
“La guerra di Troia non si farà”. Novanta anni fa l’opera teatrale di Girardoux, specchio dei conflitti di tutte le epoche
Nel 1935 lo scrittore francese e diplomatico di carriera Jesan Giraudoux pubblicò il dramma in due atti La guerra di Troia non si farà(La guerre de Troie n’aura pas lieu) che il 21 novembre dello stesso anno fu portato in scena dal regista e attore Louis Jouvet al Théâtre de l’Athénée di Parigi ottenendo un clamoroso successo e circa 195 repliche consecutive.
Era ancora recente il ricordo degli orrori della Grande guerra che anche Giraudoux combatté (e fu ferito nella spedizione dei Dardanelli).Ma soprattutto, il riarmo della Germania, unito alle pretese di Hitler, faceva già temere un nuovo conflitto mondiale.
Pertanto, questa variante dei poemi omerici apparve subito un grido contro la guerra e un appello a una pace giusta. Un appello che viene riproposto da novant’anni.
Quando Elena e Paride giungono a Troia tutti capiscono che si andrà incontro a una guerra. Ma poi tra i due non c’è più amore, anzi sembrano detestarsi (qualcosa si può capire anche leggendo tra le righe del terzo canto dell’Iliade). Allora prende quota la possibilità di trattare la pace rimandando Elena a Sparta.
“Fin dall’inizio siamo colpiti dalla natura tragica e irrisoria della situazione” ha osservato Delphine Lauritzen.[1] In effetti, all’inizio del dramma Andromaca esclama: La guerra di Troia non si farà. Frase ripetuta da Ettore poco prima della fine. Non è un interrogativo, né un auspicio. E’ un’asserzione che perché è stata ripetuta molte volte nel corso della storia. Pensiamo a quanti nel 1914 pensarono, fino all’ultimo, che il conflitto si potesse evitare. E così nel 1938, dopo la Conferenza di Monaco (che anziché placare gli appetiti di Hitler, li accrebbe).
A Troia, a capo del partito della pace c’è Ettore, il valoroso guerriero che non crede più nella “nobiltà” della guerra. Non è più attratto dal galoppo dei cavalli, dal rumore degli opliti e afferma: “La morte che stavo per infliggere era un piccolo suicidio”. [2].
Ettore, dunque, sembra anticipare quanto scriverà Steinbeckne La luna è tramontata: “ La guerra è tradimento e odio, pasticci di generali incompetenti, tortura, assassinio, disgusto, stanchezza, finché poi è finita e nulla è mutato, se non che c’è una nuova stanchezza, un nuovo odio”.
Ettore intavola proficue trattative con Ulisse, che appare intransigente ma in realtà è disponibile a un’intesa. Con la sua nota astuzia suggerisce che bisognerà dire a Menelao che la moglie non ha fatto sesso con Paride e prevede che lui sarà lieto di crederci . Ma intanto, gli anziani di Troia sono fieri di Elena. Ogni giorno la guardano compiaciuti allacciarsi i sandali mentre cammina sulle mura della città(e notano che se li allaccia con studiata lentezza).
A loro poco importa dell’ira degli Achei, di Ettore e, in fondo, anche di Elena. Sono orgogliosi che Troia possegga la donna più bella del mondo. Ho usato volutamente questo verbo perché Elena è vista come un oggetto prezioso da possedere.
Tra l’altro, nei dialoghi con Ettore, Cassandra, Andromaca che la spingono a partire, Elena appare svampita, si mostra quasi indifferente al suo destino. Ma poi inserisce alcune battute che denotano astuzia e una certa malizia quando afferma di vedere solo le persone “a colori” e che Menelao è privo di colori.
Priamo dice a Ettore: “guarda questa folla, e comprenderai che cosa è Elena”. Quindi spiega che lei è una specie di assoluzione. Perché è per tutti una rivendicazione segreta, la bellezza. “Elena è per loro redenzione, la loro rivincita, il loro avvenire”[3].
Ma,secondo Girardoux, ha visto più giusto Cassandra. La vera causa del conflitto è il prestigio che significa supremazia nel bacino del Mediterraneo. E lo sanno bene i demagoghi come Demokos[4] . Allora, pretestuosamente, si afferma che Elena è la gloria di Troia, un vessillo. Perciò, mentre Andromaca ritiene che l’inviato dei Greci sarà ricevuto con ogni cortesia ed Elena sarà restituita. Cassandra prevede che lo riceveranno sgarbatamente, non gli renderanno Elena e scoppierà la guerra.
