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La nuova via della seta come metafora

Oggi nessuno, dei tanti galletti che strepitano allo sbarco giallo nel vecchio continente, ha la forza politica, economica e culturale di arginare il contagio.

di Daniele Marchetti | 18 Marzo 2019

Il tempo in politica è tutto. Si possono avere grandi intuizioni ma senza le condizioni politiche, niente è realizzabile. Tanti, in passato, hanno avvertito ed intravisto l’importanza di varcare la muraglia, ma prima la guerra fredda, poi l’immaturità della classe politica cinese e la reale forza preponderante degli Stati Uniti d’America hanno impedito qualsiasi approccio costruttivo con il sol levante.

Oggi, tutto è diverso. Persino opposto.

Oggi nessuno, dei tanti galletti che strepitano allo sbarco giallo nel vecchio continente, ha la forza politica, economica e culturale di arginare il contagio; l’avanzata dirompente non di un regime, come si tenta di far credere, bensì l’avanzata tracimante di un popolo. Di una comunità grande quanto (e nel caso dell’Europa quattro volte) un continente.

Pensare di limitare questa portata umana (in termini di forza lavoro, know-how, organizzazione) appare miope quanto l’idea di fermare l’immigrazione per fame o guerra.

Anzi, la stessa idea di poter chiudere le porte ad un terzo della popolazione mondiale, appare talmente antistorica ed a-politica da sgomentare.

Quanti poi, anche in queste ore, si stracciano le vesti a denuncia della strategia egemonica della Cina; gli stessi, peraltro, che qualche lustri fa, paradossalmente, santificavano la globalizzazione quale arma per conquistare proprio il gigante asiatico, appaiono diabolicamente ingenui da ignorare come l’egemonia (che non significa necessariamente volontà colonizzatrice) sia nelle cose, nei numeri, nelle energie anche economiche e, sopratutto nella capacità strategica di visione., di prospettiva,

Oggi l’Italia, prima nazione dello storico “blocco occidentale”, è ad un bivio: rimanere ancorata al mondo che fu e che ormai conta pressoché solo sulla carta, oppure tentare di aprirsi al confronto con la realtà immanente ben consapevole dell’importanza storica, culturale e strategica che il  nostro Paese ha da sempre rivestito principalmente nel Mediterraneo ma non solo.

Come un treno la realtà non ammette scorciatoie: o riesci a governarla con coraggio, oculatezza e saggezza o ti schiaccia.

L’Italia come tutto l’Occidente sono di fronte a questa scelta vitale.

Saltare la finestra, stavolta, non è possibile!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: cina, classe politica, forza lavoro, globalizzazione, lavoro, mondo, nazione, regime, stati uniti, treno

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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