L’ira radicale si è abbattuta sul PD. Chiuse le liste, i seguaci di Pannella si sono accorti che i loro candidati non erano stati messi tutti in posizioni blindate. In pratica dei nove posti da parlamentare promessi solo sei erano sicuri. Gli altri tre erano in posizioni incerte se non addirittura molto difficili. Pannella e Bonino sono andati su tutte le furie. Franceschini ha risposto per le rime. Veltroni sta tentando di mediare senza però, almeno per ora, tornare indietro dalle scelte fatte. La Bonino ha addirittura dichiarato che è pronta ricorrere alla magistratura per la violazione del patto. Poi come se non bastasse ha addirittura telefonato al Quirinale, forse invitando Napolitano ad un improbabile intervento sui vertici PD, intervento fortunatamente lasciato subito, da parte del Quirinale, cadere. La questione francamente non ci può interessare di meno. Che i radicali abbiano 9 o 6 o nessun parlamentare per noi, e per tutte le persone di buon senso, è assolutamente lo stesso. Da tempo, purtroppo, i radicali hanno perso la loro spinta propulsiva. Oggi, sempre più spesso, sono ridotti a quello che simboleggia l’icona di Marco Pannella, un rispettabile signore che a dispetto di tutto e di tutti tenta di sopravvivere a se stesso. Patetico. Quindi nessun interesse per come andrà a finire. Ci interessa invece che la questione sia stata sollevata. Ed evidenziamo l’argomento proprio per dimostrare come questa forza politica, minoritaria ma fino ad ieri importante nel panorama politico italiano, sia diventata del tutto risibile. Nella storia radicale c’è un filo conduttore ed è quello della lotta alla partitocrazia. E’ stato uno dei grandi, ed anche più giusti, cavalli di battaglia di Pannella quando era Pannella. Oggi però ecco la Nemesi. I radicali protestano perché la partitocrazia, cioè in questo caso la decisione a tavolino da parte di una forza politica di chi andrà a fare il parlamentare, li discrimina. A loro la partitocrazia aveva promesso 9 posti , invece sono solo 6, forse 7, certamente non 9. Perché la partitocrazia è così efficiente che ha diviso i posti che in teoria potrebbero toccare ad un dato partito in certi, probabili, altamente improbabili, impossibili. I 9 posti radicali dovevano tutti appartenere alla prima fascia, quella dei certi. Invece sembra che così non sia. Pacta sunt servanda, tuona il Vegliardo. Povero Pannella. Si è ridotto ad invocare il rispetto dell’ortodossia partitocratica per veder tutelati i suoi accoliti. Una volta l’oggetto delle sue attenzioni erano i cittadini e i loro diritti. Ora l’esatto contrario. Facciamo una proposta al leader radicale: perché non fa un bello sciopero della fame?

PANNELLA E LO SCIOPERO DEL POSTO
Pannella fa lo sciopero della fame e della sete perché uno o due dei nove posti sicuri nelle liste del PD sono traballanti.
Io ho pensato, ascoltando la notizia, che lo sciopero riguardasse un forte principio etico-politico, non “la parola data” da Veltroni. Cosa vuole che importi agl’Italiani l’interpretazione di un accordo sui posti da occupare in parlamento.
Dai radicali mi sarei aspettato qualcosa di diverso: la richiesta di una riforma in senso partecipativo della politica, la conferma di una visione laica dello stato, la revisione del rapporto Stato – Chiesa, l’applicazione reale della divisione fondamentale dei poteri fondanti della democrazia…
Da Pannella uno sciopero per la salvaguardia della 194 e non per una richiesta di posti.
Questo è accattonaggio politico di un movimento e di un leader in disarmo.
Altri soggetti politici più gloriosi, come il Partito Socialista, che ha dato ai lavoratori il diritto all’emancipazione, attraverso un riformismo tuttora vincente, non hanno accettato il ricatto dell’allegra brigata veltroniana e correranno da soli col proprio simbolo, con la propria identità e la propria storia antifascista e di libertà.
Come mai i radicali e Pannella, quello delle due tessere, non hanno pensato di affiancare i socialisti o di correre da soli mettendosi in gioco? Come mai, tradendo numerosi militanti, hanno messo su un mercato delle vacche con chi hanno escluso i socialisti con i quali i radicali hanno sostenute numerose battaglie d’avanguardia?
Forse perché comandare è meglio di f….re, o forse perché Bonino e Pannella sono molto più vecchi di quanto dimostrano. La vecchiaia arriva per tutti e stare al calduccio evita l’influenza!
06/03/08 Postato su: http://www.governanti.blogpost.com
Credo che Pannella meriti molto peggio. Ormai è diventato una macchietta. A forza di dire che è discriminato è L’UNICO leader politico italiano che è allo stesso posto da oltre 50 anni. Negli anni ha divorato tutti i suoi figli e volutamente ha sempre impedito al partito di crescere. Ha fatto grandi battaglie liberiste e poi è andato a fare l’ascaro del trio Prodi/Padoa Schioppa e Visco. Se oggi il partito si presentasse alle elezioni da solo prenderebbe lo 0 virgola. Questa è la realtà dei fatti. E lo dice uno che per anni ha contribuito a finanziare molte delle battaglie radicali.
Giancarlo Magni Pistoia
Marco Pannella, pur con tutti gli errori che possono essergli addebitati, non merita considerazioni così superficiali e denigratorie.
Saluti
Valerio Giannellini