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La Leopolda Blu è inutile, il leader dei moderati c’è già ed è Renzi…

di Daniele Marchetti | 13 Luglio 2014

Non so se ripeterò cose dette in questa davvero poco appassionante ridda di pulsioni, più o meno razionali, sollevate dalla proposta di una “Leopolda Blu”.
Mi permetto di esprimere solo pochi concetti. Quelli che a mio modo di vedere hanno consacrato la Leopolda (quella vera) ad intuizione di successo e che, per contro, renderebbero l’imitazione in salsa azzurra una patacca. Una patetica parata d’intellettuali ingialliti come i loro scritti e flaccidi come le loro idee.

Le questioni sono presto dette. La Leopolda, quella del 2010 è nata come tappa “di svolta” di un progetto, di una leadership e di un popolo.
La Leopolda renziana fu il frutto di una combinazione di tre fattori decisivi: la forza di un leader emergente, l’irruenza di un progetto culturale prima che politico: “la rottamazione” e l’entusiasmo di un popolo nuovo, trasversale, fresco e, per gran parte, «senza radici»!

Questa è la Leopolda che abbiamo vissuto qui a Firenze. Esattamente l’opposto di quello che oggi ciò che rimane del centrodestra puoi e saprebbe offrire ed offrirsi.

Anche l’idea di una “rifondazione” culturale del centrodestra su principi e valori più o meno negoziabili appare asfissiante: una vampata di calore nel giorno torrido dell’inconsistenza. Una grisaglia vintage per soli amatori.

Chi sogna di ricostruire il centrodestra dettando condizioni a tavolino sembra aver dimenticato la cifra berlusconiana. Quella lezione che la sinistra ha sempre aborrito ritenendosi superiore ma che, senza colpo ferire, ha condotto al fallimento i vari Occhetto, Veltroni, Rutelli, Bersani.

“Senza leader non si lallera”: questa è la cifra politica della realtà, oggi come 20 o 40 anni fa. E non c’è Leopolda blu che tenga. Il centrodestra ha la necessità strategica di un (meritato) “deserto”: l’espiazione di quanto in 20 anni ha predicato e non fatto. Non solo, un “deserto purificatore” è per il centrodestra di oggi, privo di leadership e progettualità politica, un imperativo sia per emanciparsi da un’era in via di esaurimento, sia –soprattutto- per archiviare i mille galli e galletti che ancora starnazzano negli infiniti pollai della galassia PdL.

Oggi l’Italia moderata, quella che per vent’anni è stata al fianco di Berlusconi, ha -lo si voglia o no- un nuovo leader. Oggi il problema, di qualsivoglia Leopolda: blu, turchese, celeste o arcobaleno, si chiama Renzi.
Si chiama Renzi il nuovo sol dell’avvenir dell’Italia “da bere”; quella che produce, lavora e guarda avanti. Quella che è e rimane di centrodestra!

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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