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La miglior legge elettorale? Quella per il Presidente della Provincia

di Cesare Mannucci | 18 Aprile 2013

L’elettore può scegliere il suo candidato presidente (è ammesso il voto disgiunto) il partito politico e il singolo consigliere provinciale. Una legge che garantisce stabilità e vera rappresentatività politica ai partiti.

ElezioniSistema maggioritario o sistema proporzionale per dare stabilità, rappresentatività ai governi in carica? Un vero rompicapo che attanaglia da anni la classe politica nazionale alle prese con il dilemma di dare al Bel Paese un sistema elettorale che una volta per tutte dia forza e permetta alle coalizioni uscite “trionfatrici” per un misero 0,33% dalle urne di governare senza ricorrere agli “affaticati”  senatori a vita e senza il ricatto dei “micro-nani” partiti che fioriscono giorno dopo giorno nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Ma soprattutto, in un grave momento come quello che sta vivendo l’economia italiana e il triste spettacolo offerto dalla politica negli ultimi anni e in questi 45 giorni drammatici che sono seguiti all’ ultima tornata elettorale nazionale dello scorso 24 febbraio, porrebbe fine a questo indecente baillame di chiacchere e parole al vento.. Ebbene una soluzione possibile, volendo banalizzare, è la classica “scoperta dell’acqua calda”. Dal 1993 anno in cui Mariotto Segni tenne a battesimo la legge 81 per l’elezione diretta del sindaco sono in vigore le modalità per l’elezione diretta del Presidente della Giunta e del Consiglio provinciale. Non staremo qui a discutere sulla necessità e sull’opportunità dell’esistenza delle attuali Province, dibattito che ha attanagliato per mesi le assemblee elettive provinciali i vertici dell’Upi (Unione delle Province  Italiane) i due rami del Parlamento seguito dall’estenuante tira e molla con il Governo e la successiva cancellazione last minute del provvedimento di ridimensionamento delle stesse contenuto nell’ultima legge di stabilità, ma di sicuro il metodo elettivo pare il migliore tra tutti quelli esistenti, per la scelta del sindaco, del presidente della Regione e per la composizione dei due rami del Parlamento. Una rapida lettura degli articoli 74 e 75 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Dgls 267/00) potrebbe essere illuminante per tutti. Oltre alla “classica” elezione del Presidente (con annesso l’eventuale turno di ballottaggio) è interessante osservare che il consiglio provinciale è composto per il 60 per cento dai gruppi di partiti o di candidati collegati al candidato presidente, mentre il restante 40 per cento viene assegnato proporzionalmente ai diversi schieramenti e candidati presidenti contrapposti al vincitore. Nella legge è previsto lo sbarramento del 3 per cento al primo turno per poter accedere all’assegnazione dei seggi e soprattutto gli aspiranti consiglieri devono essere eletti nei singoli collegi che compongono il territorio della Provincia. In buona sostanza l’elettore al momento del voto può scegliere allo stesso tempo il suo candidato presidente (è ammesso il voto disgiunto) il partito politico e il singolo consigliere provinciale. Una buona legge, dicevamo, che garantisce stabilità e vera rappresentatività politica ai partiti. E soprattutto esiste già. Ma è così difficile adottare un sistema unico di voto per tutte le cariche elettive pubbliche?

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Cesare Mannucci

    23 Aprile 2013 alle 11:17

    Verissimo Gian Franco, io però intendevo che questa legge elettorale si dovesse applicare per singolo ramo del Parlamento. In quel caso certo si potrebbero avere due risultati diversi, ad esempio la Camera al centro-sinistra e il Senato al centro-destra. Di sicuro la situazione sarebbe più semplice di quello che è successo con le ultime votazioni. In quell’ipotesi invece o accordo tra le parti per la formazione del governo (coabitazione) o ritorno alle urne. Che ne dici???

    Rispondi

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