• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La guerra in Medioriente è finita solo nella testa di Trump

Per Trump la guerra in Medio Oriente è pressoché finita. Quindi, considerando che la veridicità delle sue affermazioni è tendenzialmente pari a zero, e visto il suo carattere psicologicamente instabile, c’è piuttosto da temere che siamo solo agli inizi. Il rischio più grande, per noi fortunati che non ci troviamo direttamente sotto le bombe, è pensare che la guerra non ci riguardi e che comunque sia qualcosa di lontano, un videogioco a cui ci stiamo assuefacendo. Questo è un errore che porta a gravi conseguenze. La storia e la cronaca ci insegnano che la campana suona sempre per tutti: non solo perché ogni vita spezzata -donne, bambini, giovani- rappresenta un atto aberrante contro l’umanità intera, ma perché un conflitto è come un sasso gettato in uno stagno le cui onde d’urto finiscono per travolgere ogni confine; tanto più oggi nel mondo globalizzato e delle interconnessioni.

di Enrico Rossi | 10 Marzo 2026

Per Trump la guerra in Medio Oriente è pressoché finita. Quindi, considerando che la veridicità delle sue affermazioni è tendenzialmente pari a zero, e visto il suo carattere psicologicamente instabile, c’è piuttosto da temere che siamo solo agli inizi.

Il rischio più grande, per noi fortunati che non ci troviamo direttamente sotto le bombe, è pensare che la guerra non ci riguardi e che comunque sia qualcosa di lontano, un videogioco a cui ci stiamo assuefacendo. Questo è un errore che porta a gravi conseguenze. La storia e la cronaca ci insegnano che la campana suona sempre per tutti: non solo perché ogni vita spezzata -donne, bambini, giovani- rappresenta un atto aberrante contro l’umanità intera, ma perché un conflitto è come un sasso gettato in uno stagno le cui onde d’urto finiscono per travolgere ogni confine; tanto più oggi nel mondo globalizzato e delle interconnessioni.

Dallo spettro del conflitto nucleare alla catastrofe ecologica, fino all’impatto brutale sulle condizioni di vita delle masse popolari, la guerra entra nella nostra vita con il costo del carburante, l’aumento generale dei prezzi, delle bollette energetiche, del cibo che portiamo in tavola.

Proprio ieri il giornale online, il Post, metteva in evidenza in un interessante articolo il legame drammatico tra la geopolitica e l’agricoltura. Per l’agricoltura moderna che oggi nutre gran parte del mondo servono i fertilizzanti, senza cui le grandi colture di cereali non produrrebbero abbastanza per sfamare la popolazione. Ma per produrre i fertilizzanti azotati, oltre all’azoto, che si ricava dall’aria, serve anche l’idrogeno, che si ottiene attraverso enormi quantità di gas naturale. L’area del Golfo Persico è il cuore pulsante di questa produzione. Se lo Stretto di Hormuz diventa impraticabile a causa di una guerra, il “cibo per le piante” resta bloccato nei porti. E questo crea una reazione a catena: i prezzi dei fertilizzanti esplodono, gli agricoltori (dall’Europa all’India) devono affrontare costi insostenibili e, di conseguenza, il prezzo del pane, della pasta e del riso, della frutta e della verdura, e del mangime per gli animali aumenta vertiginosamente.

La guerra nel Medio Oriente si trasforma così in fame per la parte più povera dell’umanità e, nel mondo occidentale, in spese insostenibili per i ceti popolari.

Ci sono molti passi dei Vangeli che descrivono questa drammatica situazione che stiamo attraversando. Quando Gesù parla di “nazione contro nazione” e di “carestie in vari luoghi”, e di “angoscia delle nazioni” descrive come la guerra rompa l’equilibrio della vita. L’immagine più calzante è quella del “Cavallo Nero” dell’Apocalisse, che tiene in mano una bilancia mentre una voce grida: “Una misura di grano per un denaro”. Il “denaro” era la paga di un’intera giornata: la profezia descrive un mondo in cui il lavoro di una giornata di un uomo serve a malapena a comprare un po’ di pane. È la descrizione drammatica di un’economia di pura sussistenza, la fotografia dell’inflazione moderna causata dai conflitti.

Le guerre divorano risorse, inquinano terre che dovrebbero essere fertili e distolgono miliardi di euro dalla transizione verde in favore del militarismo. E le masse popolari pagano il prezzo più alto.

La guerra non è certo frutto di un disegno divino, ma lo sbocco inevitabile delle contraddizioni interne al modo di produzione capitalistico.

Quando il capitale non trova più spazio per espandersi pacificamente, ricorre alla forza per ridisegnare le mappe del potere e accaparrarsi le risorse vitali, come il petrolio, il gas naturale e i fertilizzanti, e la forza lavoro a basso prezzo pagata meramente per sopravvivere.

La guerra diventa quindi lo strumento per la ripartizione dei mercati, per il controllo delle materie prime strategiche e per subordinare i lavoratori e spingerli ad accettare ogni livello di sfruttamento.

Mentre l’industria militare, il grande capitale e la finanza si assicurano enormi profitti, la vita umana e la terra stessa sono ridotte a merci sacrificabili sull’altare dell’accumulazione.

Questa è la verità profonda e dolorosa dei tempi che stiamo vivendo, per descrivere i quali è necessaria la forza simbolica delle narrazioni dell’Apocalisse e del Nuovo testamento, insieme al pensiero critico; solo e unico strumento che consente di compiere un’analisi corretta delle cause del disastro e pensare a rimedi che cambino il modo di funzionare del sistema.

La guerra per le risorse nel Golfo non è una follia improvvisa, ma la conseguenza di un modo di produzione che deve mettere il profitto davanti alla sopravvivenza dell’uomo e dell’ambiente. Oggi un blocco navale in un oceano lontano spegne i riscaldamenti e svuota i piatti a migliaia di chilometri di distanza. Oggi più di sempre l’umanità è un insieme che convive sullo stesso pianeta. Se una parte viene uccisa e oltraggiata, se un ambiente viene violentato e distrutto, tutto l’organismo soffre.

La guerra “lontana” non esiste; esiste solo una ferita comune che colpisce il nostro benessere, la Terra su cui viviamo e l’anima di ognuno di noi.

Queste considerazioni non sono una fuga in avanti, né astrazioni lontane dalla realtà. Al contrario, sono l’unico modo per restare con i piedi piantati sulla terra.

Oggi più che mai, è evidente che senza un pensiero critico che abbia il coraggio di andare alla radice dei problemi, la politica è destinata alla sconfitta. Riprendere in mano la forza di una narrazione potente, per liberarci dall’assuefazione dei videogiochi sulla guerra, e partire da un’analisi realistica della realtà, per progettare il cambiamento di cui abbiamo bisogno, è l’unico modo per ridare dignità all’azione umana e sperare di costruire un’alternativa reale al militarismo e alla logica del profitto, cambiando la rotta della nave prima che il naufragio diventi collettivo.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti