
Eccola qui, la cronaca del fallimento universale, stampata sulla sabbia infuocata del valico di Rafah. Le Nazioni Unite alzano bandiera bianca. Battono in ritirata. L’ONU dichiara ufficialmente che “la situazione nei Territori Palestinesi Occupati è fuori controllo” e abbandona il confine, rinunciando ad accogliere i disperati che cercano di rientrare in quella gabbia chiamata Gaza.
Che colossale, prevedibile, ipocrita disfatta.
Vederli andar via, quei funzionari con le loro cartelle d’ordinanza e le loro auto bianche immacolate, fa salire la rabbia alla gola. Se ne vanno perché le regole del gioco sono saltate. Se ne vanno perché Israele ferma, perquisisce e arresta perfino le donne malate di cancro che tentano di varcare quel cancello di ferro. E di fronte ai mitra e alla ferocia di una guerra che ha polverizzato ogni briciolo di diritto umano, la grande burocrazia del mondo che fa? Si gira dall’altra parte. Chiude i registri. Lascia il campo.
Volete sapere cos’è Rafah oggi? È un mattatoio a cielo aperto sospeso nel nulla, dove un milione e mezzo di anime si accalcano contro un muro di cemento, strette tra le bombe che piovono dal cielo e una porta d’acciaio che l’Egitto tiene blindata con la stessa spietatezza di un carceriere. È l’imbuto della fine del mondo. Lì dentro si muore di fame, si muore di sete, si muore perché un pezzo di ferro ti squarcia il petto mentre aspetti un pugno di farina che non arriverà mai.
E l’Occidente? L’Occidente guarda i telegiornali masticando la cena, comodamente seduto in poltrona. Esprime “viva preoccupazione”. Firma risoluzioni buone per incartare il pesce al mercato. Abbiamo allevato una generazione di codardi che confonde la kefiah portata a mo’ di sciarpa nelle università con il coraggio, e i distinguo diplomatici con la giustizia. Intanto, su quella striscia di terra sterile, si consuma il funerale della nostra civiltà.
Non ci sono più fazioni da difendere in questo inferno, ci sono solo carnefici accecati dal delirio del potere e vittime sacrificali. C’è la rabbia di chi vede che la forza bruta ha vinto ancora una volta sulla pietà. Quando l’ultimo convoglio delle Nazioni Unite avrà superato la polvere di Rafah, lasciandosi alle spalle il silenzio dei giusti e le urla dei condannati, resterà solo una verità nuda e spaventosa: in quella terra nessuno è più sotto controllo. E noi, a guardare, siamo diventati tutti complici.
Giuseppe Basilico

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