamo e non dobbiamo tacere e per questo proponiamo di moralizzare la politica ed i partiti anche con interventi legislativi.
LE PROPOSTE DEI SOCIALISTI PER MORALIZZARE LA POLITICA
Il Segretario del Partito ha presentato un decalogo sulla trasparenza e sulla correttezza dell’attività politica.
In particolare possiamo ritengo possibile soffermarsi su tre questioni principali:
1. La regolamentazione della vita dei Partiti che rispettino pienamente l’art.49 della Costituzione, garantendo la assoluta democrazia interna, l’agibilità politica per ogni gruppo di dissenso, l’esclusione dal finanziamento pubblico per quei partiti che non dovessero rispettare il dettato costituzionale e non consentire un vero assetto democratico al proprio interno. I partiti padronali e personali vanno esclusi dalla società politica nazionale;
2. Ogni forza politica deve pubblicare gli elenchi dei propri eletti e nominati ai vari livelli e le rispettive indennità. Va stabilito il numero dei mandati per i singoli eletti evitando la elezione a vita di alcuni e promuovendo un serio rinnovamento generazionale. Le liste devono essere vera espressione della volontà della base evitando le teste di lista che tanto danno ci hanno arrecato nel recente passato. Vanno rimosse le perverse situazioni dei rapporti controllore-controllato;
3. Incompatibilità tra incarichi parlamentari e quelli negli Enti indiretti. Il finanziamento della politica deve essere assolutamente trasparente, promuovere una legge relativa ai gruppi di interesse regolamentando ogni tipo di lobbysmo.
Anche la questione della regolamentazione della vita dei Partiti costituisce una questione morale. Oggi più di ieri vi è un problema del costume nella vita interna dei Partiti.
Riqualificare il costume politico significa anche affrontare il problema della idoneità dei candidati ad assumere cariche nelle istituzioni e nei partiti.
Il primato del Partito non può essere negoziato e coloro i quali sono investiti di incarichi pubblici, debbono presentare, alle istanze che li hanno designati, un rendiconto annuale del loro impegno e delle loro attività.
In tale direzione va affrontato il tema della rotazione degli incarichi, delle incompatibilità, del numero dei mandati e di tutte le regole di cui si farà necessariamente carico il nuovo Statuto. Esiste la esigenza di un nuovo metodo di selezione dei quadri dirigenti: più militanza e meno cooptazioni. E’ necessario combattere la pretesa, ad ogni livello, di inamovibilità di eletti e dirigenti. La concezione personalistica ed utilitaristica del potere viene troppo spesso usata per l’affermazione individuale.
Gli eletti nelle liste del Partito hanno l’obbligo di versare una quota dei loro emolumenti secondo le decisioni dell’organo che li ha designanti o candidati. La questione morale non riguarda solo la politica, la casta non è solo quella degli eletti, vi sono caste ben più potenti in vari settori della società, vi sono arricchimenti ed emolumenti ben più significativi di quelli, troppo onerosi, dei politici; basti pensare agli stipendi dei grandimanager che vanno ridotti e riportati a livelli accettabili per un paese in una grave crisi economica che molti di loro hanno contribuito ad aggravare.
LE ADESIONI ED ILTESSERAMENTO
Occorre rimettere l’iscritto al centro della struttura del Partito. Anche il tesseramento deve essere considerato una questione morale.
L’attuale sistema di iscrizione da noi adottato ha eliminato, in buona parte, la esistenza dei pacchetti azionari, si tratta di registrare meglio il contatto tra iscritto e sezione di appartenenza, di essere tempestivi nel comunicare alle sezioni il livello di adesioni che interessa il proprio territorio , inserire nel bollettino il nome della sezione alla quale l’iscritto chiede di appartenere, ma sicuramente l’iscrizione singola e non pilotata elimina ogni possibile malcostume anche nel tesseramento.
L’iscritto deve capacitarsi di poter fa valere la propria adesione all’interno del Partito, deve poter giudicare e criticare il gruppo dirigente, insomma deve poter avere una funzione di controllo.
