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La notte in cui tutte le vacche sono nere

Le continue comparazioni, ora storiche, ora psicologiche, fatte dagli editoriali del Corriere della sera, tra il presidente degli Stati uniti d’America e i dittatori di ieri e di oggi, sono del tutto improprie. Anche se il giudizio sulla personalità dei diversi capi di governo fosse certificato da emeriti psicanalisti, resterebbero le istituzioni. Trump ha vinto e perso le elezioni, e sulla base della legge, fra tre anni tornerà un privato cittadino, quello che è stato per la parte principale della sua vita. Putin da venticinque anni è piazzato al Cremlino, non perché formidabile uomo di governo, ha trascinato il suo paese in un’avventura più lunga della seconda guerra mondiale e di cui ancora non si vede la fine, ma perché ha tacitato con la violenza ogni oppositore.

di Riccardo Bruno | 15 Gennaio 2026

Le continue comparazioni, ora storiche, ora psicologiche, fatte dagli editoriali del Corriere della sera, tra il presidente degli Stati uniti d’America e i dittatori di ieri e di oggi, sono del tutto improprie. Anche se il giudizio sulla personalità dei diversi capi di governo fosse certificato da emeriti psicanalisti, resterebbero le istituzioni. Trump ha vinto e perso le elezioni, e sulla base della legge, fra tre anni tornerà un privato cittadino, quello che è stato per la parte principale della sua vita. Putin da venticinque anni è piazzato al Cremlino, non perché formidabile uomo di governo, ha trascinato il suo paese in un’avventura più lunga della seconda guerra mondiale e di cui ancora non si vede la fine, ma perché ha tacitato con la violenza ogni oppositore. Trump è contestato dal Congresso, dall’opinione pubblica statunitense, persino dal presidente della Fed, più o meno ogni giorno, e questo liberamente. Sarà pure che entrambi disprezzano l’uomo comune, come scrive Panebianco, ma mentre questo sentimento non ha nessuna ricaduta su Putin, l’autocrate russo se ne può fregare tranquillamente, su Trump l’avrà eccome e già nelle elezioni di metà mandato. Anteporre il carattere dei presidenti alle istituzioni che rappresentano, in America, riuscì soltanto ad Abraham Lincoln, che infatti venne ammazzato. In Russia Putin è vivo e vegeto ed i suoi antagonisti sono tutti sotto terra o in esilio.

A rigori non è nemmeno ammissibile un paragone fra Putin e Xi. Intanto Xi, come Trump non ha ancora invaso, militarmente, nessun paese indipendente e non ha nemmeno condotto una guerra di sterminio all’interno della sua nazione. Putin lo fece in Cecenia. Soprattutto Xi ha subito direttamente le epurazioni del partito durante il maoismo, per cui la sua affermazione politica passa attraverso una trasformazione radicale del mondo comunista cinese. Non si può pensare che questo non comporti una differenza profonda rispetto a chi da una poltrona del Kgb, viene catapultato alla presidenza della Russia senza pagare pegno alcuno. Xi vorrà annettere il Taiwan, come Mao, ma ancora non l’ha attaccato e non si può imbastire un processo politico sulle intenzioni. A maggior ragione questo vale per Trump che rivendica la Groenlandia. Quello che si può dire di Trump è che parla a vanvera. Quale che poi possa essere il giudizio sui desiderata di Trump, la Groenlandia è un territorio di due milioni di chilometri quadrati che ospita una popolazione di sessantamila abitanti, non è né il Taiwan, né tanto meno l’Ucraina. Forse un qualche problema oggettivo lo rappresenta e nel dubbio fanno bene gli europei a mandare soldati per presidiarla. Avessero fatto lo stesso in Donbass dopo l’aggressione alla Crimea, forse si sarebbe impedita la guerra.

Se poi si ritiene di dover colpire Trump per discreditare il governo italiano, questa sarebbe una pia illusione. A contrario di quello che ci viene spiegato sempre dal Corriere della Sera, salvo alcune eccezioni, grazie a dio c’é Rampini, la politica americana diverge da quella russa e da quella cinese. Nelle attuali condizioni, con la prima si rischia un conflitto aperto con tutte le conseguenze del caso. Sul Venezuela e l’Iran lo scontro tra americani e russi è totale, mai non fosse abbastanza chiaro che l’Ucraina, da quando c’è Trump, bombarda il territorio russo regolarmente, cosa che prima non le era consentito di fare e il governo italiano ancora non le consente.

Tutte le riserve sulla presidenza statunitense sono lecite ed è comunque difficile trovare un’amministrazione americana a cui l’Europa non abbia mai riscontrato difetti. Obama in teoria avrebbe violato il diritto internazionale bombardando Gheddafi, Bush spodestando Saddam e Clinton Milosevic. Ognuno può avere opinioni critiche a riguardo. Se invece si vogliono invece convincere gli italiani, che questi regimi, russi, cinesi, americani, sono come le vacche nella buia notte, tutte nere, meglio sarebbe scegliere la neutralità e la non belligeranza. Il che è anche una posizione rispettabile, solo che allora non è Trump a voler sciogliere la Nato, o per lo meno c’è anche qualcun altro.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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