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La mossa a sorpresa da affarista di Donald: Israele sta alla finestra e continua a colpire

No, non è tempo di festeggiare un eventuale accordo di pace con l’Iran, l’annuncio diTrump che rimanda di cinque giorni l’ultimatum previsto per ieri notte non vuoldire che la guerra è finita. È solo una giravolta strategica che non eviterà diritenere le parole di un presidente americano una rinuncia, una rottura conIsraele, una specie di abbandono del campo invece di concludere la parabola delregime degli Ayatollah. No. Ci aspettano ancora molte sorprese. Trump ci mettedi fronte con la sua uscita di ieri si fronte alla sua ennesima mossa: la suascacchiera è larga, il suo compagno di strada Israele, due difensoridell’Occidente che possono piacere più o meno, ma che al momento stannocombattendo insieme, nella differenza evidente di una grossa macchina mondialee di un abilissimo combattente sul campo, un regime assassino che fa migliaiadi morti col terrorismo in tutto il mondo mentre perseguita il suo popolodecimando i giovani con stragi in strada e condanne a morte dei dissidenti.

di Fiamma Nirenstein | 24 Marzo 2026

No, non è tempo di festeggiare un eventuale accordo di pace con l’Iran, l’annuncio di Trump che rimanda di cinque giorni l’ultimatum previsto per ieri notte non vuol dire che la guerra è finita. È solo una giravolta strategica che non eviterà di ritenere le parole di un presidente americano una rinuncia, una rottura con Israele, una specie di abbandono del campo invece di concludere la parabola del regime degli Ayatollah. No. Ci aspettano ancora molte sorprese. Trump ci mette di fronte con la sua uscita di ieri si fronte alla sua ennesima mossa: la sua scacchiera è larga, il suo compagno di strada Israele, due difensori dell’Occidente che possono piacere più o meno, ma che al momento stanno combattendo insieme, nella differenza evidente di una grossa macchina mondiale e di un abilissimo combattente sul campo, un regime assassino che fa migliaia di morti col terrorismo in tutto il mondo mentre perseguita il suo popolo decimando i giovani con stragi in strada e condanne a morte dei dissidenti. Ieri Trump mentre annunciava di aver rimandato il suo ultimatum seguitava a attaccarementre anche Israele attaccava e distruggeva quello che l’IDF ha descritto come“i maggiori quartier maggiori militari”, delle Guardie della Rivoluzionemascherato con strutture civili e di fatto centro di coordinamento della guerrain corso.

Ieri pomeriggio il numero dei missili iraniani diminuiva, mentresenza dubbio la leadership di punta non esiste più, eliminata giorno dopogiorno. Trump ha messo da parte momentaneamente l’attacco immediato allestrutture energetiche iraniane come invece aveva promesso di fare se l’Iran nonavesse subito riaperto Hormuz e questo ha abbassato il prezzo del petroliomentre ha dato alle borse un desiderato scossone positivo. Questo hariorganizzato il consenso economico interno e internazionale intorno alpresidente e ringalluzzito i Paesi Arabi sofferenti e alleati.  Si tiene conto anche di loro, gli hadimostrato Trump, “temporeggiamo”. Il presidente è un businessman. Madall’altra parte avanza la realizzazione degli obiettivi stabiliti fin dalprimo giorno della guerra: ha messo al primo posto con insistenza la questionedell’uranio arricchito, dell’indispensabile conclusione fra i quindici puntipresentati del disegno atomico degli ayatollah. Definitivo, ha detto Trump. Ma con chiha parlato? Israele pare sia stata avvertita in modo diretto di un dialogo colpresidente del parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, che naturalmente nega: maè lui, dottore in geografia, una personalità durissima, capace di coniugare laleadership delle Guardie della Rivoluzione a quella politica, membro eminenteanche dei terribili Basiji, Capo della Polizia e anche sindaco di Teheran perdue volte. Se è lui, come sembra, la personalità con cui Trump ha incaricato isuoi di parlare di quella che appare una resa nobilitata da una sopravvivenzadi una parte minore del regime, possiamo parlare qui di un’importantesuperstite anche se da parte iraniana seguita a venire pubblicizzato il solito“no”, è la legge dello Shuk, di cui la storia persiana è regina.

Ma se il “no”prevarrà, come è piuttosto realistico, allora il motivo logistico del rinviomostrerà chiaro il suo significato: la USS Tripoli, con 2200 marines a bordo sista unendo all’ Unità di Spedizione Marines , altri 2200, mentre altre navi, laUSS Boxer, la USS Portland, e la USS Comstock stanno navigando a loro volta con2500 marines a bordo. Tutto questo dunque che cosa vuol dire? Che cosa accadrà?C’è o non c’è il dialogo? Che sul tavolo c’è davvero la rinuncia al nucleare??Nessuno sa la risposta. Trump giuoca su una scacchiera su cui muove la prossimamossa del re, e anche quella del cavallo. Sullo sfondo, il giovane leoned’Israele.  

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com/articoli/la-mossa-a-sorpresa-da-affarista-di-donald-israele-sta-alla-finestra-e-continua-a-colpire-6599.htm

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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