• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La politica che non vede, non ascolta, ma parla, parla, parla 

Il politico del territorio, quello eletto nel collegio sotto casa non è che avesse una vista d’aquila, un udito da pipistrello e parlasse come la Treccani. Aveva però una qualità oggi diventata merce rara: conosceva il territorio e soprattutto sapeva che prima o poi avrebbe dovuto tornarci. Aveva quella sensibilità accompagnata da quel sano opportunismo che obtorto collo lo costringeva ad ascoltare, promettere e qualche volta persino mantenere la parola. Sapeva infatti che se non l’avesse fatto gli elettori gli avrebbero fischiato sotto casa.

di Angelo Santoro | 8 Ottobre 2026

Il politico del territorio, quello eletto nel collegio sotto casa non è che avesse una vista d’aquila, un udito da pipistrello e parlasse come la Treccani. Aveva però una qualità oggi diventata merce rara: conosceva il territorio e soprattutto sapeva che prima o poi avrebbe dovuto tornarci. Aveva quella sensibilità accompagnata da quel sano opportunismo che obtorto collo lo costringeva ad ascoltare, promettere e qualche volta persino mantenere la parola. Sapeva infatti che se non l’avesse fatto gli elettori gli avrebbero fischiato sotto casa. E se si fosse rifugiato a Roma prima o poi qualcuno avrebbe trovato il modo di ricordargli le promesse non mantenute. Peggio ancora: la sua poca serietà sarebbe stata rinfacciata alla famiglia, al bar, al circolo, al mercato. Insomma la politica aveva ancora un luogo fisico nel quale rendere conto delle proprie azioni. Poi è arrivata la politica moderna, quella che ha trasformato il parlamentare in un soldatino agli ordini del generale di turno. Con l’avvento del finto premierato inventato dal Cavaliere non è cambiata soltanto la percezione della politica: è cambiato il rapporto tra eletto ed elettore. Gli ufficiali dell’esercito politico hanno cominciato a essere scelti dai generali. Ergo dai segretari dei partiti. E questo accade ancora oggi. Perché se non ti mettono in lista puoi anche essere il miglior politico del mondo ma resti a casa. L’unica alternativa è fare un partito tutto tuo come ha fatto Berlusconi. Un’operazione che evidentemente ha fatto scuola. Ora il Centrodestra seguendo quell’esempio ha voluto affinare ulteriormente la legge elettorale introducendo cambiamenti destinati a rendere i partiti ancora più monolitici e autoreferenziali. E la cosa checché se ne dica fa comodo anche ai big del Centrosinistra. Perché quando il sistema è costruito per premiare i grandi partiti i piccoli diventano fastidiosi, ingombranti, talvolta persino inutili. Un modo come un altro per scrollarsi di dosso quei movimenti più piccoli che nel bene e nel male hanno custodito una tradizione liberale che oggi nel mondo sembra essere diventata una specie in via di estinzione. Basta guardarsi intorno. Putin, Xi Jinping e in ultimo e inaspettatamente Trump hanno dato ciascuno a modo loro una spinta a un Occidente che continua a definirsi democratico mentre di democrazia, almeno nel senso più nobile della parola, sembra essere rimasto sempre meno. Non so come andrà a finire. E francamente credo che non lo sappia nessuno. Ma un’indicazione di ciò che ci aspetta nei prossimi cinque anni l’avremo già nei mesi a venire quando Italia, Francia e Spagna vedranno una nuova orda di politici parlare dagli scranni dei rispettivi parlamenti sparando sciocchezze portate al cubo. E qui sta il punto. La politica non sembra più avere bisogno di convincere nessuno. Le basta dividere. Non deve più parlare all’elettore che non la pensa come lei: deve parlare a quello che la pensa esattamente come lei. Il consenso non si conquista più necessariamente con le idee, con i programmi o con la capacità di amministrare. Si conquista con una frase ad effetto, una provocazione, un nemico da indicare e possibilmente una telecamera accesa. Così il parlamentare non ha più bisogno di conoscere il territorio. Non deve necessariamente frequentare il mercato, il bar, la piazza, il circolo. Non deve conoscere il nome di chi gli chiede una strada migliore, un ospedale che funzioni o un treno che arrivi in orario. Gli basta conoscere l’algoritmo. Una dichiarazione al mattino, una polemica sui social a mezzogiorno, un passaggio in televisione la sera. E la giornata è fatta. Il problema è che in questo modo la politica rischia di diventare una gigantesca macchina che produce rumore e consuma attenzione ma non necessariamente produce soluzioni. L’elettore intanto è rimasto dall’altra parte. Guarda, ascolta, si arrabbia e sempre più spesso non crede più a nessuno. E quando la realtà presenta il conto c’è sempre un colpevole pronto all’uso: l’Europa, i migranti, la sinistra, la destra, i giudici, i giornali, Bruxelles, i poteri forti o più semplicemente quelli che c’erano prima. L’importante è non fermarsi mai a spiegare perché una promessa non è stata mantenuta. Un’apericena dei contenuti ce la sta offrendo in Italia Vannacci tanto per tornare alla politica nostrana. Una politica che ormai sembra aver sviluppato tre straordinarie capacità: non vedere ciò che accade, non ascoltare ciò che le viene detto e parlare, parlare, parlare. A vanvera. E forse il paradosso è proprio questo: la politica non ha mai avuto tanti strumenti per ascoltare i cittadini come oggi. Social network, sondaggi, televisioni, piattaforme digitali, messaggi istantanei. Può sapere in tempo reale cosa pensa un Paese. Eppure sembra ascoltarlo meno di prima. Perché ascoltare davvero significa anche rischiare di cambiare idea. E cambiare idea nella politica di oggi sembra essere diventato un peccato imperdonabile. Meglio avere sempre ragione. Anche quando si ha torto. Meglio parlare più forte. Anche quando non si ha nulla da dire. E soprattutto meglio non guardare troppo lontano. Perché potrebbe capitare di vedere quello che gli elettori prima o poi potrebbero chiedere di spiegare. E allora sì che tornerebbe utile avere una vista d’aquila, un udito finissimo e magari qualcosa di intelligente da dire.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti