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La guerra della Russia

Si potrebbe pensare che le sanzioni dell’Occidente hanno spinto la Russia alla guerra in Ucraina. In realtà, sin dalla fine della seconda guerra mondiale, la Russia ha avuto un ruolo attivo in tante guerre sparse nel mondo. Non possiamo dimenticare la presenza della Russia nella guerra fratricida della Libia, nel Medio Oriente, in Afghanistan e in alcuni Paesi dell’Africa.

di Salvatore Rondello | 15 Ottobre 2026

Si potrebbe pensare che le sanzioni dell’Occidente hanno spinto la Russia alla guerra in Ucraina. In realtà, sin dalla fine della seconda guerra mondiale, la Russia ha avuto un ruolo attivo in tante guerre sparse nel mondo. Non possiamo dimenticare la presenza della Russia nella guerra fratricida della Libia, nel Medio Oriente, in Afghanistan e in alcuni Paesi dell’Africa.

Adesso, entro la fine del mese, il parlamento russo voterà un bilancio che destina una quota record, il 44% della spesa federale, a difesa e sicurezza. È il doppio di quanto previsto per i programmi sociali, mentre il Cremlino si prepara al quinto anno di guerra totale in Ucraina, definita inizialmente operazione militare speciale che avrebbe dovuto avere una breve durata.

La Duma di Stato, la camera bassa del parlamento, inizierà l’esame del progetto di bilancio 2027-2029 il 22 ottobre.
Alle elezioni parlamentari di settembre scorso il partito Russia Unita del presidente Vladimir Putin ha ottenuto una maggioranza assoluta, riducendo al minimo la possibilità di modifiche sostanziali prima dell’approvazione del testo.

Quest’anno la spesa militare ha raggiunto i 17mila miliardi di rubli (181 miliardi di euro), contro i 12.100 (129 miliardi di euro) inizialmente previsti, a conferma del costo sempre più elevato dell’invasione su larga scala lanciata contro l’Ucraina nel febbraio 2022. La quota del 44% per difesa e sicurezza nel bilancio 2027 è la più alta mai registrata.
Nel progetto del Ministero delle Finanze, la voce “adempiere agli obblighi sociali verso i cittadini” è indicata come priorità assoluta. I numeri raccontano però un’altra realtà.

Nel 2027 la spesa per le politiche sociali scenderà del 7%, da 7,1 mila miliardi di rubli (76 miliardi di euro) a 6,65 mila miliardi (71 miliardi), includendo pensioni, indennità ai veterani, sussidi di maternità e altre forme di sostegno.

Il governo ha promesso di indicizzare questi pagamenti all’inflazione che in Russia ha superato l’8% circa negli ultimi due anni. Gli economisti indipendenti stimano un valore reale dell’inflazione ancora più alto di quello comunicato ufficialmente.
Il Cremlino ha annunciato un “bilancio per i bambini” da 10 mila miliardi di rubli (107 miliardi di euro) per i prossimi tre anni, destinato a coprire indennità di maternità, assegni per i figli e programmi abitativi. Il rapporto tra questi fondi e la spesa per la difesa è di uno a cinque.

I pagamenti federali ai militari e alle loro famiglie rientrano nella voce “difesa nazionale”, la cui spesa aumenterà di circa un quarto il prossimo anno.
Il bilancio federale non è l’unico a registrare tagli alla spesa sociale. Le regioni russe finanziano in parte i pagamenti legati alla guerra e molte sono già in deficit, costringendo le autorità locali a tagliare i capitoli di bilancio civile.
A fine settembre la regione di Arkhangelsk ha dirottato oltre 63 milioni di rubli, inizialmente destinati al sostegno sociale, verso pagamenti una tantum legati alla guerra e indennizzi per i caduti. Due terzi provenivano dalle indennità per i genitori affidatari, il resto dagli aiuti alle famiglie numerose.

Pochi giorni prima, la regione di Tula aveva tagliato 54 milioni di rubli destinati ai minori in affidamento, alle famiglie a basso reddito, a quelle con figli disabili, alle ristrutturazioni abitative per gli orfani e al sostegno ai veterani del lavoro, trasferendo la somma alle retribuzioni dei militari e alle indennità per i caduti.
A San Pietroburgo le autorità hanno preparato un disegno di legge che riduce la spesa per l’istruzione, la manutenzione dei trasporti e i progetti sanitari, incrementando al tempo stesso i pagamenti ai militari.
I pagamenti regionali una tantum per i decessi, conosciuti informalmente come ‘spese di bara’, sono stati ridotti in tutta la Russia dall’autunno scorso.
Si tratta di integrazioni all’indennità federale una tantum versata alle famiglie dei militari caduti. Nel 2022-2023 molte regioni le avevano aumentate sensibilmente, in competizione tra loro per attirare nuove reclute.
Nella regione di Ulyanovsk l’importo era di 1 milione di rubli (10.700 euro). A febbraio è stato dimezzato, poi ridotto ancora fino a 50.000 rubli (533 euro).
In Bashkortostan il pagamento iniziale di 2 milioni di rubli (21.300 euro) è sceso a non più di 100.000 (1.100 euro).
Le regioni di Kirov e Omsk hanno dimezzato gli importi, da 1 milione a 500.000 rubli (5.300 euro). A Kemerovo il pagamento è passato da 3 milioni a 1 milione. A Saratov le famiglie che fino a fine settembre ricevevano 1 milione di rubli ora ottengono un decimo di quella somma.
Gli importi hanno attirato anche frodi. Nel Territorio del Primor’e un maresciallo sarebbe stato accusato di organizzare matrimoni tra soldati a contratto in partenza per il fronte e donne del posto, con l’indennità poi spartita tra i partecipanti in caso di morte degli uomini.
A Khabarovsk le autorità hanno arrestato sei persone a febbraio, sospettate di avere organizzato frodi simili, usando procure notarili per accedere ai conti bancari dei soldati. I danni contestati arrivano a 2,4 milioni di rubli (25.600 euro).
Alcune famiglie non ricevono alcun sostegno. I militari classificati dall’esercito come dispersi o disertori, e non come caduti accertati, non hanno diritto al pagamento una tantum. I parenti di chi è stato ucciso affermano che questa classificazione viene usata per negare le indennità.

La spesa sanitaria scenderà a 7 mila miliardi di rubli (75 miliardi di euro) il prossimo anno, una riduzione del 6,8% secondo i calcoli di media russi indipendenti. Il Ministero delle Finanze contesta però questa cifra.
Nel triennio la sanità riceverà 28,6 mila miliardi di rubli (305 miliardi di euro), contro i 50 mila miliardi (533 miliardi di euro) destinati alle forze armate.
I fondi per i servizi di ambulanze sono stati ridotti di oltre un quarto. Il programma per costruire e ristrutturare ambulatori nelle regioni è stato dimezzato.
Il programma nazionale contro il cancro riceverà 3,9 miliardi di rubli nel 2027, a fronte dei 44,9 miliardi stanziati quest’anno.

Un vero e proprio disastro sociale che subiranno i russi da un governo despota e guerrafondaio che incide negativamente nei rapporti geopolitici e sul benessere dell’umanità.

Salvatore Rondello

La guerra della Russia
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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