
Tra i numerosi percorsi teorici sviluppati per comprendere come si formi e si mantenga un ordinamento politico-sociale, particolare rilievo assume l’approccio elaborato dal sociologo culturale Karl-Siegbert Rehberg, fondato sull’analisi dei meccanismi istituzionali. Tale prospettiva si distingue per il carattere profondamente interdisciplinare, poiché non limita l’indagine alle sole strutture giuridiche o amministrative, ma considera anche gli aspetti simbolici, culturali e storici che contribuiscono alla costruzione della società. L’interesse principale di questa teoria consiste nello studio degli institutio all’interno degli Ordnungsarrangements, cioè dei complessi assetti dell’ordine politico e sociale. L’analisi non riguarda esclusivamente le procedure formali che regolano l’azione organizzata, ma si estende alle rappresentazioni collettive, ai valori condivisi e alle pratiche concrete che caratterizzano ogni configurazione storica della convivenza politica.
In tale prospettiva, la Costituzione non viene interpretata semplicemente come un testo normativo o come un insieme di regole giuridiche supreme, ma come un dispositivo istituzionale storicamente determinato, capace di organizzare e dare forma alla società. La sua funzione non consiste soltanto nel disciplinare l’esercizio del potere, ma anche nel creare un quadro di integrazione politica e simbolica all’interno del quale la comunità possa riconoscersi. Ogni Costituzione, pertanto, è legata alle condizioni storiche che ne hanno reso possibile l’elaborazione e riflette le esigenze sociali, economiche e culturali di un preciso periodo storico. In questo senso essa si distingue da altre forme di organizzazione istituzionale appartenenti a epoche differenti, come ad esempio gli ordinamenti cetuali o le strutture politico-cortigiane della prima età moderna.
Considerare la Costituzione come risposta storica alle esigenze di organizzazione della società significa inevitabilmente interrogarsi sulle condizioni che hanno favorito la nascita del costituzionalismo moderno. Per comprendere tale fenomeno è necessario guardare al contesto europeo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, con particolare attenzione all’area tedesca. Il costituzionalismo si sviluppò infatti all’interno del clima culturale dell’Illuminismo europeo, in un periodo segnato da profonde trasformazioni politiche e sociali. Le rivoluzioni americana e francese rappresentarono certamente momenti decisivi per l’affermazione delle nuove idee costituzionali, ma non possono essere considerate modelli assoluti e universalmente validi. Ridurre il costituzionalismo a tali esperienze significherebbe ignorare la pluralità dei percorsi storici attraverso cui si sviluppò il nuovo ordine politico europeo.
Lo storico Hans Boldt ha evidenziato come l’origine del costituzionalismo moderno debba essere ricondotta soprattutto alla crescente esigenza di regolamentare una società sempre più complessa e differenziata. Con il progressivo sviluppo della modernità, infatti, le sfere del diritto e della politica iniziarono ad acquisire una maggiore autonomia reciproca, generando nuove necessità di coordinamento e di organizzazione. Questa interpretazione si collega direttamente alle riflessioni del sociologo Niklas Luhmann, secondo cui la modernità è caratterizzata dalla differenziazione funzionale dei sistemi sociali. In tale contesto, la Costituzione assume il ruolo di elemento di connessione tra diritto e politica, fungendo da struttura fondamentale dell’ordine sociale.
La crisi dell’Ancien Régime rappresentò il terreno storico sul quale queste trasformazioni si svilupparono. In tutta Europa il vecchio sistema cetuale mostrava segni evidenti di indebolimento, sia dal punto di vista economico sia da quello politico. Nuovi gruppi sociali, espressione delle trasformazioni culturali ed economiche della modernità, iniziarono a rivendicare maggiore partecipazione politica e uguaglianza giuridica. In Francia emersero i notables, in Inghilterra le middle classes e nei territori tedeschi i gebildete Stände, cioè gli strati colti della società. Queste nuove élites chiedevano la limitazione dei privilegi tradizionali e l’introduzione di principi fondati sulla libertà individuale e sulla rappresentanza politica.
