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La morte dell’agente Imprezzabile ricorda quanto siano indispensabili tutele giuridiche per chi ogni giorno rischia la vita

La tragica morte dell’agente della Polizia Locale di Milano Francesco Imprezzabile riporta al centro dell’attenzione un tema troppo spesso affrontato solo dopo l’ennesima tragedia: la straordinaria pericolosità del lavoro svolto quotidianamente dagli appartenenti alle forze di polizia e la necessità che il sistema giudiziario sappia valutare il loro operato tenendo conto delle condizioni eccezionali in cui sono chiamati ad agire.

di Luca Rampazzo | 27 Giugno 2026

La tragica morte dell’agente della Polizia Locale di Milano Francesco Imprezzabile riporta al centro dell’attenzione un tema troppo spesso affrontato solo dopo l’ennesima tragedia: la straordinaria pericolosità del lavoro svolto quotidianamente dagli appartenenti alle forze di polizia e la necessità che il sistema giudiziario sappia valutare il loro operato tenendo conto delle condizioni eccezionali in cui sono chiamati ad agire.

Lunedì sera l’agente ha perso la vita durante l’inseguimento di un SUV che non si era fermato all’alt imposto dagli operatori. Secondo le prime ricostruzioni, l’auto non avrebbe speronato la motocicletta di servizio; ciò non cambia però il dato fondamentale: se il conducente si fosse fermato al controllo, quell’inseguimento non sarebbe mai iniziato e Francesco Imprezzabile oggi sarebbe probabilmente ancora vivo.

Proprio su questo aspetto assume particolare rilievo una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano relativa a un altro inseguimento conclusosi tragicamente. Nel confermare la legittimità dell’operato dei Carabinieri, i giudici hanno affermato un principio di grande importanza: le espressioni pronunciate dagli operatori durante le concitate fasi dell’inseguimento devono essere necessariamente contestualizzate nel clima di estrema tensione, stress operativo e pericolo nel quale essi sono chiamati a intervenire, senza trasformarle automaticamente in indice di comportamenti arbitrari.

Si tratta di un’affermazione che va oltre il caso concreto. Ogni inseguimento rappresenta infatti una situazione dinamica, imprevedibile, nella quale gli operatori sono costretti a prendere decisioni in pochi istanti, bilanciando contemporaneamente la tutela della propria incolumità, quella dei colleghi, dei cittadini e persino della persona in fuga.

La vicenda dell’agente Imprezzabile dimostra con drammatica evidenza quanto queste attività siano intrinsecamente rischiose. Gli operatori non scelgono di esporsi al pericolo per interesse personale: lo fanno perché la legge impone loro di intervenire quando qualcuno decide deliberatamente di sottrarsi ai controlli delle autorità.

È quindi essenziale che la magistratura continui a fornire un quadro di garanzie giuridiche chiaro ed equilibrato nei confronti degli appartenenti alle forze dell’ordine e alla Polizia Locale. Ciò non significa riconoscere alcuna forma di impunità, né attenuare il dovere di accertare eventuali responsabilità quando esistano comportamenti illeciti. Significa, piuttosto, giudicare le loro azioni alla luce delle concrete condizioni operative nelle quali vengono poste in essere, evitando valutazioni formulate ex post con la tranquillità di chi conosce già l’esito degli eventi.

Ogni fuga rappresenta una scelta volontaria di chi decide di sottrarsi al controllo delle forze dell’ordine. Ogni inseguimento, invece, è la conseguenza dell’obbligo istituzionale degli operatori di far rispettare la legge e garantire la sicurezza della collettività.

La morte di Francesco Imprezzabile ricorda che dietro ogni uniforme vi sono uomini e donne che, ogni giorno, mettono a rischio la propria vita per proteggere quella degli altri. Per questo motivo è indispensabile che lo Stato, oltre a garantire mezzi, formazione e adeguate dotazioni, assicuri anche una cornice giuridica che consenta agli operatori di svolgere il proprio servizio con la necessaria serenità, sapendo che il loro operato sarà valutato tenendo conto della complessità, della rapidità decisionale e dell’estrema pressione che caratterizzano interventi come gli inseguimenti ad alta velocità.

Solo così sarà possibile coniugare il doveroso controllo di legalità sull’operato delle forze dell’ordine con la tutela di chi, ogni giorno, accetta consapevolmente rischi che la maggior parte dei cittadini non sarà mai chiamata ad affrontare.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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