Suscita indignazione l’omicidio, da parte della polizia cinese, del giornalista Wu Xianghu (vice direttore del Taizhou Waubao, un quotidiano della sera di Taizhou, Cina orientale). Assassinato a legnate da un gruppo di poliziotti perché aveva denunciato episodi di corruzione proprio da parte di agenti di polizia. In Cina la corruzione è diffusissima, nonostante le pene detentive siano pesantissime per questi reati (in casi più gravi è prevista persino la pena di morte). Gli scioperi della fame, le timide denunce sulla stampa e le manifestazioni “spontanee” (anche se subito represse dalla polizia) potrebbero ingannare l’opinione pubblica internazionale. Si potrebbe cioè ingenerare l’illusione che nella Cina Popolare si comincino a generare prove generali di democrazia. Purtroppo, però si tratta di fuochi fatui, cioè di quelle fiammelle che appaiono di notte nei cimiteri e che poi, improvvisamente, spariscono. La realtà di questo gigante asiatico è ben lontana dalla democrazia: la pena di morte (10 mila giustiziati l’anno) copre quasi il 90\% di tutte le esecuzioni nel mondo; la tortura è diffusissima nelle carceri e nell’arcipelago dei laogai (i gulag cinesi).
E ancora i sindacati “liberi” sono inesistenti, la repressione per i gruppi etnici e religiosi (Falun Gong, Uiguri, tibetani, minoranze cristiane, ecc.) è sempre più intensa; ovviamente, giornali e altri media, diversi da quelli del regime, sono fantasmi.
Chi, coraggiosamente, cerca di dare una versione diversa da quella delle fonti ufficiali (attraverso i siti internet, super monitorati dalla polizia) rischia condanne nei campi di lavoro o in sperdute carceri della Cina. L’uccisione di Wu Xianghu suscita quindi sdegno e rabbia, ma, purtroppo, non si tratta di un caso isolato. È già un segno di novità che si sia conosciuto, che la stampa (occidentale) lo abbia ripreso. Ma la democrazia in Cina e la difesa dei diritti umani sono ancora una conquista lontana. Speriamo che l’opinione pubblica internazionale possa essere sempre più sensibilizzata, anche in vista delle Olimpiadi di Pechino del 2008.
Aldo Forbice
Fonte: Il Gazzettino del 15.2.2006

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