Oggi “é un nuovo giorno in America” ha dichiarato Joe Biden nel corso della Cerimonia di insediamento. Il presidente Biden e la sua vice Kamela Harris hanno davanti un compito immenso che affronteranno avvalendosi di una eccellente squadra di governo.
In politica interna la più grande sfida é riconquistare la fiducia verso il sistema democratico americano di decine di milioni di cittadini che hanno espresso il loro malumore votando Donald Trump. Qui i nodi cruciali sono la frattura anche socio culturale tra aree urbane e rurali, il risentimento degli anziani blue collar per i trasferimenti delle fabbriche in Cina, nonché le rinnovate tensioni innescate dai suprematisti bianchi contro gli afroamericani e i latinos.
Più in generale negli ultimi venti anni – soprattutto dopo la grande crisi del 2007/2008 – ha determinato un aumento delle diseguaglianze mettendo in evidenza la carenza di efficaci politiche sociali, sanitarie ed educative. Negli Stati Uniti (ma anche in Europa, in India e nei paesi asiatici e africani caratterizzati da regimi democratici) é imperativo affermare un solido binomio tra democrazia e una base dignitoso welfare.
La pandemia con i suoi 400.000 morti negli Stati Uniti e gli 80.000 in Italia é la conferma inequivocabile che la democrazia deve essere più attenta ai diritti sanitari e sociali delle persone. Il declino della democrazia non si ferma senza una robusta iniezione di welfare, naturalmente finalizzato al lavoro e non a elargizioni a pioggia puramente assistenziali (per i più giovani ricordo l’ Italia degli anni sessanta con il boom pensioni di invalidità che nel mezzogiorno surrogavano la mancanza dell’ indennità di disoccupazione). .
In politica estera per Joe Biden e Kamala Harris la fiducia da riconquistare é innanzitutto verso le democrazie europee e asiatiche che Trump ha volutamente tenuto ai margini della politica americana. Trump aveva scommesso su un nuovo bipolarismo in cui si creasse un patto di ferro tra Stati Uniti e Cina. Ma senza capire che la Cina non era in grado neppure sul piano economico di aprirsi sul serio agli investimenti stranieri garantendo adeguate misure di protezione senza mettere a rischio il sistema. La Cina non era ancora matura – almeno nella percezione del Politburo del Partito Comunista Cinese – di abolire la censura sulla informazione economica , di mitigare la sorveglianza tecnologica di massa, di promuovere le libertà economiche cosi come quelle sindacali e religiose.
Lo spettro della Polonia e di Solidarnosc, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia sono ancora molto vivi nella memoria del Partito Comunista Cinese che alla fine dei conti é il vero collante del regime di Pechino. Per la classe dirigente cinese la formula “Opening Up” non era un’invenzione, ma significava il lento avvio di caute riforme sperimentali all’insegna dei piccoli passi. della moderazione. Da qui la rottura con Washington e l’avvio di una guerra commerciale di carattere bilaterale.
Gli amici e gli alleati degli Stati Uniti non sono stati coinvolti da Trump nel duro negoziato con La Cina ed irritati dall’atteggiamento di Washington sono rimasti alla finestra. Joe Biden viceversa ha ricordato che il contenimento della Cina é più efficace se gli Stati Uniti lo esercitano d’intesa con gli alleati: insieme essi rappresentano il doppio del PIL della Cina. Per inciso non si deve neppure enfatizzare troppo la crescita cinese post pandemia se si pensa che nel 2020 il tasso di crescita del PIL é stimato in 2,5 il più basso registrato dal 1976.
Il totalitarismo cinese, favorito dalle nuove tecnologie digitali é stato definito dalla NATO come una minaccia grave ai valori e ai programmi dell’Alleanza. Tuttavia esso si presenta molto più solido sul piano economico rispetto al totalitarismo sovietico. Esso si colloca in un mondo molto diverso e sin troppo interdipendente. Da qui nasce l’idea di Biden di una alleanza di tutte le democrazie del mondo per coordinare una strategia comune nei confronti dei regimi illiberali
In un contesto come quello delineato – ancora profondamente diviso tra democrazie e totalitarismi – é imperativo che gli Stati Uniti e l’ Unione Europea affrontino insieme il confronto con una grande potenza come la Cina e con la stessa Russia.
Joe Biden e Kamela Harris ricostruiranno velocemente la fiducia con i membri della NATO e della Unione Europea. Ci saranno fisiologici distinguo, ma é ragionevole pensare che solo l’ Ungheria e la Turchia si metteranno di traverso. Sono paesi caratterizzati da una crescente influenza del Dragone Cina in ambiti strategici: 5G e broad band per le telecomunicazioni, reti mediatiche e tecnologie digitali in campo editoriale, infrastrutture ferroviarie e aereoportuali e last but not least politica sanitaria con particolare attenzione ai piani di vaccinazione. Per inciso l’ efficacia del vaccino cinese Sinovac merita una verifica scientifica indipendente promossa dalla UE in seguito ai recenti e deludenti test in Brasile. .
Per valutare la capacità dei leader di vincere le sfide le biografie sono importanti. Joe Biden appare credibile per due ragioni. Nella sua lunga carriera politica ha ammesso gli errori compiuti scusandosi con cittadini ed elettori per averli commessi. E’ un caso raro; ma proprio perché non si é vergognato di ammettere i propri errori ha potuto riprendere le sue battaglie con la fiducia delle persone e dunque con maggiore grinta di prima. Un ulteriore peculiarità della sua storia politica é l’insolito mix di determinazione e empatia; probabilmente esso nasce dalla esperienza familiare in cui ha più volte conosciuto il dolore e attraversato la sofferenza umana trovando la forza di reagire.
