Nei prossimi giorni si terrà a Milano la convention programmatica di Fratelli d’Italia, alla quale parteciperanno cinquemila delegati da tutte le regioni. La cosa più importante è che tra gli ospiti ci saranno delle personalità esterne al partito. Nomi pesanti, da Giulio Tremonti a Marcello Pera, al professor Ricolfi e all’ambasciatore Pontecorvo. La Meloni con questa pesante iniziativa cerca evidentemente di avere la leadership del centrodestra. Una vera e propria opa lanciata nei confronti di Berlusconi e Salvini. Gli ultimi sondaggi danno Fratelli di Italia al primo posto in competizione con il Pd di Letta, entrambi appaiati sopra il 20 per cento. Sicuramente se questi numeri venissero confermati dalle urne nel 2023 sarebbe un risultato storico. La Meloni in questi anni è sempre stata all’opposizione di tutti i Governi, da Conte a Draghi, e ha saccheggiato sia Forza Italia che la Lega. Infatti molti degli esponenti di questi partiti sono passati nelle fila della Meloni. Matteo Salvini si è trovato dal successo delle Europee in cui aveva superato il 30 per cento, al dimezzamento del consenso. Il leader leghista dal Papete in poi ha solo perso appeal. Forza Italia vivacchia intorno al dieci per cento, ma è evidente che senza Berlusconi il partito azzurro è destinato ad assottigliarsi. Le ultime amministrative di ottobre 2021 hanno segnato una pesante debacle del centrodestra a partire dalle grandi città come Roma, Milano e Napoli. La Meloni ora gioca in prima persona, non attende né Berlusconi né Salvini. La sua è una partita in solitaria che non ha paura di scardinare la coalizione. Di fatti già per il prossimo appuntamento elettorale a giugno si prospettano candidature in autonomia. Regione Sicilia ne è un esempio. I due potrebbero a questo punto dare vita al progetto Prima l’Italia, unendo così le loro forze in un nuova formazione politica. Proprio in questi giorni il nuovo simbolo è stato depositato. Progetto che alla Meloni pare non interessare: la sua corsa prosegue come un treno senza soste.
Roberto Caputo

Meloni, non “la” Meloni; a Meloni, non “alla” Meloni; di Meloni, non “della” Meloni…
Caro Davide, abbiamo qualche motivo per non rispettare il suo gentile buffetto. Il primo è che non riteniamo affatto (a differenza di altri) di compiere una discriminazione di genere facendo precedere il nome della Meloni dall’articolo. Il secondo è che ci piace non rispettare il “politically correct” Gli altri motivi, compresa una certa insofferenza verso la saccenteria, non contano.