
La quarta chiusura dell’Unità non è soltanto il fallimento di una storica testata. È il simbolo della crisi di un modello di informazione che non è riuscito ad adattarsi ai tempi.
Per decenni l’Unità è stata la voce di una parte importante della sinistra italiana. Ha avuto un ruolo nella storia del Paese e nessuno può negarlo. Ma il prestigio del passato non basta a garantire il futuro.
Oggi i lettori sono cambiati. Non esiste più il monopolio dell’informazione. Chiunque può confrontare fonti, leggere giornali di orientamenti diversi e verificare i fatti in tempo reale. La fedeltà ideologica conta sempre meno. Contano credibilità, coerenza e capacità di raccontare la realtà senza filtri.
Ed è proprio qui che una parte del giornalismo ha perso il contatto con il proprio pubblico. Troppo spesso l’informazione ha dato l’impressione di voler adattare i fatti alla narrazione, invece di fare il contrario.
Anche alcuni volti noti hanno contribuito a questa perdita di fiducia. Il caso di Piero Sansonetti è significativo. Sulla guerra di Gaza il suo racconto è cambiato profondamente nel giro di pochi mesi, passando dal riconoscimento del diritto di Israele a reagire dopo il massacro del 7 ottobre a una linea quasi interamente concentrata sulle responsabilità israeliane. Cambiare idea è legittimo. Farlo seguendo il vento del momento lo è molto meno agli occhi dei lettori, che oggi hanno memoria e possono verificare tutto.
La quarta chiusura dell’Unità non racconta quindi soltanto una crisi economica. Racconta la fine di un modo di fare informazione basato sull’appartenenza politica più che sulla capacità di interpretare una società che è cambiata molto più rapidamente delle sue vecchie categorie.
Le idee non muoiono perché vengono sconfitte da altre idee. Muoiono quando smettono di leggere la realtà. Ed è probabilmente questa, più dei conti in rosso, la vera ragione dell’ennesima chiusura dell’Unità.
¡Hasta la vista, compañeros!
Piero Terracina

Il problema è che non esiste più una sinistra da trent’anni a questa parte, in Italia.
Esiste un unico immenso campo di destra più o meno estrema, più o meno fondamentalista, composta da gente che potrebbe benissimo fare spettacolo e si renderebbe molto più utile.
I giornali cartacei non li legge più nessuno perché deformano la realtà.
È cosa nota e il loro finanziamento pubblico andrebbe abolito (come propone Di Battista, il cui referendum, molto ignorato dai media, ho orgogliosamente firmato).
L’unico giornale cartaceo serio rimane Il Fatto. E non pensavo l’avrei né mai detto, né mai acquistato.
Ma è l’unico non ipocrita, non prende finanziamenti pubblici e è obiettivo.