• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La peggiore crisi al mondo per i diritti delle donne richiede solidarietà e azione

L’Afghanistan rappresenta la peggiore crisi al mondo per i diritti delle donne. Le autorità di fatto, i talebani, hanno imposto restrizioni a tutti gli aspetti dei diritti e delle libertà di donne e ragazze. Alle donne e alle ragazze viene negata l’istruzione in base al loro genere: alle bambine di età superiore agli 11 anni è vietato frequentare la scuola e alle giovani donne non è permesso andare all’università.

di Istituto Ispi | 15 Agosto 2026

di Shaharzad Akbar*

“1. La donna è tenuta a coprire tutto il corpo.

2. Una donna dovrebbe coprirsi il viso per prevenire alcuni fitna [disordini sociali o

caos, che di per sé può facilitare il verificarsi del peccato.

3. Anche le voci delle donne (in una canzone, un inno o un recital ad alta voce in un raduno) sono

qualcosa che dovrebbe essere nascosto.

…”

(Articolo 13, Legge sulla propagazione della virtù e la prevenzione del vizio, tradotto dall’Afghanistan Analysts Network)

Se un marito picchia la moglie così violentemente da provocarle una frattura, una ferita aperta o un livido, e la moglie si rivolge a un giudice, il marito sarà considerato colpevole. Il giudice dovrà condannarlo a 15 giorni di reclusione.

(Articolo 23 del Codice penale per i tribunali, tradotto da Afghanistan Analysts Network)

L’Afghanistan rappresenta la peggiore crisi al mondo per i diritti delle donne. Le autorità di fatto, i talebani, hanno imposto restrizioni a tutti gli aspetti dei diritti e delle libertà di donne e ragazze. Alle donne e alle ragazze viene negata l’istruzione in base al loro genere: alle bambine di età superiore agli 11 anni è vietato frequentare la scuola e alle giovani donne non è permesso andare all’università. Dal dicembre 2024, alle giovani donne è vietato intraprendere studi di ostetricia, medicina e infermieristica, le uniche opportunità di istruzione superiore rimaste aperte alle donne. Esistono severe restrizioni alla libertà di movimento, all’abbigliamento e al tempo libero delle donne: sono obbligate a viaggiare accompagnate da un mahram (membro maschile della famiglia) e non possono accedere autonomamente ai servizi sanitari o legali. Saloni di bellezza, palestre e spazi ricreativi sono loro preclusi, le donne devono seguire il codice di abbigliamento talebano in pubblico, che impone loro di coprire tutto il corpo e gran parte del viso. Le donne sono state estromesse dalle cariche governative e giudiziarie e incontrano enormi difficoltà nella ricerca di un impiego: possono lavorare solo in settori limitati, come la sanità, l’istruzione e la gestione di piccole imprese. Dal settembre 2025, alle dipendenti delle Nazioni Unite è vietato l’accesso agli uffici e ai complessi ONU.

L’accesso delle donne alla giustizia è stato gravemente limitato e non esiste alcuna protezione per le donne vittime di violenza, inclusa la violenza sessuale: le ragazze non sono protette dai matrimoni precoci o forzati, non ci sono rifugi o case sicure per donne e ragazze vittime di violenza domestica, le donne non possono ottenere giustizia per gli abusi emotivi, economici e sessuali subiti dai loro partner, la maggior parte delle forme di abuso fisico non è considerata illegale. Solo lividi evidenti o fratture ossee danno diritto a una donna di sporgere denuncia per abuso . Se una donna vittima di abuso indossa abiti prescritti dai talebani, è accompagnata da un parente maschio (ad esempio suo padre, zio o fratello) e si rivolge al sistema giudiziario talebano per sporgere denuncia per gravi abusi fisici, anche se la sua denuncia ha successo, il marito verrà incarcerato solo per 15 giorni e poi rimandato a casa a vivere con lei. 

A causa di queste circostanze estreme, si è registrato un aumento dei casi di malattie mentali e tentativi di suicidio tra donne e ragazze in Afghanistan. Inoltre, il Paese è afflitto da una crisi umanitaria, paralizzato da povertà, fame e mancanza di accesso ai servizi di base, e fatica a far fronte all’elevato numero di deportazioni forzate dal Pakistan e dall’Iran, nonché ora anche da alcune deportazioni dalla Germania e potenzialmente da altri Paesi europei.

Le restrizioni imposte dai talebani alla vita delle donne hanno seguito uno schema di decreti verbali, leggi scritte e un’applicazione sempre più aggressiva e incisiva. Dopo il loro ritorno al potere nel 2021, i talebani hanno inizialmente emanato decreti verbali che annunciavano restrizioni alla libertà di movimento o il divieto di accesso all’istruzione per le ragazze. A questi sono seguiti decreti e ordinanze scritte. Nel luglio 2024, i talebani hanno promulgato la legge sulla promozione della virtù e la prevenzione del vizio, sancendo tali restrizioni in un documento legale. A questa sono seguiti il ​​Codice di procedura penale nel gennaio 2026 e, nel maggio 2026, la legge sulla separazione dei coniugi, oltre ad altre normative. Uno degli scopi principali di queste leggi è garantire l’applicazione uniforme delle restrizioni in tutto l’Afghanistan e reprimere qualsiasi accordo locale che possa offrire alle donne un certo margine di manovra .

