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La guerra al Papa che può costare cara a Trump

Donald Trump attacca nuovamente il Papa e lo fa a poche ore dall’arrivo del Segretario di Stato Marco Rubio a Roma. “Se dipendesse dal Papa, l’Iran avrebbe l’arma nucleare e a lui starebbe bene”. Per questa ragione, “penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone” ha detto Trump nel corso di un’intervista all’emittente Salem News Channel. L’accusa non è nuova: già in passato il presidente americano aveva ripetuto che il Pontefice sarebbe stato “favorevole” se la Repubblica Islamica si fosse dotata dell’atomica.

di Alessia De Luca | 7 Maggio 2026

Donald Trump attacca nuovamente il Papa e lo fa a poche ore dall’arrivo del Segretario di Stato Marco Rubio a Roma. “Se dipendesse dal Papa, l’Iran avrebbe l’arma nucleare e a lui starebbe bene”. Per questa ragione, “penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone” ha detto Trump nel corso di un’intervista all’emittente Salem News Channel. L’accusa non è nuova: già in passato il presidente americano aveva ripetuto che il Pontefice sarebbe stato “favorevole” se la Repubblica Islamica si fosse dotata dell’atomica. Le sue parole, tuttavia, stupiscono soprattutto per la tempistica con cui sono state pronunciate. A poche ore da una visita che avrebbe dovuto ‘ricucire’ i rapporti tra Washington e la Santa Sede dopo gli attriti seguiti ai precedenti attacchi da parte di Trump nei confronti di Leone XIV e la vicenda delle immagini create con l’intelligenza artificiale nelle quali il presidente Usa era raffigurato nei panni di Gesù. Sorpresa a parte però, la risposta all’ennesima bordata dalla Casa Bianca non si è fatta attendere. “Se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio”, ha detto il Pontefice all’uscita di Castel Gandolfo. E sottolineando che “la missione della Chiesa è predicare il Vangelo e predicare la pace” ha concluso: “Spero semplicemente essere ascoltato per il valore della parola di Dio”.

Per Rubio un equilibrio difficile?

Rubio, devoto cattolico che domattina sarà ricevuto in udienza dal Pontefice, minimizza. “È un viaggio che avevamo programmato da tempo, e ovviamente sono successe alcune cose, ci sono molti argomenti di cui discutere con il Vaticano – ha detto il Segretario di Stato – il Papa è appena tornato da un viaggio in Africa, dove la Chiesa sta crescendo in modo molto vivace, e condividiamo le preoccupazioni sulla libertà religiosa, la libertà religiosa in diverse parti del mondo; ci piacerebbe parlarne con loro”. Quello di domani sarà il secondo incontro tra il capo della diplomazia americana e il primo Papa statunitense. Lo scorso 18 maggio, insieme al vicepresidente JD Vance, Rubio aveva partecipato alla messa di inizio pontificato e, il giorno successivo, i due avevano avuto un incontro di 45 minuti con Robert Prevost. Da allora molto è cambiato: l’aggressività di Trump si è fatta sempre più evidente e con essa si sono moltiplicate le crisi internazionali. Lo scontro con un Papa che, fin dalle prime battute, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni in San Pietro, ha invocato per il mondo “una pace disarmata e disarmante” non era che questione di tempo.

Trump e i cattolici: qualcosa è cambiato?

Smentite a parte, il viaggio del segretario di Stato nella capitale della cristianità ha molto a che fare con lo scontro Trump-Vaticano. Con l’approssimarsi del voto di metà mandato, infatti si fa pressante tra i repubblicani l’urgenza di riconquistare la base cattolica, perplessa dalle attuali tensioni. Rubio probabile candidato repubblicano per le presidenziali 2028 è chiamato a ricomporre la frattura. Una crepa che sta assumendo i contorni di un vero e proprio scisma con una parte dell’elettorato cattolico e soprattutto ispanico, rivelatosi decisivo per la vittoria di Trump nel 2024. Il peso politico del fenomeno – alimentato dalle deportazioni dell’Ice e dalle dichiarazioni scomposte di Trump sull’Iran – è rilevante, perché da sempre quello cattolico è uno “swing vote” decisivo, e le elezioni di novembre 2026 si giocheranno per lo più in Stati dove i cattolici rappresentano almeno un quarto dell’elettorato e dove la componente latina è determinante. In California e Texas, i cattolici latinos eguagliano o superano quelli bianchi, in Arizona e Nevada le due componenti si equivalgono. Secondo analisti e osservatori la delusione di queste fasce di elettori non riguarda casi isolati, ma rispecchia un trend, una riduzione significativa del sostegno cattolico rispetto ai livelli del 2024, che potrebbe compromettere le possibilità dei repubblicani nei distretti più competitivi. 

Guai in vista per mid-term?

Ma perché nonostante i suoi attacchi al Vaticano lo penalizzino e penalizzino i repubblicani, Trump continua a farli? Qualche settimana fa, mettendo a confronto l’indice di gradimento del presidente con quello del Pontefice, qualcuno aveva avanzato l’ipotesi che a muoverlo fosse l’invidia, considerati i tassi di popolarità più elevati di Leone rispetto ai suoi. Di certo c’è che, anche se in passato presidenti americani e papi si sono scontrati numerose volte, il livello del confronto di oggi non ha precedenti. Intanto perché Trump ha scelto di attaccare direttamente Leone XIV trattandolo come farebbe con qualunque altro leader politico che osasse criticarlo. E poi perché il Pontefice, anziché tirarsi indietro, ha deciso di rispondergli a tono. Una risposta che rivela la logica profonda del suo pontificato e, insieme, la posta in gioco: “Ribadendo che il messaggio del Vangelo non può essere strumentalizzato per giustificare guerre e violenze, il Papa non fa politica – osserva un recente articolo di The Conversation – definisce i limiti entro cui questa può operare, rivendicando il diritto e il dovere di giudicarne le scelte. Non è una novità nella storia della Chiesa, ma raramente questo assunto era stato formulato in maniera tanto esplicita e dirompente sul piano elettorale: quando un milione di cattolici ispanici in Arizona o in Nevada si chiederanno da che parte stia la propria coscienza, la risposta potrebbe farsi sentire ben oltre il sagrato delle parrocchie.

Il commento

Di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po

“Vi è molto di spontaneo e istintivo in questa polemica di Donald Trump con Papa Leone. Che riflette l’acclarata inciviltà istituzionale del Presidente statunitense e la sua frequente incapacità di usare toni e forme appropriate nelle comunicazioni politiche e diplomatiche. Ma che mostra anche la persistenza di stereotipi anticattolici e, ancor più, antipapisti dalle matrici antiche e dalle radici profonde nella storia degli Stati Uniti. In particolare in quel mondo protestante evangelico che, da tempo in crisi di fedeli, continua a costituire uno dei pilastri fondamentali del mondo MAGA e della coalizione elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca.”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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