A volte un’ autentica lezione di liberalismo può arrivare inaspettatamente, in un contesto che magari ha niente a vedere con la politica o l’ economia.

Può succedere, infatti, che durante una vacanza estiva nella verdissima val di Fassa si decida di fare un percorso naturalistico sul Buffaure (m. 2020) guidati da un esperto botanico, Luigi Boninsegna, curatore del museo di Scienze naturali “Giacomo Bresadola” di Trento, e allora si avrà la magnifica opportunità di ricevere informazioni dettagliate sulla flora alpina insieme a nozioni di genuino liberalismo.
Ma in cosa consiste la relazione tra il timo serpillo, la gentianella sfrangiata, le stelle alpine, i larici, gli abeti….e la teoria liberale?
Consiste semplicemente nel metodo o, meglio ancora, nella mentalità dello studioso. Sì, perché il vecchio e ironico scienziato, durante il percorso, presenta tutte le sue spiegazioni sempre in forma aperta, mai assertoria come se si trattasse di conoscenze definitive. Nella scienza, infatti, non esiste niente di eterno, c’è solo un processo continuo di accrescimento della conoscenza e di avvicinamento alla verità, la quale però è concepita come un orizzonte lontano che si sposta continuamente in là.
Lo scienziato sa bene che la certezza di oggi, domani può essere tranquillamente falsificata e sostituita da una nuova teoria: quindi non esistono certezze nel vero senso della parola. Così Luigi Boninsegna spiega la sua teoria riguardo ai colori dei fiori alpini, in prevalenza blu e gialli, ma è pronto a discutere la teoria di una semplice turista e ad accettare anche il suo punto di vista. Perché lui sa bene di non possedere la verità assoluta, ma soltanto una piccola porzione che potrebbe essere smentita in futuro e in quel caso dovrebbe essere abbandonata senza esitazione.
Questo è il metodo della scienza, ma questa è anche la mentalità liberale. Per il liberale infatti non esiste una società perfetta, ma soltanto la possibilità di creare continuamente migliori condizioni di vita per gli uomini. Invece i capi dei regimi totalitari pretendevano di realizzare la società ideale, ed i risultati sono stati sempre disastrosi sia sul piano economico sia nella dimensione culturale. Non è un caso che i gulag e i lager siano stati inventati proprio da chi pensava di aver creato un mondo perfetto.
Per i liberali, che non si credono portatori della verità assoluta, la società può soltanto essere via via migliorata. Ecco perché Popper parlava di “società aperta”.
Proviamo a dirla così: per un liberale gli esseri umani sono un pò come i fiori per il botanico, che vanno osservati, studiati ma soprattutto rispettati. Il rispetto che merita ciascun essere nato libero e imperfetto su questa terra.

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