Parallelamente, anche le monarchie europee attraversavano una fase di profonda difficoltà. La crisi fiscale degli Stati e l’incapacità degli antichi ordinamenti di rispondere alle nuove esigenze amministrative spinsero i governi monarchici a cercare nuove forme di organizzazione politica. Da ciò nacque una convergenza di interessi tra sovrani e nuove élites sociali: entrambi riconoscevano la necessità di riformare il vecchio sistema politico per evitare il collasso dell’ordine esistente. Il costituzionalismo divenne così il terreno di mediazione tra istanze di rinnovamento e tentativi di conservazione dell’autorità monarchica.
Attraverso la prospettiva della teoria dei sistemi di Luhmann, questo processo può essere interpretato come un autentico “novum storico”. Il costituzionalismo segnò infatti il passaggio da un modello di integrazione fondato sull’ordine cetuale dell’Ancien Régime a una nuova forma di organizzazione sociale, definita “società neocetuale”. Tale configurazione rappresentava una fase intermedia tra il vecchio sistema corporativo e la futura società di classe che si sarebbe affermata con la Rivoluzione Industriale nel corso del XIX secolo. In questa nuova realtà la Costituzione assunse una posizione centrale, diventando il principale strumento di organizzazione dell’ordine politico e amministrativo.
Intorno al 1800 la questione costituzionale occupò il centro del dibattito politico europeo. Le discussioni sulle riforme, le resistenze delle forze conservatrici e i movimenti rivoluzionari ruotavano tutti attorno al tema della Costituzione, che divenne il principio guida dell’intera epoca. Essa non rappresentava soltanto una norma fondamentale in senso giuridico, ma un vero e proprio criterio strutturale di organizzazione della società. Questo primato emerge chiaramente anche nell’articolo 13 dell’Atto Costitutivo della Confederazione germanica del 1815, secondo cui ogni Stato membro avrebbe dovuto dotarsi di una costituzione rappresentativa di carattere cetuale.
La formulazione di tale disposizione, come osservato dallo storico Hartwig Brandt, era volutamente ambigua. Da un lato, infatti, essa riconosceva la necessità generale di un ordinamento costituzionale; dall’altro lasciava aperta la questione relativa alla forma concreta che tale costituzione avrebbe dovuto assumere. Rimaneva infatti irrisolto il contrasto tra chi immaginava una semplice riforma dell’antico sistema cetuale e chi invece sosteneva la necessità di una moderna costituzione rappresentativa fondata sui principi della nuova società borghese. Proprio per questa sua ambivalenza, Carl Schmitt definì l’articolo 13 un tipico esempio di “compromesso dilatorio”, destinato a rinviare la soluzione delle tensioni politiche sottostanti.
Con l’affermarsi del costituzionalismo moderno, la Costituzione acquisì progressivamente anche una dimensione simbolica e identitaria. Essa divenne il centro politico e morale della società neocetuale, assumendo una funzione quasi civico-religiosa. Attraverso la Costituzione la nazione iniziò a percepirsi come una comunità politica unitaria, fondata non più soltanto sulla fedeltà dinastica o sui privilegi cetuali, ma su principi condivisi di rappresentanza, legalità e appartenenza collettiva.
La funzione della Costituzione, dunque, non si limitava a disciplinare i rapporti di potere tra il sovrano e le assemblee rappresentative regionali, come i Landtage tedeschi, ma investiva il significato stesso della convivenza politica. Il costituzionalismo si presentava come un progetto complessivo di organizzazione della società, sostenuto da una più ampia riflessione filosofica e giusnaturalistica sui fondamenti dell’ordine politico. Dietro il diritto costituzionale si sviluppava infatti una vera e propria “filosofia del costituzionalismo”, orientata alla ricerca dei principi pre-politici capaci di legittimare il potere e garantire la coesione della comunità statale.
In questa prospettiva, il costituzionalismo moderno non può essere interpretato esclusivamente come un insieme di norme giuridiche o di procedure istituzionali. Esso rappresenta piuttosto una trasformazione storica profonda che ridefinì il rapporto tra individuo, società e potere politico, contribuendo alla nascita della modernità europea e alla costruzione delle forme contemporanee dello Stato e della rappresentanza politica.
Calogero Jonathan Amato

Lascia un commento