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LA MALEDIZIONE DEI DERIVATI E DEGLI SWAP

È necessario procedere sulla strada delle nuove regole della finanza e nella riforma della vigilanza europea di Angelo De Mattia

di Angelo De Mattia | 22 Febbraio 2010

La tragedia greca è ben lontana dalla catarsi, anzi il suo acme rischia di estendersi. E’ un po’ la maledizione dei derivati e degli swap. La Commissione europea, dopo alcuni articoli di stampa, in particolare del New York Times, si è svegliata. Verificare il comportamento delle banche che potrebbero avere aiutato la Grecia a occultare l’entità del suo debito, ma anche fare luce su tutte le operazioni swap, non solo quelle elleniche: è, questo, l’oggetto di una indagine ad ampio spettro che Bruxelles si accinge a promuovere per disvelare i metodi creativi con i quali Paesi non precisati potrebbero essersi approvvigionati di fondi senza riflessi sul debito iscritto nei rispettivi bilanci.

La questione è seria, proietta ombre sulla condotta di alcune banche – il quotidiano statunitense chiama in causa Goldman Sachs e JP Morgan – arricchisce i caratteri deteriori della crisi greca, si aggiunge alle critiche sull’operato dei grandi istituti di credito internazionali prima della crisi finanziaria globale alla quale hanno contribuito, durante la stessa e, ora, in fase di fuoriuscita: una condotta che ha portato il Presidente Obama a parlare dei banchieri come dei “fat cat bankers”. Ma nei rapporti tra banche e Stati non potrebbe , di certo, parlarsi di prevaricazione di questi ultimi da parte delle prime. Bisogna, realisticamente, ritenere, se operazioni illegittime sono state compiute, che vi sia stato concorso delle une con gli altri. Ma qui sta il punto.

La diligenza media del buon padre di famiglia ci dice che non sarebbe corretto fare apparire un prestito come un introito quasi che esso non fosse dovuto alla contrazione di una obbligazione – e, quindi, senza che crescano disavanzo e debito dello Stato – e, poi, alla scadenza prevista, dover fare emergere il quantum da restituire con impatto sui conti pubblici.

Ma spifferare un giudizio senza una precisa conoscenza della configurazione giuridica del rapporto e dei diritti e obblighi che le parti si assumono – insomma “condannare” senza prima indagare e verificare – potrebbe risultare azzardato. Potrebbe derivarne un polverone, mentre la serietà della vicenda esige rigore e dominio della materia sotto il profilo finanziario e tecnico-giuridico.

Non per assolvere, ma per poter agire con piena cognizione di causa. Si pensi che vi sono operazioni in derivati che neppure coloro che le hanno montate – spesso con lauree e specializzazioni in fisica – riescono poi a spiegarle e a comprenderle. A tali distorsioni profonde ha condotto una innovazione finanziaria perseguita con lo scopo di produrre danari a mezzo di danari, non adeguatamente regolata; soprattutto quando operazioni della specie sono utilizzate non per garantirsi per il buon fine di operazioni principali con uno scopo economicamente valido, ma per una sorta di scommessa o, come nel nostro caso, per eludere le norme sulla ricorrenza dei parametri per accedere all’area dell’euro e per osservare il Patto di stabilità e crescita. Del resto, anche in Italia, qualcosa ne sanno della materia alcuni Comuni.

Dunque, è bene che la Commissione agisca prontamente e in tutta trasparenza, dando conto dei risultati in tempi brevissimi. Occorre evitare che involontariamente si finisca con l’alimentare la speculazione. C’è bisogno di certezze e di stabilità, non di autolesionismo, ma anche di prevenire strumentalizzazioni come quella, abbastanza meschina, che qualcuno avrebbe avviato nei confronti di Mario Draghi e dell’Italia.

L’operazione di Goldman Sachs con la Grecia è stata compiuta prima che l’attuale Governatore assumesse una carica nel vertice della banca d’affari e, comunque, egli con questo rapporto tra la banca americana e la Grecia non ha nulla a che fare,come è stato precisato da Palazzo Koch. Quanto alle operazioni realizzate in Italia negli anni novanta – anche esse prese di mira – è stato correttamente ricordato che avevano la finalità di diminuire il debito pubblico, sono state certificate da Eurostat, trasparentemente giustificate dalla Commissione europea, e poi comunicate al pubblico: l’opposto dell’opacità che ha avvolto i conti greci.

Sarebbe veramente il colmo se si pensasse di utilizzare questo nuovo fronte che si è aperto, e magari far leva su qualche dichiarazione incontrollata di questo o quello economista americano o qualche articolo della stampa tedesca, per ostacolare l’ipotesi Draghi alla presidenza della Bce, quando Trichet lascerà la carica. Non sarebbe neppure da considerare una eventualità di una siffatta becera strumentalizzazione; e tuttavia è bene essere consapevoli che, per come si sono fatti duri i giochi, anche per il ruolo della speculazione, tutto è possibile, ma tutto può essere decisamente contrastato, nell’interesse dei membri dell’Eurosistema.

Dunque, occorre grande attenzione a evitare la notte in cui tutte le vacche sono grigie. L’Italia, checché ne dica il premio Nobel Robert Mundell, che ieri ha rilasciato delle dichiarazioni ben fuori dalle righe per i rischi che correrebbe il nostro Paese, lo sforzo italiano per la partecipazione all’euro e per il risanamento è stato effettivo, non immaginario o falsificato. Certamente, occorre stare in guardia e innovare decisamente nella politica economica, pur nella tutela della finanza pubblica. Ma ciò non ha nulla da spartire con una situazione di forte rischiosità come quella tratteggiata dal Nobel.

Ciò che sta accadendo porta a ritenere, comunque, urgente che siano concretamente apprestate misure di sostegno finanziario europeo per la Grecia, accanto a quelle che essa deve attuare rapidamente, essendo necessaria una unità di tempo, di luogo e di azione, come nelle tragedie, tra iniziative greche e quelle europee. Poi si dovrà procedere a tappe forzate sulla strada delle nuove regole della finanza e nella riforma della vigilanza europea.

Angelo De Mattia – da Terza Repubblica

Pubblicato in : Primo piano

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