Ma ogni legge, nel paese che si vanta di essere la culla mondiale del diritto, ha sempre pronta la sua scappatoia.
Election Day, una sola giornata all’anno per andare a votare e per risparmiare i soldi dei cittadini troppo spesso chiamati alle urne in Italia. Una legge nata in tempi molto lontani dall’era della spending review e contro la quale, non più tardi due settimane fa, su queste colonne avevamo polemizzato aspramente in quanto a nostro avviso con lo specifico delle elezioni comunali non fa risparmiare un solo centesimo anche in caso di consultazioni anticipate in seguito al commissariamento del municipio. Ma ogni legge, nel paese che si vanta di essere la culla mondiale del diritto, ha sempre pronta la sua scappatoia. La classica eccezione arriva dall’hinterland milanese che otto giorni fa ha eletto a Sedriano il maresciallo della Finanza Angelo Cipriani, il primo sindaco grillino. I Pentastellati infatti hanno battuto per 39 voti il Partito Democratico nella competizione elettorale anticipata, in seguito allo scioglimento per infiltrazioni mafiose due anni fa del primo comune del circondario della capitale morale italiana guidato da una amministrazione di centrodestra rimasta coinvolta nell’inchiesta dei voti di scambio con l’andrangheta dell’ex assessore regionale Domenico Zambetti che portò alla caduta della giunta del presidentissimo ciellino Roberto Formigoni. Ma a noi poco importa dell’inchiesta (oggi in fase dibattimentale a processo) e della vittoria dei Pentastellati, ci interessa invece tornare sull’argomento della assurda rigidità imposta dalla legge 120 del 1999 che ha istituito l’Election Day e il solo turno annuale per le votazioni, amministrative, regionali e politiche, con l’esclusione delle europee e dei referendum popolari. Già due settimane fa abbiamo dimostrato che nel caso dei comuni che vanno al voto anticipato per scioglimento del consiglio comunale in seguito a crisi politica o, come nel caso di Sedriano, per intervento della procura antimafia i costi della sessione di voto sono a carico dell’ente che non ha portato a termine la legislatura. E’ bene infatti specificare che i costi amministrativi (ore straordinarie del personale e materiali di allestimento seggi) per i turni di voto a scadenza naturale quinquennali sono finanziati dallo Stato all’interno dei capitoli di spesa della legge di Stabilità, mentre nel secondo caso sono a carico della comunità che si è ritrovata senza sindaco facendo giustamente proprio il detto popolare : “chi rompe paga e i cocci sono suoi”. Con questo sistema il legislatore per risparmiare aveva cancellato la sessione autunnale di voto di metà novembre, imponendo così ai comuni rimasti senza primo cittadino per esempio a febbraio 2015 un commissariamento sino al maggio 2016 per un totale di 15 mesi. In passato la gestione commissariale (limitata all’ordinaria amministrazione) aveva un tempo massimo di sei mesi per consentire al più presto alle forze politiche di andare al voto e dare alla propria città un governo autorevole ed efficace per la risoluzione dei propri problemi (si pensi al caso di Roma capitale). Fatte tutte queste considerazioni ci si domanda: allora perchè 2 anni e mezzo fa in Lombardia si andò al voto due volte tra febbraio e maggio per eleggere il nuovo presidente della Regione e subito dopo per le tormentate politiche che portarono al governo Enrico Letta? E perchè ora dopo due anni di commissariamento si manda al voto Sedriano a Novembre, mentre in Calabria i comuni sciolti dall’antimafia restano a tempo indeterminato senza sindaco? Cosa serve una legge che non fa risparmiare nulla in tempi in cui il vero contenimento della spesa assume un valore determinante nella sopravvivenza di un comune?

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