Edizioni ISBN, febbraio 2014 (disponibile anche in e-book)
“La Ragazza dei Cocktail” forse oggi non fa più scandalo ma ha una forza narrativa potente, meno torbida di quella del Postino e più mediata dalla logica della protagonista narrante.
Una bella sorpresa il caso letterario di “La Ragazza dei Cocktail”, il romanzo di James Malhallan Cain uscito postumo in America lo scorso anno e un po’ in sordina anche in Italia. Protagonista una femme fatale come da tempo non se ne incontravano nella letteratura noir.
Cain, noto per essere l’autore di “Il postino suona sempre due volte” e di “La fiamma del peccato”, sceneggiato per Hollywood con Chandler, lavorò negli ultimi anni della sua vita a questo romanzo, ma morì nel 1977 prima di considerarlo davvero concluso.
La storia è raccontata in prima persona dalla giovane protagonista Joan Medford, che si presenta al lettore il giorno del funerale di suo marito, un ubriacone violento morto in un incidente, la cui dinamica non convince del tutto la polizia. Joan non solo è giovane e sveglia, ma è anche incredibilmente bella e sensuale e sa dosare con discreta malizia le sue doti. Della coppia di poliziotti che segue il caso uno soccombe al fascino della sua freschezza ambigua trovandole un lavoro, l’altro la perseguiterà fino alla fine della intricata vicenda.
La giovane e bella vedova ha un obiettivo preciso: risolvere la sua drammatica situazione economica e offrire una vita serena e sicura al suo bimbo di soli 3 anni, togliendolo dalle sgrinfie della cognata ostile. Il nuovo lavoro di cameriera in abiti succinti presso il Garden of Roses le assicura mance cospicue e un buon salario. Tra i clienti ammaliati dalle sue gambe perfette e dal suo caratterino un anziano uomo d’affari ricchissimo, condannato dall’angina pectoris, e un giovane sexy, sfrontato e irruente.
Ben presto Joan si trova a dover scegliere tra l’agiatezza garantita da un matrimonio di convenienza con l’anziano e malato pretendente, o una vita precaria con il giovane focoso.
Non dimentichiamo che ci troviamo nella provincia americana degli anni sessanta, moralista e ipocrita, e Cain non lesina nel dipingere questo mondo fatto di mogli spietatamente ‘per bene’, di cameriere compiacenti, di media propensi a condannare un presunto colpevole e di serene villette col prato all’inglese, senza mai cedere alla tentazione di schierarsi, ma al contrario rivelandone senza giudicare i lati peggiori.
Man mano che compie le sue scelte spinta dal suo pragmatismo Joan si trova, in un crescendo di suspense, invischiata in inevitabili complicazioni, che la mettono seriamente in pericolo. Il finale garantisce al lettore una ricostruzione credibile dei passaggi fino alla soluzione del caso, ma non lo libera al tempo stesso dal dubbio: avrà raccontato la verità la bella Joan?
In coda al racconto si trova una postfazione dell’editore americano: Charles Ardai ricostruisce la caccia al manoscritto durata anni, ci offre gustosi dettagli sul lavoro complesso di editing, avendo dovuto scegliere tra le numerose varianti lasciate dall’autore, chiarisce piccole incongruenze e soprattutto delinea per il lettore distratto la figura di questo romanziere messo forse un po’ in ombra dai suoi contemporanei universalmente osannati come Raymond Chandler o Dashiell Hammet. I romanzi di Cain facevano scandalo e irritavano i benpensanti, ma affascinavano i lettori che ne decretarono il grande successo.
“La Ragazza dei Cocktail” forse oggi non fa più scandalo ma ha una forza narrativa potente, meno torbida di quella del Postino e più mediata dalla logica della protagonista narrante. Il lettore dei giorni nostri non può che rimanerne fatalmente incantato.

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