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La legge sulla concorrenza

di Beppe Facchetti | 8 Marzo 2015

La rivoluzione è rimandata, perché manca ancora la bandiera da impugnare con forza: nel dubbio, scegliere sempre a favore del consumatore, dei suoi costi, delle sue pene. Da un rottamatore è lecito aspettarselo.

Bersani , cui piace il linguaggio colorito, le chiamava lenzuolate, Renzi non ha fatto le consuete battute (le ha solo definite “sforbiciate”), ma se le avesse proposte un Enrico Letta, le avrebbe chiamate federe, per restare nel reparto biancheria.

Ci riferiamo alle cosiddette liberalizzazioni, uno dei provvedimenti più recenti del Governo.

Si dirà che poco è meglio che niente ma, conoscendo le logiche parlamentari, è prevedibile che il poco diventi pochissimo.

Per misurare la federa basta confrontare il testo del Consiglio dei Ministri con la bozza (un lenzuolo ad una piazza) che era stata preparata. Il progetto era ben più ampio: prevedeva interventi su taxi, porti, farmaci di fascia C, libri scontabili anche sopra il 15%, banda larga, rifiuti, aeroporti, fondazioni bancarie, brevetti farmaceutici (rinvio eterno del commercio di farmaci generici), Google (ma nel frattempo ha deciso di pagare finalmente le tasse in Italia).

Solo questo elenco dimostra quanto sia largo il campo d’azione di un raddrizzamento concorrenziale nel Paese delle corporazioni. E’ praticamente un supermarket di scelte possibili. E Bersani, comunque, si è dimostrato più coraggioso di Renzi e del Monti che lo ha preceduto sul tema. perché, nel 2006, anno di maggioranze con 10 partiti ringhiosi e pochi voti di differenza, nessuno glielo aveva chiesto, ma intervenne con coraggio, anche a costo di prendersi delle sonore batoste nello scontro con i tassisti, guidati dai “liberali” del Pdl.

Ora dai tassisti stanno tutti alla larga, Renzi per primo, ma nel frattempo il mondo va avanti e sono nati Uber e le auto usa e molla, che hanno già di per sé rivoluzionato il trasporto nelle grandi città.

Stavolta, sembra che a scamparla siano state le farmacie, ancora monopoliste nel vendere i farmaci di uso corrente (fascia C) e solo intaccate nella esclusività del camice – simbolo quasi castale – perchè si è tolto il limite di 4 farmacie in capo ad un solo soggetto, aprendo la strada alla finanziarizzazione del settore contro il tradizionale familismo del passaggio da padre in figlio.

Per il resto, appena appena rilevanti ci sembrano i colpetti diversamente dati a notai e assicuratori. Per questi ultimi si è messo (giustamente) il dito sulla piaga che sono troppe le dichiarazioni di incidenti fasulli, testimoni fasulli, danni alla carrozzeria fasulli. Ma la “scatola nera” resta facoltativa e l’affidamento preventivo a carrozzieri convenzionati fa già sollevare la rivolta di artigiani che temono un mercato di svendita.

I secondi, i notai, sono per ora colpiti forse più da un danno di immagine che sostanziale, perché pensare di dare agli avvocati la costituzione delle piccole società e le compravendite di immobili non residenziali minori forse è solo una vittoria di un’altra corporazione molto forte in Parlamento. Se poi si prevede che gli avvocati debbano assicurarsi contro gli errori, oltre che far sospettare un costo per i clienti, si da ragione ai notai quando ricordano che solo loro sono in grado di certificare con certezza e serietà. La categoria resta comunque difesa da barriere di accesso alte e ardue (che producono un numero molto basso di studi notarli), nonchè, diciamolo, dalle carenze dello Stato che delega funzioni che potrebbe fare una amministrazione efficiente, a cominciare dal catasto. Altri colpetti qua e là completano la legge: alle Poste (basta esclusiva sugli atti giudiziari), alle Banche (ritocchi minori), alle telecomunicazioni (smentita la non portabilità gratuita dei contratti, conquista bersaniana).

Vedremo cosa resterà di queste poche buone intenzioni. Ma la rivoluzione è rimandata, perché manca ancora la bandiera da impugnare con forza: nel dubbio, scegliere sempre a favore del consumatore, dei suoi costi, delle sue pene. Da un rottamatore di intermediari è lecito aspettarselo. Uno che non ha paura di Landini, mica arretrerà davanti ad un camice!.

Pubblicato in : Primo piano

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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