Come finirà questo capolavoro che in Francia è nei programmi scolastici oltre che nei teatri e anche in Italia viene continuamente rappresentato? Meglio non svelare al lettore l’epilogo.
Anche se tutti sappiamo che la guerra di Troia scoppiòed è questo l’amaro presentimento che percorre tutta la vicenda, quantunque l’autore mostri soprattutto gli sforzi per evitarla.
E quando tutto è pronto perché Elena s’imbarchi con i Greci e la crisi sembra risolta, lo spettatore sente che non sarà la pace a vincere perché la bilancia pende irrimediabilmente verso la guerra “sous le poids de la fatalité”.
Il pensiero va all’estate del 1914 quando la crisi internazionale che fece seguito all’attentato di Sarajevo, parve sgonfiarsi. Lo zar esultò, Guglielmo II aprì lo champagne. Invece, ci fu una nuova accelerazione e il rischio di essere colti di sorpresa (la dottrina militare si basava ovunque sulla guerra-lampo..) spinse gli eserciti a mobilitare e gli ultimatum contrapposti portarono alla guerra : la guerra che “non doveva scoppiare” perché il vero motore fu una serie di bluff con la convinzione che all’ultimo momento sarebbe stato possibile fermarsi.
Tornando a Girardoux la personificazione della Pace – la divinità che appare ad Elena- è graziosa ma è pallida, quasi diafana (tanto che deve usare un trucco pesante per essere vista)[5]. La Pace è “ l’amica di tutti, colei che tutti agognano ma poco o nulla fanno per tener con sé”.
Eccolo, allora il poeta guerriero,Demokos, che convoca un consiglio di guerra, non quello dei generali, ma quello degli intellettuali, perché ritiene che non basti fornire armi ai soldati. È essenziale elevare al massimo il loro entusiasmo.
Questo ci fa pensare alle radiose giornate guidate dal Poeta-Vate d’Annunzio, che nel 1915 contribuirono a precipitare l’Italia in guerra mentre il popolo e la maggioranze dei deputati volevano mantenere la pace.
E c’è un ulteriore topos: Andromaca, per avvalorare la sua convinzione che La guerre de Troie n’aura pas lieu spiega a Cassandra che Ettore, tornato da una campagna militare le ha assicurato che quella è stata l’ultima guerra. Cassandra risponde.“Era l’ultima. Aspetto la prossima”
Tutto ciò poteva trasferirsi nel momento storico che la France viveva nella sua epoca. In particolare -poiché conosciamo l’epilogo del confronto fra Greci e Troiani – esso denota lo scoraggiamento di Girardoux, per la consapevolezza che quello che ha fatto per riavvicinare Francia e Germania “si perde negli ingranaggi della storia che è sul punto di ripetersi”[6] e con il triste presentimento che la pace è solo “un intervallo fra le due guerre”.
Egli vede che ancora una volta l’ Europa era minacciata e – ha rilevato Catalán Piris – “nessuno sa meglio di Giraudoux, per la sua esperienza di combattente, di umanista e di diplomatico, con che peso di orrori e assurdità ciò che è latente schiaccerà gli uomini (quel poids d’horreurs et d’absurdités la chose qui est latente, écrasera les hommes) “ [7].
La prima italiana di La guerra di Troia non si farà avvenne il 22 novembre 1944 al Teatro Eliseo di Roma (regia di Guido Salvini). Nel 1968 andò in onda sul secondo programma Rai un film- tv diretto da Andrea Camilleri (fu la sua prima regia televisiva).
Gabriele Parenti
[1] D.Lauritzen, L’Iliade ce brûlot. L’actualité paradigmatique de” La guerre de Troie n’aura pas lieu” de Jean Girardoux, in https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=5577.
[2] J. Giraudoux La guerre de Troie n’aura pas lieu,Paris Grasset, 1935. Mi sono, però riferito all’edizione BeQ La Bibliothèque électronique du Québec
[3] Ivi, cit, p,57.
[4] in italiano spesso tradotto con Demodoco ma non sappiamo se sia il Demodoco aedo nella reggia dei Feaci.
[5] Giraudoux La guerre de Troie n’aura pas lieu, cit, pp. 105-7
[6] Catalán Piris, A l’attente de la deuxieme guerre mondiale, cit., p.90.
[7] Ivi, p. 89.

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