I talebani non si limitano a emanare leggi, ma rafforzano anche le istituzioni preposte alla loro attuazione. Il Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio (PVPV), ad esempio, ha la responsabilità principale dell’applicazione della legge contro il vizio e la virtù, inviando pattuglie nei negozi e nei mercati, così come nelle attività commerciali private e nelle scuole, e arrestando e molestando coloro che non rispettano la legge. Un esempio recente risale al giugno 2026, quando la polizia del PVPV ha aggredito fisicamente e arrestato alcune donne per le strade di Herat perché non si conformavano al codice di abbigliamento imposto dai talebani. Inoltre, la Direzione Generale dell’Intelligence dei talebani svolge un ruolo chiave nell’applicazione della legge, arrestando, torturando e facendo sparire i dissidenti, come i manifestanti e coloro che osano mettere in discussione le politiche talebane sui social media.

I talebani hanno aperto migliaia di nuove madrase (scuole religiose) in tutto l’Afghanistan, indottrinando decine di migliaia di giovani donne e uomini, garantendo così la sostenibilità e l’espansione della loro influenza repressiva e inimicandosi, sia le donne che gli uomini, i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Allo stesso tempo, vengono normalizzati e riconosciuti come il governo ufficiale sia a livello regionale che internazionale, compresa l’Unione Europea. I talebani hanno ambasciatori in Cina, Turchia e Uzbekistan e ora gestiscono i consolati in Germania. Nonostante le forti proteste della società civile afghana, i talebani si sono incontrati con l’UE a Bruxelles alla fine di giugno per discutere delle deportazioni. Questa combinazione di crescente repressione e normalizzazione sempre più diffusa è terrificante e devastante per le donne e le ragazze afghane.

Nonostante la crescente repressione, il mondo sta normalizzando la presenza dei talebani, mentre le donne afghane e la società civile e la comunità per i diritti umani afghane rimangono ferme nella loro resistenza. A livello locale, le donne aggirano le restrizioni talebane o le sfidano apertamente per proseguire gli studi a casa o online, per scrivere poesie, creare arte e connettersi con persone in tutto il mondo. Organizzano manifestazioni di protesta nelle proprie case e pubblicano video sui social media . Avviano attività imprenditoriali che danno lavoro ad altre donne. In esilio, le donne afghane colgono ogni opportunità e utilizzano ogni piattaforma, dalle aule del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e della Corte Penale Internazionale ai campi da cricket nel Regno Unito e al Festival Internazionale del Cinema di Tokyo, per far luce sulla situazione in Afghanistan e chiedere giustizia, diritti e solidarietà di fronte all’apartheid di genere . La società civile afghana si impegna nella documentazione, nella ricerca di responsabilità e nella promozione dei diritti in Occidente e nei paesi della regione per smascherare le violazioni e impedire la normalizzazione della situazione. Utilizziamo il diritto internazionale, i quadri normativi sui diritti umani e le competenze islamiche per contrastare i talebani su tutti i fronti. È una battaglia impari e per lo più solitaria, ma le donne afghane non si arrendono. 

Per contrastare l’apartheid di genere dei talebani, la comunità internazionale, ispirata dalla tenace resistenza delle donne afghane, deve andare oltre le semplici dichiarazioni di preoccupazione e istituire un quadro solido e inflessibile per la responsabilizzazione. Gli Stati dovrebbero sfruttare i canali giudiziari esistenti, sostenendo l’indagine della Corte penale internazionale (CPI), agendo in base alla sentenza del Tribunale popolare per le donne afghane ( PTWA) e avviando procedimenti ai sensi di trattati internazionali come la CEDAW presso la Corte internazionale di giustizia (CIG). Inoltre, gli Stati membri delle Nazioni Unite devono rendere pienamente operativo e dotare di risorse adeguate il Meccanismo investigativo indipendente per l’Afghanistan (IIMA), recentemente istituito, per raccogliere, conservare e analizzare le prove per future azioni penali. Infine, qualsiasi impegno diplomatico con le autorità de facto deve rimanere strettamente subordinato al rispetto di parametri dimostrabili in materia di diritti umani, mentre i donatori internazionali devono garantire un sostegno costante e flessibile alle organizzazioni della società civile afghana e istituire percorsi di protezione semplificati per i difensori dei diritti umani, i professionisti del diritto e i giornalisti a rischio.

Shaharzad Akbar

*Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti