Finalmente ho intravisto, nella locandina dal giornalaio, un interessamento alla tranvia che esulasse dai costi, dai tempi di consegna e da tutto ciò che di materiale ormai investe quotidianamente la nostra esistenza. Dopo anni, qualcuno che ha più potere di me a pubblicizzare il proprio pensiero, ha messo in primo piano gli “alberi” che sono sorti a dozzine alla stazione centrale di Firenze per sorreggere le linee elettriche della tranvia. Naturalmente, come da copione, il titolo parla che tali pali potevano essere evitati giusto quando ormai l’impianto è fatto ed i soldi spesi. Non mi interessa il solito “io l’avevo detto” addentrandomi in un passato che può essere solo polemico quindi inutile, ma quando purtroppo gli eventi ed i risultati mi danno ragione, verrebbe da chiedersi dove stava la Sovrintendenza, a cosa ha sovrinteso la Sovrintendenza. Se il suo lavoro è la tutela dei beni artistici e ambientali, cosa ha tutelato dell’ambiente e del linguaggio ormai spezzato della stazione di Michelucci e di S.Maria Novella? Certo, dopo aver avallato quella miseranda tettoia poi abbattuta a furor di popolo si poteva pensare che avessero un po’ più di attenzione ai beni ambientali ed a quanto questi comunicano con il cittadino. Non si chiede di entrare in merito al problema delle barriere architettoniche che ormai è una materia solo accademica o per far mettere il montascale nel proprio condominio, ma si chiede o si chiedeva di migliorare o al massimo mantenere quel linguaggio dimensionale e architettonico che, anche se in taluni casi deteriorato e violentato, rappresenta l’unità di misura del nostro apprendere. Ci si pone la domanda se serve mantenere tali cattedrali del sapere (e del potere) se non svolgono nemmeno il loro principale compito (non si parla poi dell’aspetto educativo e divulgativo che sarebbe una prerogativa della conservazione). Si può ricordare che, in virtù di questa caratteristica, molti anni fa la Sovrintendenza face abortire il primo progetto Foster della stazione sotterranea per il veto posto dall’esistenza di quell’edificio delle ferrovie che prende il nome del suo progettista (arch. Mazzoni). Il progetto fu abortito e rifatto (chi si è assunto i costi?) e adesso lo stesso edificio, è stato sventrato e completamente stravolto per far passare la tranvia (!!!!!).
Andrea Moroni

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