In tale direzione va la proposta avanzata da più parti di procedere ad una verifica se non valutazione, magari attraverso la rete internet con un voto, del gruppo dirigente. La partecipazione dell’iscritto alla vita del Partito può essere garantita attraverso forum tematici sempre utilizzando la rete, parimenti possono essere garantite tutte le informazioni tematiche con lo stesso sistema.
Nella nuova forma partito non si può escludere la adesione collettiva di gruppi e movimenti che con le loro strutture chiedono di aderire formalmente al partito. Si tratta di una innovazione utile per aprire le porte ad organismi spesso ai margini della vita del Partito pur essendo di area socialista. Per un partito dalle porte aperte, la elaborazione delle scelte non può che essere aperta.
Nelle fasi di elaborazione della linea politica generale, viene richiesta la partecipazione in condizioni di parità di rappresentanze di associazioni od istituzioni ovvero di singoli che appartengono a spazi culturali ideali e civili ricadenti nell’area del socialismo democratico.
In direzione di una funzione di controllo da parte degli iscritti diventa auspicabile che si proceda ,tra l’altro, in due direzioni:
1. Rigidità del rispetto delle scadenze congressuali evitando rinvii e spostamenti;
2. Voto congressuale dell’iscritto a scrutinio segreto e voto politico palese dei delegati eletti. Vanno evitati per il futuro accordi tra componenti sulla testa degli iscritti.
Risultano necessari nella vita del partito meccanismi chiari e regole certe per lo svolgimento dei Congressi a tutti i livelli.
Altrettanta certezza occorre per garantire:
1. la democrazia interna;
2. gli spazi utili per l’organizzazione del consenso;
3. l’agibilità politica e le garanzie per il dissenso;
4. la partecipazione e formazione democratica delle decisioni.
Va fatto ogni sforzo per evitare divisioni e superare le contrapposizioni congressuali con una sintesi politica delle varie posizioni. Un Partito debole necessita di una piattaforma unitaria e di gruppi dirigenti disponibili all’unità e non solo a livello di esercizio verbale.
Difendere il proprio orticello non ha più senso e si corre il rischio di condannare il partito ad essere di nicchia e a non avere una vocazione maggioritaria come si addice ad un partito di lavoratori e che si chiama socialista. La unità la si raggiunge con la volontà dei singoli e non con una norma statutaria, per questo bisogna scoraggiare la esasperazione del dissenso e la degenerazione del frazionismo e contemporaneamente consentire a tutti di accedere agli strumenti del partito per ogni iniziativa politica compresi gli strumenti di divulgazione quali la stampa, i siti internet etc.
Per ogni dibattito interno deve essere consentito l’utilizzo delle sedi del Partito con la disponibilità degli strumenti per l’organizzazione dello stesso. Risulta chiaro che dopo gli utili confronti e dibattiti deve essere fatto obbligo a tutti ad eseguire le disposizioni politiche e programmatiche degli organi dirigenti, le deliberazioni vanno adottate con il voto maggioritario dei presenti,ma deve essere garantita la convocazione regolare contenente un preciso Ordine del Giorno,parimenti deve essere redatto per ogni seduta un regolare verbale.
E’ auspicabile che il nuovo Statuto che sarà approvato dal Consiglio Nazionale preveda una norma per la presentazione delle candidature ai vari livelli con un quorum di firme utili per l’abbisogna e con un numero di candidati almeno il doppio di quelli da eleggere , esaltando il senso di democrazia interna. Per i provvedimenti di disciplina, da considerare non consoni alla natura di un partito che propugna la fratellanza, è utile affidarli alla sede politica di livello superiore non implicata nella diatriba che prevede l’intervento disciplinare.
LE STRUTTURE DEL PARTITO
Si conferma la validità delle strutture organizzative su basi territoriali, a queste vanno aggiunti nuovi strumenti di penetrazione della nostra proposta politica. Ogni trasformazione delle strutture non può che essere graduale. Per iniziare a valutare gli aspetti organizzativi del Partito, bisogna rilevare che il momento regionale è da considerare ottimale ed utile per il coordinamento delle varie strutture sul territorio.
