L’Ufficio Valutazione impatto del Senato della Repubblica Italiana ha pubblicato uno studio ( l’ennesimo, per la verità) che dovrebbe essere noto a ministri, parlamentari, politici, economisti, giornalisti. Si tratta della (ennesima) certificazione del fatto che la politica fiscale degli ultimi venti anni condotta al passo di “lambada” ( un passo avanti, due indietro, uno di lato) produce e moltiplica iniquità molto più che “spremute” del contribuente, peraltro mediamente poco fedele . Quando si ciancia di flat tax, condoni, riduzioni fiscali e zone franche a caso, dovrebbe subito venire in mente che nell’ottava economia mondiale meno di 300 mila contribuenti fra persone fisiche e giuridiche dichiarano più di 100 mila euro di reddito annuo e che 75 miliardi ( non milioni, miliardi ! ) di euro all’anno di spesa pubblica sono impiegati per garantire allo 0,35% dei contribuenti italiani un vantaggio fiscale medio di 10 000 euro ( diecimila, non dieci o cento), mentre ad altri venti milioni di contribuenti si distribuiscono polverizzati mediamente 287 euro all’anno, media che senza gli “80 euro di Renzi” precipiterebbe a poche decine di euro a contribuente.
L’inefficienza e l’iniquità di questo sistema, frutto dei proclami, delle promesse elettorali e dei compromessi dei decreti milleproroghe e centoelemosine, è chiara da anni. Così come è chiaro da anni che la selva di deroghe e casistiche, circa settecento fra nazionali e locali, è utilizzata in gran parte da poche migliaia di contribuenti ( alcune da numero quattro , meglio delle leggi ad personam di berlusconiana memoria… ) ma sono il terreno privilegiato dell’evasione e dell’elusione fiscale : le diverse aliquote Iva per prodotti e servizi provocano la più alta evasione dell’unico tributo “europeo”, nel senso di avere una definizione univoca per tutti i 28 paesi, di tutta la Ue ed è una delle ragioni principali dello scarso credito internazionale goduto dal nostro sistema fiscale.
E’ una minaccia costante per il bilancio pubblico, ma al contempo è una opportunità : un governo autenticamente riformista sposterebbe quaranta di questi miliardi di spesa corrente ( bene ricordarselo, spesa corrente, non è un dettaglio) interamente a finanziare una drastica riduzione del costo del lavoro e a un programma di manutenzioni straordinarie su infrastrutture gestite dagli enti locali.
L’effetto redistributivo sarebbe equo e molto più diffuso : se ne avvantaggerebbero tutti i datori di lavoro e non solo le aziende con migliori lobby all’opera, i lavoratori che avrebbero un incremento delle buste paga ferme ormai da più di dieci anni e le economie locali che riavrebbero il volano di una spesa pubblica ai colossi dei maxi appalti . La “scossa” all’economia che una operazione del genere garantirebbe è talmente evidente da non necessitare di spiegazioni ulteriori.
Se vogliamo presentare un’idea di società più giusta, credibile e che guarda alla speranza del futuro e non ai rancori del passato, bisogna passare da scelte come queste, che fanno i conti con gli errori del passato e del presente per evitarli in futuro. Quello che la sinistra ha smesso di fare da tempo, che la destra non ha mai fatto nel tempo e che i “nuovi” populisti non faranno mai in nessun tempo.
Franco D’Alfonso

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