Ma quali sono le implicazioni dells Presidenza Biden per l’Italia? E’ una bella domanda a cui é non é facile rispondere. E’ cosi difficile che il Presidente Conte nella sua comunicazione alla Camera del 18 gennaio non solo non l’ha affrontata, ma si é persino dimenticato di citare i fatti: la sconfitta di Trump e la vittoria di Joe Biden. Non solo, ma nel suo discorso – dopo il rituale accenno all’alleanza con gli Stati Uniti – ha espresso in modo un po’ fumoso con enfasi retorica l’importanza del ruolo della Cina e la necessità di una qualche forma di apertura, senza il minimo accenno alle criticità esistenti: repressione dei ragazzi di Hong Kong, arresti di 40 dissidenti, persecuzione delle minoranze turche e uigure nello Xinghiang, lavoro forzato per le donne compreso.
Questo passaggio del Presidente de Consiglio ha colpito gli osservatori perché l’apertura auspicata é già un assai discutibile dato di fatto. Dal 2018 i Governi Conte 1 e Conte 2 hanno già la spalancato la nostra penisola alla penetrazione commerciale per il 5G e la fibra ad operatori telefonici cinesi (Wind tre/Hutchinson) e svizzeri (Fastweb/SwissCom) che – come Open Fiber – si avvalgono in misura significativa di fornitori tecnologici cinesi come Huwaei e ZTE.
Questa apertura si collega ad una crescita di importazioni dalla Cina favorita dagli incentivi del governo. Mi riferisco cellulari, videocamere, PC e apparati provenienti dal Dragone quali Honor, Inspur, Oppo, Lenovo, Xiamoi, ecc. Sono tra parentesi gli stessi che Pechino che il regime di Pechino utilizza per la sorveglianza di massa. A ciò si aggiunge che le leggi cinesi impongono alle aziende che operano all’estero di fornire i loro flussi informativi e le informazioni contenute nei loro data center agli apparati governativi e di sicurezza di Pechino. L a questione non é dunque pone delicati temi politici e costituzionali per una potenziale violazione dei valori di libertà sanciti dalla Carta e dal Diritto dell’Unione Europea.
Il silenzio di Conte su Biden ha suscitato la curiosità delle cancellerie e allarmato settori determinanti della sua maggioranza. Perché ignorare il nuovo Presidente degli stati Uniti?
Una volta accertato che non si trattava di un refuso né di un lapsus del valente consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio molti hanno suggerito a Conte di correggere il tiro.
Si é pertanto determinato un precedente curioso. Il 19 gennaio nella sua comunicazione al Senato ovvero nel giro di 24 ore Giuseppe Conte ha cambiato opinione in materia politica estera. Ha dichiarato che l’ Italia preparera’ il G20 insieme agli USA di Joe Biden (mai citato nella comunicazione della mattina del giorno prima alla Camera). E non solo Conte ha aggiunto che in una postura euro atlantica l’ Italia intende definire con Stati Uniti e UE un approccio unitario verso la Cina, coerente con i valori costituzionali delle democrazie. Sarà interessante vedere se queste posizioni saranno applicate in Italia alle tecnologie digitali 5G e alle reti mediatiche e di telecomunicazioni di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti. Qualcosa si sta muovendo anche per quanto riguarda l’editoria italiana (che subisce una rilevante influenza cinese) a cui potrebbero applicarsi le norme del Golden Power. Resta il mistero del perché Giuseppe Conte abbia cambiato il suo pensiero? Nel giorno del giuramento di Biden anche Zingaretti in contrasto con le posizioni del suo consigliere Goffredo Bettini parla per la prima volta della necessità di rilanciare un nuovo atlantismo!
Cercheremo di capire meglio le ragioni della repentina svolta di Conte, ma quello che é certo che essa e’ stata gradita da una bella fetta del PD da Italia Viva e dalla stessa Forza Italia. Appare assai piu’ ostica da digerire per LEU, per art 1 di Massimo D’ Alema e soprattutto per Beppe Grillo e per la maggioranza delle correnti del Movimento 5stelle. Ma la politica non finisce mai di sorprendere. Un grande sostenitore dell’apertura italiana a Pechino Davide Casaleggio intervista sul blog dei 5 stelle un MInistro di Taiwan, il peggiore dispetto alla RPC. E non basta Matteo Salvini ha deciso che non si sente più a casa a Mosca al punto chi chiedere la liberazione di Navalny. senza una politica estera lungimirante e seria l’Italia non va da nessun parte. E anzi se non stiamo tutti con gli occhi ben aperti, i finanziamenti europei potrebbero finanziare i nostri competitor e favorire cosi i regimi illiberali. Qualunque sia l’esito della crisi politica con la collocazione euro atlantica dell’Italia dovrà essere nuovamente la stella polare dell’ Italia. Renzi o non Renzi, Conte o non Conte, Zingaretti o non Zingareti con la politica internazionale si deve smettere di scherzare per non compromettere in modo irreversibile la credibilità dell’Italia ed il futuro dei nostri figli e nipoti.
Marco Mayer

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