Si tratta ora di approfondire e riposizionare le funzioni dei Comitati regionali riconoscendo ad essi le competenze primarie per le materie delle Regioni in campo politico-amministrativo. I Comitati regionali dovranno avere poteri decisionali e di coordinamento delle presenze socialiste negli Enti locali, avere il controllo del tesseramento e dell’organizzazione sul territorio, provvedere alla formazione dei quadri e delle liste ai vari livelli di concerto con le strutture sottostanti. Sara utile per loro dotarsi di un Centro Studi per la elaborazione della politica regionale.
Le Federazioni dovranno essere al servizio delle iniziative delle realtà periferiche. Le Federazioni potranno avere competenza provinciale, in caso di territori limitati, od essere territoriali per svolgere al meglio la loro funzione. Dovranno, altresì, agire nel settore della stampa e propaganda e nell’organizzare la proiezione politica del partito nella società. Infine sarà loro impegno coordinare le presenze socialiste del territorio nei sindacati e negli organismi di massa.
Per le Sezioni va confermato il loro livello territoriale, mentre per le grandi città risulta utile un Coordinamento cittadino con appositi organi dirigenti. Per evitare la deprecabile situazione delle sezioni chiuse, viene fatto obbligo lo svolgimento di almeno due riunioni mensili.
Il censimento delle sezioni, della loro eventuale situazione patrimoniale e delle strutture disponibili, nonostante le sollecitazioni, va a rilento. Si auspica che la Conferenza di Organizzazione, al termine dei lavori, possa avere il quadro completo di tali forme associative.
Diventa assolutamente necessario riprendere il contatto sui posti di lavoro e con il territorio. L’esempio della Lega Nord, partito di organizzazione e non di opinione, che ha fatto la sua fortuna politica con il contatto con la gente, deve servirci a riprendere la nostra tradizionale abitudine di essere presenti nelle fabbriche, nelle campagne e negli uffici, magari insediando Sezioni aziendali, con le stesse prerogative delle sezioni territoriali.
Viene da più parti la richiesta di formalizzare la esistenza degli Attivi di Partito e le Conferenze dei Segretari, a tutti i livelli.
La Federazione Giovanile Socialista deve rilanciare la sua iniziativa e presenza politica nel Paese attraverso una vera rifondazione che si realizzi con un congresso fondativo.
Il ricambio generazionale ai vertici del Partito non può che passare utilizzando le risorse umane esistenti tra i giovani socialisti che non devono creare un doppione del partito ma avere, con il tesseramento unico, le stesse prerogative e gli stessi obblighi di tutti i militanti socialisti.
Utilizzare tutte le risorse umane significa anche chiedere la collaborazione dei numerosi compagni che nel passato hanno ricoperto incarichi politici ed istituzionali. Si potrebbe costituire una Consulta degli ex-parlamentari disponibili a dare il loro contributo di esperienza nei momenti di difficoltà della iniziativa socialista.
ORGANISMI DI MASSA E FORME ASSOCIATE
Particolare attenzione va riservata agli organismi di massa e a tutte le forme associate nelle quali,in qualche modo,vi è una presenza socialista. Sono esperienze da valorizzare poiché hanno un reale radicamento nella società. In particolare vicino al partito sono rimaste l’UCI (Unione Coltivatori Italiani) e l’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport), ovvero gran parte dei loro gruppi dirigenti.
Tali Organizzazioni nell’ultimo decennio non hanno avuto contati con il partito per un colpevole atteggiamento della dirigenza socialista. Oggi il filo si può riannodare e sono in corso proficui contatti per una ripresa della collaborazione. Ultimamente è stata ricostituita la Lega delle Donne per il Socialismo attraverso un a riuscitissima Assemblea costitutiva. Tale Organismo nel mese di gennaio prenderà a funzionare regolarmente con la dirigenza di cui vorrà dotarsi.
Parimenti è stato celebrato il Congresso Fondativo dell’ASCI (Ass. dei Socialisti Cattolici Italiani) che ha sgombrato il campo da ogni falsa interpretazione elaborando una propria tesi di laicità e di appartenenza al movimento socialista con forte critica alle interferenze delle gerarchie ecclesiastiche nelle materie di assoluta pertinenza dello Stato. Abbiamo accettato con umiltà una lezione di stile e di qualità politica.
