La Lega dunque ha, dopo anni, imboccato la strada del partito antisistema che, opponendosi in maniera critica a Monti e alla passata alleanza col Pdl, tenta di ritagliarsi uno spazio autonomo.

L’epicentro delle tensioni interne alla Lega è Verona con Tosi che, sempre più emancipatosi all’interno del partito, vuole correre la volata per la rielezione con una lista civica, ipotesi che non sembra molto gradita al segretario federale Umberto Bossi. Dunque dopo le tensioni passate con i maroniani oggi si aggiungono anche quelle con i tosiani a confermare che negli ultimi tempi la Lega sta vivendo problemi di tenuta delle varie leadership che scarsamente si erano presentati in passato, problemi anche di riconoscimento del consenso soprattutto tra la base e i vertici federali del partito padano.
A ciò si aggiunge anche l’ormai conclamata nuova linea politica del movimento che vede sempre più lontano l’asse con il Pdl e che si configura sempre più come un partito anti sistema e fortemente critico verso il governo Monti e il Pdl che lo appoggia.
Infatti nonostante la volontà di Alfano di non rompere la storica alleanza con il partito padano, pare che dalle parti di via Bellerio i pensieri siano altri a riguardo di una corsa comune verso le amministrative.
Ma non solo Bossi si è espresso in maniera sfavorevole ad un ritorno in tandem con il Pdl, anche vari esponenti del partito lo sono e, su questo tema, sembrano avere convergenze comuni, a differenza di ciò che a volte accade in ambito interno e locale. Infatti anche Calderoli si è detto contrario all’alleanza con il Popolo della libertà e ha auspicato una corsa solitaria anche se ha ammesso che la strada è in salita.
La Lega dunque ha, dopo anni, imboccato la strada del partito antisistema che, opponendosi in maniera critica a Monti e alla passata alleanza col Pdl, tenta di ritagliarsi uno spazio autonomo e solitario all’interno del contesto politico italiano e settentrionale in particolare. E se a ciò si aggiungono le varie tensioni più o meno sopite all’interno del partito si fa presto a capire quanto sia difficile per i leghisti superare questa fase per imboccare una strada che per forza di cose prima o poi dovrà portare ad una rinnovata leadership all’interno del partito, dove i maroniani sembrano sempre più forti e numerosi.
L’appello di Angelino Alfano a trovare una quadra per evitare che il Nord cada in mano alle sinistre sembra essere stato respinto dal partito padano, ma il rischio di un isolamento poco proficuo per le sorti della Lega ci sono tutte. Infatti le alternative sono due. Se è vero che questa mossa potrebbe pagare molto da un punto di vista elettorale cavalcando principalmente l’onda anti Monti e anti romana è pur vero che i leghisti corrono il rischio così facendo di perdere anche visibilità politica ed importanti posti chiave nelle istituzioni, cosa che potrebbe far regredire il partito di via Bellerio in un alveo elettorale più limitato ma pur tipico di molte formazioni regionaliste e indipendentiste europee.

Gentile Angelo,
l tuo articolo finisce dove dovrebbe cominciare perché il rispetto dell’alveo delle formazioni regionali e indipendiste europee fu quello che rese grande il diritto della Repubblica Romana, mentre il suo attuale disprezzo è ciò che rende gli attuali Romani dei meri Ladroni.
Per un minimo approfondimento storico ti copio, alcune righe scritte nel 700 a Venezia, tra le mie carte della famiglia.
Seguito l’esempio di Padova e Verona e sollevandosi contro la romana Repubblica, elessero per loro Duce Verdumaro, loro conterraneo, dal quale furono ottimamente governati.