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“La MiniNATO islamica e il problema iraniano”

L’accordo di difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan può essere definito una sorta di “mini NATO” per una ragione molto semplice: introduce il principio fondamentale della deterrenza collettiva, quello secondo cui un attacco contro uno viene considerato un attacco contro tutti. Non siamo davanti a una NATO islamica vera e propria, ma il segnale politico è pesante. Ankara porta una grande forza militare e un’industria della difesa ormai autonoma, Riad mette sul tavolo denaro, petrolio e centralità strategica, Islamabad aggiunge un esercito enorme e soprattutto l’arma nucleare.

di Piero Terracina | 8 Agosto 2026

L’accordo di difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan può essere definito una sorta di “mini NATO” per una ragione molto semplice: introduce il principio fondamentale della deterrenza collettiva, quello secondo cui un attacco contro uno viene considerato un attacco contro tutti. Non siamo davanti a una NATO islamica vera e propria, ma il segnale politico è pesante. Ankara porta una grande forza militare e un’industria della difesa ormai autonoma, Riad mette sul tavolo denaro, petrolio e centralità strategica, Islamabad aggiunge un esercito enorme e soprattutto l’arma nucleare.

Il punto più interessante, però, riguarda l’Iran. Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno interessi diversi e rapporti differenti con Teheran, ma anche loro sembrano iniziare a percepire con maggiore chiarezza il pericolo rappresentato dal sistema costruito attorno ai Pasdaran: finanziamenti, armi, droni, missili e sostegno a organizzazioni come Hamas, Hezbollah, gli Houthi e le milizie sciite irachene. È la struttura della guerra ibrida iraniana: colpire attraverso altri, mantenendo aperti diversi fronti e costringendo gli avversari a disperdere risorse militari, economiche e politiche. Ed è proprio qui che il nuovo accordo finisce indirettamente per rafforzare una tesi che Netanyahu ripete da anni: continuare a combattere soltanto le organizzazioni periferiche significa tagliare i rami lasciando intatto il tronco. Finché il regime iraniano conserverà la capacità di finanziare, armare e ricostruire quella rete, la destabilizzazione potrà continuare. Non significa che Turchia, Arabia Saudita e Pakistan abbiano fatto propria la strategia israeliana, né che l’accordo sia formalmente diretto contro Teheran. Ma quando tre grandi potenze musulmane sentono il bisogno di costruire una deterrenza collettiva, significa che la percezione del rischio regionale è cambiata.

In sostanza ridimensionare la capacità iraniana significherebbe anche ridurre uno degli strumenti attraverso i quali Russia e Cina possono beneficiare dell’instabilità mediorientale, costringendo Stati Uniti, Israele e monarchie del Golfo a impegnare continuamente risorse e attenzione.

Il paradosso è tutto qui. Netanyahu sostiene che il problema non siano soltanto Hamas, Hezbollah o gli Houthi, ma il sistema che li alimenta. Turchia, Arabia Saudita e Pakistan non lo dicono apertamente, ma stanno iniziando a comportarsi come se quel problema esistesse davvero.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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