Nel campo degli organismi chiamati impropriamente unitari ,la presenza socialista è residuale; occorre che il partito riprenda ad operare nel settore degli artigiani e dei commercianti per recuperare i pochi compagni che con sacrificio operano ancora in tali strutture.
Nel mondo sindacale è sicuramente finito il collateralismo organico ma è sempre forte, in particolare nella CGIL l’influenza politica del Partito di riferimento. Lo sciopero politico del 12 Dicembre lo sta a dimostrare. Il PS deve essere compatibile con tutti i sindacati democratici ed operare per riprendere con loro un rapporto di collaborazione.
STRUTTURE DI LAVORO.
Vanno ripensati gli organismi del partito che elaborano il programma politico e gestiscono le strutture del Partito. Potrebbe essere utile la creazione di un numero di dipartimenti con a capo tutti i membri della Segreteria nazionale. Ogni dipartimento potrebbe a sua volta organizzarsi in Sezioni operative.
La creazione di Commissioni di Elaborazione,anche aperte agli esterni, servirebbe a meglio definire una piattaforma programmatica. Potrebbero essere individuati non più di quattro settori in cui far operare dette Commissioni:
1. Economica;
2. Sociale e Formazione;
3. Istituzioni;
4. Cultura.
Alle Commissioni dovrebbero partecipare tutti i componenti del Consiglio Nazionale, come accade in Parlamento per le varie materie, in modo da dare a tutti un ruolo e non chiedere la partecipazione alle sole riunioni generali. Tale schema potrebbe essere riproposto a livello regionale. Il Partito ha bisogno di investire nella formazione dei quadri.
Le strane candidature del PD di giovani donne che dopo elette dichiarano candidamente di non saper di politica, portano acqua al mulino dell’anti-politica. I giovani impegnati nel partito devono poter accedere ad un qualche tipo di formazione che li possa mettere in condizione di ricoprire incarichi di vertice sia nel partito che nelle istituzioni. Un partito giovane crea consenso e simpatia.
E’ necessario instaurare un rapporto nuovo tra il Partito e quelli che operano nel campo della ricerca culturale e scientifica, anche al fine di superare la contraddizione tra politica intesa come prassi quotidiana e cultura intesa come ricerca e riflessione a più lungo termine. Guardare al futuro non significa dimenticare la nostra storia.
E’ auspicabile che vi sia un rilancio della stampa socialista, a cominciare da Mondo Operaio, al periodico di vita interna “Il Compagno”, al rafforzamento dei vari siti telematici socialisti.
E’ auspicabile che attraverso un appello del Segretario del Partito si possa realizzare, con il materiale offerto dai compagni, ovunque collocati, un archivio storico, recuperando quanto si riteneva andato perso, e dare un senso alla nostra continuità storica.
In queste settimane siamo tutti mobilitati per la raccolta delle firme per la presentazione delle nostre quattro proposte di legge di iniziativa popolare nonché per la campagna per il tesseramento 2008. Il Partito a voi tutti chiede un ulteriore sforzo per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati.
Il Partito Socialista, unico detentore certo della rappresentanza del socialismo europeo, soprattutto dopo la sceneggiata degli ex-compagni del PD che per firmare il Manifesto di Madrid hanno dovuto risuscitare un partito defunto quello quale dei DS, tra pochi mesi dovrà affrontare una impegnativa prova elettorale per le elezioni amministrative ed europee.
Ci avevano dato più volte per morti, hanno tentato di annientarci, noi come l’araba fenice siamo ritornati a combattere nell’arena della politica. Sappiamo di avere molte difficoltà e molti problemi, ma sappiamo anche che non ci arrenderemo mai ed il nostro orgoglio è più grande che mai. Viva il Partito socialista!”

Così sappiamo che l’orgoglio dei tenutari del potere e della simbologia socialista non corre il rischio di decrescere .Bravi !
Adesso non resta che andare in cerca di chi ,con umiltà ed operosità , sappia contribuire a proclamare ed affermare idee socialiste ….osservando con attenzione , al di là delle casacche ,chi davvero promuove nel nostro Paese libertà ,giustizia sociale ed economica , riconoscimento dei valori alla base di una società moderna e progressista.Non schiava degli oligarchi sedicenti democratici…
Beata gioventu!