Molte cose ci ha insegnato Luca Coscioni, leader dell’Associazione che porta il suo nome e Presidente di Radicali Italiani.
Coscioni, morto a trentanove anni, era affetto da quasi dieci anni da sclerosi laterale amiotrofica.
Il male si era rivelato quando, nel 1995, si stava preparando a partecipare alla maratona di New York: un particolare che rivela quanto egli amasse la vita. Da Allora Coscioni non ha mai smesso di lottare: per la sua vita, a favore della ricerca scientifica, per la vita degli altri.
Luca Coscioni sapeva benissimo che la ricerca sulle cellule staminali, dalla quale si attendeva risultati per combattere il suo terribile male avrebbe potuto recare benefici ad altri, non a lui, ormai troppo avanti col male.
E’ stato un leader- hanno sottolineato molti esponenti radicali e no- nell’esprimere il loro cordoglio.
Ed è vero: proprio perché combatteva in prima persona una battaglia che avrebbe riguardato altri.
Luca Coscioni: morte di un leader.
Combatteva in prima persona una battaglia che avrebbe riguardato altri.

La sofferenza che per dieci lunghi anni lo ha accompagnato senza sosta oggi è scomparsa con lui. Luca Coscioni è libero, ora, da quel male terribile e incurabile che non gli dava pace. Luca non soffre più.
Sento di condividere le parole di Rinaldo: non speculare sulla morte di Luca.
Rinaldo però a mio giudizio nel suo pensiero non tiene conto di una cosa: Luca sapeva sicuramente di dover morire, sapeva che le sue strade erano sbarrate… ed ha scelto di lottare a differenza di chi, vuoi per mancanza di possibilità o per mancanza di spirito di iniziativa, ha atteso in silenzio e con sofferenza. Ma Luca non ha combattuto la sua battaglia, che poi può anche essere non condivisibile: egli ha combattuto anche per coloro che hanno sofferto in silenzio; egli li ha rappresentati. Voglio pensare che forse qualcuno ha atteso nel suo silenzio con maggior serenità interiore proprio perchè sapeva che c’era un Luca Coscioni..
Io non mi sento di fare speculazioni politiche sulla morte di un essere umano. Così dovrebbero fare tutti, politici compresi!!! La morte è la fine della vita terrena. In questa terra ogni uomo svolge un proprio compito e attua il prorpio destino facendo delle scelte del tutto personali, che alcuni possono condividere mentre altri possono avversare: è inevitabile. Così Luca Coscioni ha ritenuto di fare la propria lotta; ma, altri come lui non hanno fatto nessuna lotta; si sono tenuti il loro male e hanno sofferto in silenzio, sapendo bene che la strada per la guarigione è attualmente ad un vicolo cieco.
E come per la malattia di Luca, così anche per altre malattie mortali le strade sono, purtroppo, sbarrate e non è giusto che i politici speculino sulle disgrazie altrui per garantirsi il consenso degli elettrori: questo vale soprattutto per chi come Pannella cerca di addebitare la morte di Luca Coscioni alla noncuranza delle forze politiche e delle persone che hanno ostacolato l’attività di ricerca sulle cellule staminali; come se Pannella sapesse a priori che tale ricerca avrebbe consentito di trovare la soluzione a questo tipo di malattie!!!
Io, invece, voglio solo unirmi al cordoglio della famiglia per la perdita di Luca, che è per me la perdita di un essere umano, come tanti altri che quotidianamente muoino nel mondo per la fame, la carestia, i maremoti, i terremoti, gli incidenti stradali, ecc…..
Per questo faccio le mie condoglianze.
Rinaldo in campo
Grazie Luca del senso e della dignità che hai saputo dare alla vita.
Una grande perdita.. ci vorrebbero più Coscioni e meno Ferrando, Caruso, Saya, Tighler.. e Calderoli…