
Trovo disdicevole che, dopo tanti anni, il ricordo di una figura nobile, di un limpido esempio morale come Rosario Livatino debba ancora essere accompagnata dall’ignobile mistificazione per cui il termine “giudice ragazzino” fosse un epiteto spregiativo che dovette patire.
A usare quel termine fu l’allora presidente Francesco Cossiga.
Il cui pensiero era chiaro.
Trovava deplorevole che ad affrontare situazioni estremamente delicate e pericolose, fossero destinati dei magistrati poco più che trentenni chiamati ad assumersi rischi e responsabilità gravissimi con pochi mezzi a disposizione (tant’è che Livatino tu ucciso mentre viaggiava, solo, nella sua utilitaria).
Mi pare difficile dargli torto.
Però era già in conflitto con la magistratura. E allora si elaborò una interpretazione demonizzante per colpirlo.
Poi, siccome da noi il passato non passa mai, la vulgata resta ancora in vita.
Il che è un’offesa alla memoria di un autentico martire della patria.
Stefano Pillitteri

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