Diciamo la verità: ci ha provato e riprovato a tappare ogni buca, fessura, crepaccio con riforme e con uomini, ma il rosso profondo in Vaticano aumentava. Qualche errore nella scelta degli uomini o a volte gli stessi che incorrevano in vicende innominabili come il card Pell facendo fuori i più competenti. Un male che data da lontano e aggravato sotto la guida di Bergoglio, in parte per il discredito in cui si trova l’Istituzione chiesa, in parte per una congiuntura economica che non risparmia nulla e nessuno. Ma se il Vaticano piange, molte comunità secolari e ecclesiastiche conservano segretamente grandi patrimoni che gelosamente non amano mostrare neppure a Bergoglio. Senza considerare il patrimonio immobiliare non soltanto di Roma e d’intorni, ma in tutta Italia gestito e ancor più conservato malamente. In qualsiasi città abitiate potrete rendervi conto, soltanto se siete un po’ addentro all’immobiliare, che ricchezze detengono le diocesi. Senza considerare la “Misericordia” che, se bene associazione indipendente non avrebbe difficoltà, disfando la proprietà immobiliare, aiutare Bergoglio in tali frangenti. Nel 2018 su 300 milioni di budget risulta un disavanzo di 70 milioni ed anche lo IOR denuncia una minor salute. Dopo la fuoriuscita di Pell, sia dalla cinquina di cardinali osservatori-gestori dello IOR, sia dall’immobiliare romana, nel 2017, il sostituto Reinhard Marx, nonostante i tagli e le proposte messe in opera, tale è il risultato sbilanciato. Come in ogni amministrazione deficitaria, Marx nello Stato del Vaticano, ove si annidano circa 5.000 dipendenti, ha stretto i cordoni a costoro, lasciando i manager laici a godere ricchi stipendi tali da far ingelosire le alte sfere tonacate di rosso che lavorano per una miseria. Lavorano è un eufemismo, anche la redditività di manager e impiegati lascia molto a desiderare. Poi un ‘ultima deficienza, Papa Bergoglio sarà amato e osannato dagli ultimi che sono sempre in cima ai suoi pensieri, ma gli altri? I liberali, la classe media, per non parlare di quella alta non passa un momento che non le disprezzi quali portatrici di gnosi spuria, pelagianesimo (Placuit Deo della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede del 1.3.2018). Imprenditori interessati, secondo il Papa, soltanto al proprio utile. Senza considerare che proprio quella classe sociale implementasse maggiormente le casse vaticane con le sue liberalità, anch’esse in profondo rosso nel 2019.
Ultima considerazione: si può anche condannare la classe imprenditrice, poiché come sostiene Bergoglio non distribuisce alla fonte parte degli utili ai lavoratori, senza attendere il riequilibrio delle tasse, per gestire una nuova forma di capitalismo cristiano, ma il primo esempio deve pur venire dalla gestione vaticana, altrimenti come sempre si predica bene ma si razzola male.
Guglielmo Adilardi

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